La Lazio corre da Champions
Dietro alle esibizioni incoraggianti contro Stoccarda e West Ham anche una preparazione che sta dando risultati superiori alle attese
KAPFENBERG (Austria) – Visto come li hanno fatti diventare? Due settimane fa esatte, a quest’ora, erano molli e appesantiti, venivano da qualche stravizio vacanziero, iniziavano il ritiro precampionato e se facevano una corsetta gli veniva il fiatone. Due settimane dopo sono dei robot ipertrofici. Hanno gambe, corsa, ritmo, fiato, muscoli tonici, velocità e resistenza alla fatica. La Lazio ha subìto la metamorfosi e sta scalpitando per arrivare pronta al preliminare di Champions League. Le cose vanno a gonfie vele, la tabella di marcia è rispettata precisamente e il lavoro duro sta pagando. I test delle amichevoli confermano tutto, la squadra è sulla strada giusta. Merito di Rossi, dei suoi prodi (lo staff tecnico) e dei segreti della preparazione da loro griffata. Segreti che son pronti per essere svelati…
LE DIFFERENZE – Com’è che la Lazio va già come un treno? Primo segreto: ha vissuto venti giorni di vacanza in meno e, ogni calciatore, ha trenta chilometri ( sempre in meno) da dover percorrere nei boschi.
E’ più libero e ha meno acido lattico in circolo. Ecco spiegato un primo motivo. Hanno accorciato le vacanze alla Lazio a causa degli impegni anticipati e le hanno pure diminuito le distanze da dover divorare nella steppa austriaca un giorno sì e l’altro pure.
Quello attuale è il terzo ritiro precampionato che i biancocelesti vivono agli ordini di mastro Delio, non è la stessa storia. Per non appesantire le gambe e per arrivare prima al « top » , il tecnico ha dato un taglio netto agli sforzi da far compiere ai suoi uomini. Ecco un altro perché, la Lazio, al dodicesimo giorno effettivo di lavoro, può già vantare smalto fisico e una capacità polmonare che fa invidia ai più. E’ frutto del nuovo programma di fatiche pensato per arrivare in perfetta forma all’appuntamento con il preliminare di agosto. Il volume di corsa, complessivamente, è stato ridotto del 25%, sembra poco, ma a questi ritmi indiavolati, non lo è di certo.
I RISULTATI – La Lazio è riuscita a tramutare sul campo il lavoro atletico svolto in queste prime due settimane di ritiro e ha bruciato le tappe. Ha vinto vinto tre partite su quattro e dalla prima disputata contro il Thal, all’ultima giocata sabato scorso contro il West Ham, ha evidenziato una crescita costante nel tempo e che, alla vigilia dell’ultima settimana di lavoro austriaco, è destinata a migliorare progressivamente.
Delio Rossi non lo dirà mai, ha affermato che la sua banda è in piena tabella di marcia ma sa pure lui che è cresciuta più di quanto lui stesso s’aspettasse. Si sa com’è, non vuole che nessuno abbassi la guardia e si senta già arrivato. Poi s’è studiato pure un escamotage: la mattina fa sgobbare la truppa nei boschi, le fa correre i 1.500 metri e 1.000 metri a perdifiato. Al pomeriggio la mette all’opera sul lavoro tecnico-tattico e fa usare il pallone pure durante il riscaldamento. Così che i biancocelesti sanno che devono lavorare in maniera specifica e, mentalmente, vanno al campo più invogliati. Gli altri segreti del successo? La tattica, l’innesto dei nuovi, il gruppo e la maestria di Rossi hanno fatto il resto. Vediamo come.
La tattica: confermato il rombo e il solito pressing asfissiante
Gambe, corsa e gioco, un bel gioco. Questa è la Lazio, una squadra che non corre a vuoto ma ragiona il suo solito buon calcio. Delio Rossi l’ha plasmata anche quest’anno sul 4-3-12 varato nel novembre scorso sulle ceneri del 4-4-2. Pure il tecnico stesso ha provato sincera soddisfazione nei giorni scorsi: « Sono contento che i ragazzi non abbiano dimenticato il lavoro tattico svolto l’anno scorso, è un buon segnale anche questo ». No che non l’hanno dimenticato, hanno ricominciato da dove avevano interrotto. La Lazio di oggi, come quella di ieri, gioca a memoria. Aveva sincronismi perfetti e li ha mantenuti. Aveva un’impronta tattica (quella del rombo) e non l’ha persa. L’aver raggiunto già uno stato di forma eccellente per il periodo attuale ha permesso alla squadra di esprimersi con equilibrio, senso pratico ed eleganza. Questo perché gli interpreti sono tagliati su misura per attuare il 4-3-1-2, questo perché nella stagione passata la Lazio era riuscita ad amalgamarsi e mai a snaturarsi. I collegamenti tra i reparti funzionano, i meccanismi pure. E il pressing è il solito marchio di fabbrica.
I nuovi: inserimento riuscito di Kolarov, Del Nero e Scaloni
Si sono inseriti alla perfezione i nuovi Scaloni, Kolarov e Del Nero. Nella lista manca Meghni per cause di forza maggiore (è bloccato dalla pubalgia) ma nonostante l’infortunio il gruppo l’ha accolto con entusiasmo e stima. Un altro segreto del successo della Lazio 2007/08 è il trapianto riuscito dei nuovi. In queste prime due settimane di lavoro (e nelle 4 amichevole sin qui disputate) ciò che ha colpito profondamente è stata la capacità d’inserimento che tutti gli uomini nuovi della Lazio hanno potuto vantare. Lionel Scaloni si è piazzato sulla fascia destra e non ha palesato il minimo imbarazzo, si è integrato perfettamente con la cerniera Cribari-Stendardo-Zauri e ha mandato a memoria le direttive di Rossi. Stesso discorso riguarda il giovane serbo Kolarov: il più delle volte è partito dalla panchina ma quando il tecnico l’ha chiamato in causa s’è fatto trovare prontissimo e si è imposto per carattere, determinazione e non ci hanno messo molto a spiegargli ciò che deve garantire. Del Nero prima è stato provato da seconda punta, adesso da trequartista. Si è immolato senza lamentarsi. E’ lo spirito giusto.
l gruppo: acquisti mirati per mantenere la compattezza
Uno per tutti, tutti per uno, perché è l’unione che fa la vera forza. Il motto è di nobile casata calcistica e appartiene alla Lazio. Il gruppo Lazio è un gruppo affiatato. E’ stato Ledesma, poco tempo fa, a chiarire il concetto: « C’è tanto entusiasmo nella Lazio e nessun nervosismo…
». E’ vero, l’entusiasmo è visibile durante gli allenamenti, c’è sintonia di idee, c’è feeling tra i calciatori, c’è rispetto reciproco e stima, ci sono gli sfottò quando è giusto che ci siano, c’è la voglia di correre tutti insieme appassionatamente per la stessa strada. C’è concorrenza ma è una sana e leale concorrenza. Se non avesse avuto un gruppo granitico la Lazio l’anno scorso, probabilmente, non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto. E quest’anno, fortuna sua, se l’è ritrovato al completo. E’ per questo che Rossi e la società hanno voluto confermare gran parte dell’organico. Sin dal primo giorno di ritiro i biancocelesti si sono riconosciuti a pelle. Così come accade anche in campo, lì dove basta uno sguardo per capire dov’è che il pallone deve atterrare.
Il tecnico: la sua impronta dopo tre anni è inconfondibile
Terza éra Rossi, è pronta a nascere una Lazio esperta, matura, collaudata e già sperimentata sempre tesa al miglioramento. Il tecnico s’è già espresso, vuole una squadra
« volitiva » . Quella del primo anno l’ha considerata « bella », quella dell’anno scorso
«tosta », ora la vuole piena di forza, di volontà e grinta. Per dirla alla Delio: « Voglio una squadra di cani, che se la giochi con chiunque ». E’ questo lo spirito che la Lazio sta già dimostrando. S’è proposta contro i dilettanti del Thal e ha giocato come fosse in Champions. Ha schienato il Kapfenberg (squadra di serie B) rispondendo colpo su colpo alle botte. Poi ha dato filo da torcere allo Stoccarda (campione di Bundesliga) e ha messo al tappeto il West Ham. Delio Rossi è il giovane saggio che sa stare al mondo del pallone. Sa insegnare calcio come pochi e sa far valere il carisma della sua carriera traversata sempre con piglio garibaldino. La terza Lazio è sempre più su figlia, sorella delle altre e per quanto ancora «piccola», può diventare ancora più grande.
Fonte Corriere deloo Sport
