La conferenza stampa di Delio Rossi
"Oggi e’ il momento di Fare i consuntivi. Quest’anno non abbiamo fatto una stagione all’ Altezza e chiediamo scusa ai tifosi. Ma piu’ che per i risultati la scusa e’ per l’atteggiamento. La Gente si esalta o per un’entrata in scivolata o er una grande giocata: quest’anno non gli abbiamo dato nessuna delle due cose. Ho ereditato una squadra che si era salvata all’ultima giornata per portarla poi in champions League, attraverso un lavoro fatto con giovani calciatori. Sapvo che questa sarebbe stata un’annata difficile anche per l’inesperienza nell’affrontare palcoscenici internazionali. Il fatto di aver raggiunto risultati importanti ci ha fatto rilassare, pensando di essere arrivati. E’ stato giusto far giocare la Champions a chi se l’era giocata. C’e’ da dire che siamo stati anche sfortunati, vedi la partita con l’Olimpiakos. Nel girone di Andata abbiamo fatto 19 punti, una media da retrocessione. Per fortuna siamo intervenuti sul mercato che ha portato gente nuova e competizione all’interno dello spogliatoio. Nel girone di ritorno poi abbiamo fatto 26 punti, una media da coppa Uefa ovvero il valore di questa squadra. Dunque quest’anno abbiamo fatto degli errori ma anche delle cose positive, come quelle di aver dato l’oppotunita’ ai giovani di partecipare alla Champions. Gia’ so che e’ partita la Caccia ai buoni e ai Cattivi . Abbiamo sbagiato tutti e quindi dobbiamo metterci una pietra sopra".
"Un altro tasto da toccare e’ quello della sentenza sul caso Ledesma. Volevo impugnare la sentenza delle tre giornate di squalifica perche’ ingiusta. Oggi pero’ ho capito che non cambierebbe niente: chi mi vuole continuera’ a volermi bene, chi non mi vuole bene continuera’ a fare lo stesso. anche in questo caso metto la parola fine".
Il presidente Lotito dopo Lazio-Napoli ha parlato di spogliatoio spaccato. Come si riparte?
"Quando hai una rosa cosi’ ampia e non vengono i risultati e’ normale qualche dissapore. Mudingayi? Ho la scheda qui con me. Con il Genk e con il Torino ha giocato pochissimo. Quest’anno con la Lazio 21 partite da titolare e 6 subentrato. La Champions l’ha giocata tutta e se sta con la Nazionale deve dire grazie alla Lazio. Certe volte si dimentica da dove si e’ partiti. Non lo trovo corretto questo atteggiamento: se non accetti la competizioni, pensi a te stesso e non al gruppo. Dobbiamo ritornare agli interessi della squadra, ai giocatori che vengono alla Lazio pensando ad un punto di arrivo, non di partenza. Poi nessun spogliatoio e’ tranquillo se non vengono i risultati. Non usiamo le parole del presidente, "spogliatoio spaccato", ragioniamo in altri termini: alla fine sono cose che succedono"
Il mercato
"Come rosa eravamo a posto ma non era omogenea. Non mi sembrava giusto stravolgere completamente la squadra. Per mille motivi non e’ stato possibile migliorarla".
Infortuni
"La preparazione e’ stata giusta. E’ successo qualcos’altro, individuabile nei tanti impegni durante la settimana. C’e’ anche la sfortuna, vedi il menisco di Siviglia e i punti a Cribari. La necessita’ di recuperare in fretta gli infortunati. E infine l’assenza in blocchi di uomini di reparto. Ovviamente qualcosa va rivista".
Si e’ mai sentito in discussione
"Si ma c’e’ l’ho sempre, perche’ in discussione mi ci metto da solo"
Quante errori attribuisce al suo lavoro?
"Se tornassi indietro farei altre scelte e cosi’ e’ facile. Quantizzare in percentuale le colpe, invece, e’ difficile".
La sentenza Ledesma
"Non ha inciso sulla mia stagione. Certo non mi ha fatto piacere ma continuero’ a fare il mio lavoro. Nella mia carriera non mi era mai capitato di finire di fronte alla Disciplinare".
Come si e’ lasciato con Stendardo e Foggia?
"State facendo un errore di fondo. Io non sono un gestore, io sono un allenatore. Devo fare delle scelte tutte votate alla squadra, non agli interessi personali. Con questi ragazzi mi sono trovato bene, se poi loro hanno deciso di andarsene sono affari loro. Purtroppo non sono capace di dire le bugie: se uno non gioca e’ per l’interesse della squadra. Stendardo? Prima di andare via ha giocato 20 partite con la Lazio, con la Juve 6. Se rimarro’ e questi giocatori torneranno io non avro’ problemi. Il dialogo con i miei giocatori? In rosa ci sono 35 giocatori: 11 giocano, 6 vengono in panchina, gli altri in tribuna. La mia onesta’ e’ questa: se sbaglio cerco di rimediare, infatti tutti hanno giocato quest’anno. I patti sono chiari dall’inizio. Non dimentichiamoci che siamo a Roma: questa citta’ e’ un centrifuga. Se sbagli le amicizie, se senti consigli sbagliati sei finito. Io non sono amico dei giocatori, perche’ non siamo sullo stesso piano. La loro carriera dipende da me e non ci potra’ mai essere parita’. Rispetto e stima si’, amicizia no. Il fine supremo e’ il bene della squadra. Non transigo quando gli interessi personali prendono il posto di quelli comuni: in questo caso rompo i rapporti. Purtroppo sono fatto cosi’. Guardate Dabo: gli dissi che nel mio modo di intendere il calcio lui non c’entrava niente. E’ ritornato. Mudingayi? Invece di fare le interviste dal Belgio poteva bussare la mia porta e parlare con me. Solo con la professionalita’ si raggiungono i risultati"
La cosa piu’ bella e quella piu’ brutta di questa stagione.
"La piu’ brutta e’ l’essere andati sul 4-0 a Torino. Abbiamo avuto un atteggiamento imperdonabile. Poi anche l’eliminazione dalla Coppa Italia ma la sfida con la Juve mi brucia di piu’, perche’ non ce la siamo giocata per niente".
Il silenzio stampa
"Non sono d’accordo con il silenzio stampa".
Il progetto futuro comprende anche lei?
"Il futuro come dovrebbe essere secondo la mia opinione: una volta accertate le responsabilità dobbiamo metterci un punto e ripartire. Un ciclo si è chiuso e bisogna ricominciare. Dobbiamo rimettere al centro di tutto la Lazio che è dovrà essere un punto d’arrivo. L’anno prossimo sarà peggio di quest’anno, visto che non abbiamo più bonus. L’ambiente non sarà facile e in questo cao i dissapori con la proprietà non dovranno diventare un alibi. Il progetto Arsenal? Basta con questa storia, il progetto lo sceglie la società. L’allenatore può dare delle indicazioni ma non andare a comprare i giocatori. Posso dire alla dirigenza quello che mi serve ma non devo andare a comprarli. Qui non siamo in Inghilterra, io non so quanti soldi può spendere la società. Il prossimo Anno dovremo riconquistare la gente e pensare solo a giocare".
Ci sarà rivoluzione alla fine di questo ciclo?
"nessuna rivoluzione, nessuna lista di proscrizione, nessun regolamento di conti. Ho esposto alla mia società cosa bisognerebbe fare, proprio nei dettagli. Ho detto su chi bisogna puntare e ho indicato chi ha già la testa altrove. Ovviamente tengo conto delle richieste economiche che fanno i giocatori e del tetto salariale che c’è alla Lazio".
Il tetto salariale è un limite alla crescita?
"Certo ma ci sono anche delle esigenze legate alla politica societaria. In questo caso non posso dire nulla".
Cosa manca alla Lazio per il salto di qualità che i tifosi auspicano?
"Capisco i laziali che qualche anno fa hanno vinto uno scudetto grazie ad un gruppo di calciatori tra i più forti al mondo. Oggi c’è la legge del contrappasso. Il nostro obiettivo è arrivare a quei livelli ma obiettivamente è impossibile. Passo dopo passo ci proviamo ma la storia è un’altra. Certo, se arriva Paperon dei Paperoni…".
Le dimissioni di Sabatini
"Appena sono arrivato ho litigato pesantemente ma giorno per girono ho imparato a conoscerlo. Per me oggi è una grossa perdita dal punto di vista professionale. Questa situazione di incertezza, però, sta condizionando la Lazio. Bisogna prendere una decisione: o rimane o va via".
Resterà alla Lazio?
"Prendo atto che ho vinto il ballottagio. Ora mi incontrerò con Lotito per parlare del futuro. Il contratto? Se me lo vuole fare bene, sennò pazienza".
Ci sono elementi attualmente che vogliono sposare il progetto Lazio?
"Sì, li ho già indicati alla società. Loro sanno come devono operare: poi tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Quelli che avete messo voi nelle liste di partenza sono quelli che io ho confermato".
Behrami?
"Lui e Mudingayi sono tra i confermati, così come Bianchi, Rozehnal e Radu. al resto ci pensa la società".
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