Archive for 29 Giugno 2008

Giu 29 2008

Zarate va’ gia’ in Rete…

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La notizia dell’acquisto di Zarate sta’ girando molto su’ internet, vediamo come e’ stata lanciata dai maggiori siti di Lazio e di calcio in generale, sia in Itali che in Argentina:

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Giu 29 2008

Spagna-Germania 1-0: Spagna Campione d’Europa

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La Spagna è campione d’Europa. Quarantaquattro anni dopo la vittoria del 1964 (nell’Europeo giocato in casa), le Furie Rosse hanno ripetuto l’impresa battendo 1-0 la Germania nella finale di Vienna. La prestigiosa firma sul successo che fa gioire 44 milioni di spagnoli è quella di Fernando Torres, freddo e spietato quando si è trattato di tagliare a fette la difesa tedesca e di segnare il gol che ha deciso la finale. E’ il trionfo del Niño, ma anche quello di Luis Aragones e di una squadra di ragazzi terribili che ha fatto vedere il miglior calcio dell’Europeo. Il ct ha vinto la sua scommessa contro tutta la Spagna lasciando a casa Raul, un mostro sacro: «Sarò risparmiato dalle critiche solo se vinco», aveva detto. I fatti gli hanno dato ragione. Ha gestito e miscelato al meglio un gruppo fantastico, assortito a meraviglia a centrocampo con Xavi, Senna, Xabi Alonso e Fabregas e frizzante, spensierato ed esplosivo in attacco, dove prima Villa e poi Torres (supportati dalla rivelazione Silva) non hanno risparmiato mai nessuno.

TORRES, IL PIU’ REDS – A festeggiare il trionfo della Spagna a Vienna sono stati anche il Re Juan Carlos e la regina Sophia, in tribuna d’onore insieme al premier spagnolo Zapatero. Una gioia incontenibile che è esplosa in tutta la Spagna, anche se c’è stato da soffrire fino all’ultimo. Perché la Germania non ha mai mollato. Anzi, ci ha creduto fino alla fine. E il solo gol di vantaggio ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino alla fine. Restano con tanto amaro in bocca i ragazzi di Loew, che all’inizio erano partiti anche meglio. Con Ballack regolarmente in campo dal primo minuto, i tedeschi sembravano in serata di grazia. Subito un lampo di Klose, poi una percussione di Ballack che spaventava Casillas: in campo sembrava esserci solo una squadra. Le Furie sembravano un po’ sbiadite, ma ci mettevano poco a ridiventare rosse. Trascinate dal più Reds di tutti, Fernando Torres. Prima un palo di testa, poi al minuto 33 l’acuto vincente con Lahm ridicolizzato in progressione e il destro morbido a scavalacare Lehmann in uscita.
FIESTA ESPANA – In campo c’era anche Rosetti e per fortuna è riuscito a farsi notare poco. E’ quello che desidera di più un arbitro, nel complesso è stata buona la sua direzione di gara. E’ riuscito a gestire anche il nervosismo affiorato quando la partita nella difesa si è infiammata. Perché la Germania voleva a tutti i costi il pareggio, ma la Spagna pungeva a ripetizione (Xavi, Sergio Ramos due volte). Loew provava a rimescolare le carte con Kuranyi prima e Gomez alla fine, ma Aragones non si faceva fregare giocandosi anche le carte Xabi Alonso (in tribuna c’era John Elkann a vederlo), Cazorla e Guiza. E’ finita con le lacrime di Ballack (altra finale persa per lui) e con Casillas che ha alzato la Coppa davanti a Juan Carlos e a Zapatero. Per una volta anche Lineker è stato smentito. Non sempre "a calcio si gioca undici contro undici e alla fine vincono i tedeschi".
La Spagna è campione d’Europa. Quarantaquattro anni dopo la vittoria del 1964 (nell’Europeo giocato in casa), le Furie Rosse hanno ripetuto l’impresa battendo 1-0 la Germania nella finale di Vienna. La prestigiosa firma sul successo che fa gioire 44 milioni di spagnoli è quella di Fernando Torres, freddo e spietato quando si è trattato di tagliare a fette la difesa tedesca e di segnare il gol che ha deciso la finale. E’ il trionfo del Niño, ma anche quello di Luis Aragones e di una squadra di ragazzi terribili che ha fatto vedere il miglior calcio dell’Europeo. Il ct ha vinto la sua scommessa contro tutta la Spagna lasciando a casa Raul, un mostro sacro: «Sarò risparmiato dalle critiche solo se vinco», aveva detto. I fatti gli hanno dato ragione. Ha gestito e miscelato al meglio un gruppo fantastico, assortito a meraviglia a centrocampo con Xavi, Senna, Xabi Alonso e Fabregas e frizzante, spensierato ed esplosivo in attacco, dove prima Villa e poi Torres (supportati dalla rivelazione Silva) non hanno risparmiato mai nessuno.
TORRES, IL PIU’ REDS – A festeggiare il trionfo della Spagna a Vienna sono stati anche il Re Juan Carlos e la regina Sophia, in tribuna d’onore insieme al premier spagnolo Zapatero. Una gioia incontenibile che è esplosa in tutta la Spagna, anche se c’è stato da soffrire fino all’ultimo. Perché la Germania non ha mai mollato. Anzi, ci ha creduto fino alla fine. E il solo gol di vantaggio ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino alla fine. Restano con tanto amaro in bocca i ragazzi di Loew, che all’inizio erano partiti anche meglio. Con Ballack regolarmente in campo dal primo minuto, i tedeschi sembravano in serata di grazia. Subito un lampo di Klose, poi una percussione di Ballack che spaventava Casillas: in campo sembrava esserci solo una squadra. Le Furie sembravano un po’ sbiadite, ma ci mettevano poco a ridiventare rosse. Trascinate dal più Reds di tutti, Fernando Torres. Prima un palo di testa, poi al minuto 33 l’acuto vincente con Lahm ridicolizzato in progressione e il destro morbido a scavalacare Lehmann in uscita.
FIESTA ESPANA – In campo c’era anche Rosetti e per fortuna è riuscito a farsi notare poco. E’ quello che desidera di più un arbitro, nel complesso è stata buona la sua direzione di gara. E’ riuscito a gestire anche il nervosismo affiorato quando la partita nella difesa si è infiammata. Perché la Germania voleva a tutti i costi il pareggio, ma la Spagna pungeva a ripetizione (Xavi, Sergio Ramos due volte). Loew provava a rimescolare le carte con Kuranyi prima e Gomez alla fine, ma Aragones non si faceva fregare giocandosi anche le carte Xabi Alonso (in tribuna c’era John Elkann a vederlo), Cazorla e Guiza. E’ finita con le lacrime di Ballack (altra finale persa per lui) e con Casillas che ha alzato la Coppa davanti a Juan Carlos e a Zapatero. Per una volta anche Lineker è stato smentito. Non sempre "a calcio si gioca undici contro undici e alla fine vincono i tedeschi".(corrieredellosport)

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Giu 29 2008

Lotito si gode il colpo Zarate

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Lotito: «Zarate ritenuto più forte di Messi»
L’attaccante argentino Mauro Matias Zarate non è ancora ufficialmente un giocatore della Lazio. Per poter etichettare il giocatore di 21 anni, ancora di proprietà degli arabi dell’Al-Saad, come il primo colpo del calciomercato biancoceleste bisognerà attendere ancora qualche giorno: «Almeno fino a quando non sarà depositato il contratto», come ha ammesso lo stesso presidente Claudio Lotito: «Sono abituato ad annunciare un acquisto solo dopo che il contratto è stato depositato e questa cosa non è ancora avvenuta», ha confessato il patron laziale, aggiungendo poi che «salvo complicazioni, la strada per arrivare al giocatore è quella giusta».

RITENUTO PIÙ FORTE DI MESSI – Strada che molti organi d’informazione hanno delineato attraverso un prestito oneroso (circa 3 milioni di euro) che potrà poi trasformarsi in un trasferimento a titolo definitivo per un totale di 17 milioni (pagabili in tre anni): «Le cifre che sono state pubblicate dai giornali – ha ribattuto, però, Lotito – non rappresentano la realtà. I termini dell’accordo prevedono una valutazione del giocatore che oscilla attorno ai 25 milioni di euro, perchè Zarate viene ritenuto più forte di Lionel Messi».

INVESTIMENTO DI PRIMA FASCIA - Insomma, se l’argentino dovesse arrivare alla Lazio, rappresenterebbe un investimento di primissima fascia: «Certo, è un investimento importante – ha dichiarato il numero uno del club biancoceleste – ma, se sto chiudendo l’accordo, vuol dire che ci credo. È un giocatore di appena ventuno anni e potrebbe rappresentare il futuro della Lazio».(corrieredellosport)

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Giu 29 2008

Rocchi, Pandev e Zarate: Un trio scatti e fantasia

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Come cambia il tridente della Lazio
Provate a guardare su YouTu­be il filmato sulle prodezze di Mauro Matìas Zarate, 21 anni, talento argenti­no inseguito da Lotito: scoprirete, in set­te minuti, un piccolo fenomeno. Drib­bling esplosivo, capacità di puntare la rete e di liberarsi della marcatura un istante prima di scaricare tiri velenosis­simi. Non è alto, ma veloce. E usa indif­ferentemente destro e sinistro. Vede la porta anche dai venti metri. Gioca su tutto il fronte d’attacco, ma va lasciato correre senza troppi schemi: si muove da prima punta. Rapido, funambolico, pericolosissimo. Una scheggia che pro­mette di far innamorare l’Olimpico a prima vista.
FUNAMBOLO - Campione del mondo un­der 20 con l’Argentina, Sabatini lo se­guiva e lo conosceva da tempo: non ha smesso di tenerlo sotto osservazione neppure negli ultimi mesi, quando si è fatto apprezzare in Premiership duran­te il prestito al Birmingham City. Segna gol da rapace dell’area di rigore. Rischia di togliere spazio a Rocchi. E da fuori entrerà in concorrenza con Kolarov. Già, perché è uno speciali­sta dei calci di punizione.
Accarezza il pallone con l’interno destro, scavalca la barriera e indovina spesso l’incrocio dei pali.
Un altro punto a suo favo­re.
SCELTA - In Argentina, due anni fa, era considera­to il numero uno dei giova­ni attaccanti in carriera. E non a caso il Boca Juniors lo aveva individuato come possibile erede di Rodrigo Palacio, rispetto al quale ha sei anni in meno. Lotito ha sviluppato due trattati­ve parallele. E ha chiuso con l’argentino finito in Qatar: voleva la Lazio molto più di Palacio, non ha mai avuto dubbi o perplessità, non ha gioca­to al rialzo aspettando il Barcellona o al­tri club. Il calcio degli sceicchi, dopo aver sistemato la famiglia, gli stava stretto. E l’esperienza in Premiership si era esaurita rapidamente. Meglio l’en­tusiasmo, la popolarità del campionato italiano e il fascino di una squadra in cui gli argentini, anche in tempi recenti, hanno lasciato il segno. L’arrivo di Zara­te cambia e potenzia davvero la Lazio, che continuerà a giocare a tre punte. Rossi sarebbe accarezzato dall’idea di rivoluzionare il modulo, sposando la di­fesa a tre. Ma gli serviranno tante pro­ve sul campo, peraltro ostacolate dalla partecipazione di De Silvestri e Kolarov alle Olimpiadi, per verificare il progetto.
TRIDENTE - L’unica certezza riguarda l’attacco. Si parte da un vantaggio: l’esperienza ( positiva) con Bianchi nel girone di ritorno dell’ultimo campiona­to. Questa volta, però, diventerà un tri­dente diverso. Perché dif­ferenti sono le caratteristi­che di Zarate rispetto al centravanti del Manche­ster City. Rossi potrà di­sporre di tre punte rapi­dissime, abituate a muo­versi in profondità, abili nel palleggio. Un attacco che promette spettacolo e divertimento. E’ assai pro­babile che, attraverso al­cuni accorgimenti, il tec­nico romagnolo chiederà a Rocchi e Pandev di gioca­re con la stessa disponibi­lità dimostrata negli ulti­mi mesi.
PROFONDITA’ - Il capitano biancoceleste in partenza da sinistra, pronto a tagliare verso l’area di rigore con i suoi scatti in profondità. E Goran chiamato a cucire il gioco sulla fascia destra oppure da autentico trequartista, come a volte è accaduto nella passata stagione. E in questo caso agirebbe a supporto del tandem Rocchi-Zarate, una coppia da sballo, due bombardieri pron­ti a fiondarsi in rete. Dietro, potete scommetterci, Ledesma, Dabo e Mudin­gayi, più Firmani e chi arriverà per so­stituire Mutarelli ( l’argentino Fernan­dez, Dessena o Pulzetti) pronti ad alza­re la diga. Velocità, contropiede, ripar­tenze fulminanti: Rossi sta già studian­do una Lazio divertente. (Corrieredellosport)

 

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Giu 29 2008

Ecco l’Attaccante: Mauro Matias Zarate

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Blitz biancoceleste in Qatar Lotito si è assicurato il giovane talento argentino
Il colpo: Mauro Matias Zarate è del­la Lazio. Lotito ha chiuso l’operazione ieri alle 19, mancano solo le firme. L’accordo verbale è stato raggiunto con gli arabi del­l’Al Sadd e verrà sancito su una scrittura privata perché non è possibile stipulare con­tratti di comproprietà tra federazioni diver­se.
I FATTI - Sulle cifre definitive si farà luce nei prossimi giorni. Lotito non ha conferma­to, ma secondo alcune in­discrezioni queste sareb­bero le formule dell’affa­re: super prestito onero­so da circa 3 milioni di euro con diritto di riscat­to, un prestito che in tre anni può trasformarsi in acquisto a titolo definiti­vo. Lotito avrebbe la pos­sibilità di riscattare la metà dell’attaccante entro il 30 maggio del 2009 con pagamento di altri 5,5 milioni di euro. E nel 2010, ver­sando ulteriori 8,5 milioni di euro, lo acqui­sirebbe a titolo definitivo per un totale di cir­ca 17 milioni di euro ammortizzati nel pros­simo triennio. Tutto però dipenderà dalle prestazioni dell’argentino. Se Zarate convin­cerà avrà vita lunga in biancoceleste.
IL CONTRATTO - «Finalmente, sono felice. E’ un sogno che si avvera» , Mauro si è confes­sato con alcuni amici in Argentina, lì dove è in vacanza. Ha passaporto italiano. Firmerà un contratto quinquennale da circa un milio­ne di euro (una cifra a salire negli anni). E potrebbe effettuare le visite mediche l’8 lu­glio, pochi giorni prima della partenza per il ritiro di Auronzo di Cadore. Ha trasmesso la sua gioia al fratello Sergio (ex giocatore del­l’Ancona) che è il suo manager.
E’ stato lui, tramite l’aiuto di un emissario inviato in Qatar da Lotito, a permettere il buon esito della trattativa che ha rischiato di compromettersi a causa del pressing del Portsmouth (disposto a tutto pur di avere il giocatore). Gli arabi erano tentati dagli in­glesi perché garantiva­no un pagamento im­mediato e avrebbero permesso all’Al Sadd di recuperare i 20 mi­lioni di dollari spesi in unica soluzione un an­no fa. Ma Zarate è sta­to chiaro: «Voglio solo la Lazio» . Ed è stato accontentato.
LA SVOLTA - La Lazio ha svoltato in pochi giorni. E’ rimasta su Rodrigo Palacio del Bo­ca Juniors fin quando poteva essere acqui­stato tramite una rateizzazione di 10 anni (così come aveva garantito il club del presi­dente Pompilio). Ma la retromarcia del Bo­ca e i tentennamenti vari del giocatore han­no indispettito il presidente Lotito che si è lanciato direttamente su Zarate.
Un talento più giovane di cinque anni ri­spetto alla stella del Boca e dal futuro assi­curato. Dopo giorni di contatti telefonici la Lazio è riuscita a centrare il colpo. Il patron laziale ha lavorato per rinforzare l’attacco, per potenziarlo ancora di più e costruirlo at­torno a Rocchi e Pandev, i gioielli di fami­glia. Zarate si affiancherà a loro due per un tridente che può far sognare i tifosi bianco­celesti.
LA VOGLIA - Zarate ha subito detto sì al tra­sferimento a Roma. Qui incrocerà Juan Pa­blo Carrizo e farà conoscenza con Cristian Ledesma. Dopo una stagione strepitosa vis­suta nel 2006 con il Velez Sarsfield è passa­to al club arabo dell’Al Sadd. Fece una scel­ta di vita, fu attirato dai petrol-dollari e firmò il contratto. La sua espe­rienza in Qatar è durata pochi mesi e nel genna­io scorso Zarate è pas­sato in prestito al Bir­mingham City, in Pre­mier League.
L’ESAME – La missione è andata bene nonostante la retrocessione del club. Mauro in poche settimane ha supe­rato con personalità il primo esame nel cal­cio europeo: ha realizzato quattro gol su azione in undici partite (solo cinque le ha vissute da titolare).
E’ uno degli attaccanti più interessanti della scuola argentina e in Inghilterra è riu­scito spesso a fare la differenza: un gol al Reading, un altro all’Everton e una doppiet­ta al Manchester City di Eriksson. Ha salu­tato così la Premier. Ora sogna la serie A. E gli arabi rappresentano il passato. Zarate è pronto a rinascere.(corrieredellosport)

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