Archive for 11 Giugno 2009

Giu 11 2009

Spaccarotella: Gabbo? Non penso mai a lui. Fu un incidente

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"Ho dovuto vendere casa…"
Gabriele Sandri? Non penso mai a lui. Il perdono? Non lo chiederò, fu un incidente. Le minacce degli ultras? Non le leggo più, ma temo per la mia famiglia. Così l’agente Spaccarotella si racconta .

A volte sogno quell’autogrill. Sono come sospeso su una nuvoletta e tutto intorno è sfuocato, ma lui non lo sogno mai… Luigi Spaccarotella parla in casa sua, nella periferia di Arezzo, mentre guarda il figlio di tre anni che gioca con le macchinine in una bacinella piena d’acqua. L’11 novembre 2007 dalla sua pistola partì il proiettile calibro 9 parabellum che uccise Gabriele ‘Gabbo’ Sandri. L’autogrill è quello di Badia al Pino, sulla A1. Erano uno su un lato, in direzione nord, e l’altro su quello in direzione sud. In mezzo le due carreggiate, dove tutto scorre velocissimo e dove una pallottola, altrettanto veloce, ha troncato un destino e ne ha cambiato un altro. Ed è in questa stazione di servizio che abbiamo cominciato l’intervista con Luigi Spaccarotella, assistente della polizia di Stato, "calabrese nato in Lombardia", che attende la sentenza rimanendo ancorato al ‘suo’ lato dell’autogrill e scacciando il fantasma di Sandri. Il verdetto è previsto per l’11 luglio, un giorno prima del suo trentatreesimo compleanno. Ma adesso si mostra abbronzato, in forma, sereno. La sua ansia viene tradita soltanto da uno sfogo cutaneo sul braccio.

Che cosa si aspetta dal processo?
"Mi auguro che vada nel senso in cui io e i miei avvocati abbiamo lavorato e che venga fatta chiarezza su quello che è accaduto. Un verdetto giusto".

Che per lei sarebbe?
"Omicidio colposo. Perché non c’era da parte mia la volontà di uccidere nessuno e nemmeno di sparare un secondo colpo, dopo quello di avvertimento. Io nemmeno mi immaginavo che si trattasse di un’aggressione di tifosi, altrimenti mi sarei comportato diversamente. Pensavo che fosse in corso una rapina. Per questo ho sparato il colpo in aria e infatti i due gruppi si sono divisi. Poi li ho inseguiti correndo sull’altro lato dell’autogrill. Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un gesto come per indicarli. Mi sono reso conto di aver sparato quando ho sentito il colpo".


La pistola era con il colpo in canna e il cane alzato. Una maggiore prudenza avrebbe evitato la morte di Gabriele Sandri.
"Col senno di poi tutto si può dire, ma in quell’attimo la voglia di capire chi erano quelle persone e di prendere la targa dell’auto in fuga… Non mi sono reso conto di avere la pistola in mano mentre correvo. Ho fatto un gesto come per indicare, come per dire ‘sti’ stronzi…’ e ho sentito il botto".

Che cos’ha pensato allora?
"È stato un attimo, ho detto ‘porca puttana!’. Poi ho visto che l’auto partiva sgommando, non ho sentito rumore di vetri infranti o grida e ho pensato che mi era andata bene. E sono tornato dal collega che stava identificando altre persone. Pochi minuti dopo abbiamo sentito per radio che un’altra pattuglia, più avanti, chiedeva un’ambulanza per il passeggero di un’auto. È stato lì che ho capito cos’era successo".

E quando si è reso conto di avere ucciso una persona, come ha reagito?
"Ho pensato alla mia famiglia e a cosa sarebbe successo ai bambini e a mia moglie".

Non ha pensato al ragazzo che era morto per il proiettile che aveva sparato?
"No, non subito: mi pareva tutto così assurdo".

Come ha spiegato a sua moglie quello che era successo?
"Per telefono. Mia moglie aveva già sentito al telegiornale della morte di Sandri, le ho detto che ero coinvolto io e che era successo un incidente".

Dopo quanto tempo ha informato i suoi superiori? Che cosa le hanno detto?
"Siamo tornati subito in caserma e ho informato il mio dirigente, che a sua volta l’ha detto al comandante della Stradale del compartimento. Ero frastornato, mi sentivo smarrito. Pensavo solo alla mia famiglia. Il mio capo ha cercato di tranquillizzarmi".

Il ritardo del questore di Arezzo e del ministero dell’Interno nel comunicare la dinamica della morte di Gabriele Sandri hanno contribuito a compattare le frange più violente delle tifoserie e a scatenare una reazione degli ultras come da decenni non si registrava…
"Io questo non lo so, i miei capi erano stati informati immediatamente. Comunque la morte di Sandri è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di un sentimento di odio verso la Polizia che si stava già incanalando verso la violenza. C’è stato persino chi ha sostenuto che avessi pareggiato i conti dopo la morte del sovrintendente Raciti a Catania".
Quante volte è tornato in quell’autogrill?
"Oltre che con il pm e i periti, ci sono già tornato due o tre volte, da solo, per cercare di capire e per riflettere. Per me quello era il mio luogo di lavoro, conoscevo i baristi, i benzinai, alcuni camionisti. Ci stavo bene con loro, si era creata una specie di comunità, come tra colleghi di ufficio, anche se facevamo lavori diversi".

In 12 anni di servizio si era mai trovato di fronte gli ultras o aveva mai estratto la pistola?
"Appena arruolato ho lavorato per due anni al Reparto mobile di Reggio Calabria e ogni domenica eravamo in giro per gli stadi d’Italia, quindi i tifosi li conoscevo bene. Io stesso sono un tifoso dell’Inter e ogni tanto andavo alla partita. La pistola invece l’avevo estratta una volta sola, quando ero in servizio alle volanti di Palermo e mi trovai in un appartamento dove un anziano sparava al vicino, ma non fu necessario usarla".

Quante volte andava al poligono per l’aggiornamento professionale?
"Io, come tutti i miei colleghi, al poligono ci sono stato poche volte".

Però l’ultima esercitazione di tiro l’aveva fatta circa un mese prima dell’omicidio Sandri.
"È vero, ma al poligono si spara in assoluto silenzio, con le cuffie, a una distanza di 15 metri su un bersaglio immobile; una situazione completamente diversa da quella in cui mi sono trovato a Badia al Pino".

Che voto le davano gli istruttori di tiro?
"Sufficiente".

Nel 2004 il capo della Polizia le ha conferito una lode ‘per aver salvato un giovane tossicodipendente in overdose, dando prova di determinazione e prontezza operativa’. Cinque anni dopo il Viminale l’ha sollevata dal servizio. Quando è stato sospeso, ha dovuto consegnare pistola, manette e tesserino…
"Della pistola non mi importa niente, a fine turno la lasciavo nell’armadietto della caserma e la riprendevo il giorno dopo. Restituire il tesserino, invece, è stato come perdere un pezzo della mia identità. Volevo fare il poliziotto fin da bambino. Ho sempre creduto nella Polizia, ma questa cosa della sospensione non l’ho proprio capita. Mi hanno detto che era un atto dovuto, per il mio rinvio a giudizio. Ma se davvero ero da sospendere, perché dopo la morte di Sandri mi hanno trasferito prima alla Polizia ferroviaria e poi al Reparto Mobile?".

Chi le ha comunicato che era stato sospeso?
"L’ho sentito al telegiornale, insieme a milioni di italiani".

Non l’ha contattata nessuno dal Ministero?
"No, mai. Dopo la notizia appresa dalla televisione, la sospensione è stata notificata al mio avvocato".

Si è sentito abbandonato dal ministero dell’Interno?
"Preferisco non rispondere".

Non ha ricevuto solidarietà o qualche aiuto dalla polizia di Stato?
"Per me la Polizia sono gli agenti in strada. Da loro ho avuto tanta solidarietà; dagli altri nulla, nemmeno dai sindacati. Perché Spaccarotella è un poliziotto scomodo. Alcuni politici hanno voluto commentare, ognuno a modo suo, per attaccare le forze dell’ordine. Solo un onorevole della Lega ha detto qualcosa di buono nei miei confronti".

Sul Web si parla molto di lei. Su Facebook ci sono dieci gruppi intitolati a Spaccarotella: gli iscritti la vorrebbero morto…
"Non ci faccio più caso, ne hanno dette tante e non vale la pena rispondere. Prima leggevo i loro commenti ma ho smesso. Però temo per la mia vita e soprattutto per quella di mia moglie e dei bambini. In aula sono stato minacciato da alcuni tifosi laziali. Per questo resisto alla voglia di rispondere mettendoci la faccia, per i miei familiari: quelle sono persone capaci di tutto".

I Sandri hanno sottolineato più volte il fatto che non ha mai chiesto perdono.
"Il perdono lo chiede chi ha compiuto volontariamente un’azione. Io non volevo sparare. Però ho cercato di mettermi in contatto con loro. In occasione del funerale di Gabriele (nominato per la prima volta per nome, ndr) sono andato dal vescovo di Arezzo chiedendogli di trasmettere al parroco dei Sandri, e quindi alla famiglia, il mio cordoglio e le mie condoglianze. Ma il mio messaggio non è mai stato recapitato. Speravo che un giorno avrebbero capito che era una cosa non voluta, che ero dispiaciuto quasi quanto loro. Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità".
In aula lei si è rifiutato di sostenere l’interrogatorio dell’accusa.
"Avevo paura di perdere il controllo, di sbagliare e magari di dire qualcosa che mi avrebbe danneggiato".

Ha mai pensato al futuro di Gabriele Sandri? Se fosse ancora vivo, con una una moglie e dei figli?
"No, mai".

Cosa si prova a sapere di aver provocato la morte di un ragazzo di 26 anni?
"È una cosa tremenda, tutto mi sembra ancora assurdo: io, lui, lo sparo e tutto quello che ne è seguito".

Come è cambiata la sua vita?
"Non lavoro, porto i bambini a scuola, faccio la spesa, riordino casa. I soldi però non bastano più. Ora il mio stipendio è dimezzato e non arrivo a mille euro. Ho dovuto vendere la casa perché non riuscivo a pagare il mutuo. Ne cercheremo un’altra, magari in affitto".

Se verrà condannato per omicidio colposo potrà riprendere servizio in Polizia. Quali sono le sue intenzioni?
"Io voglio tornare a fare il poliziotto, quella è la mia vita. E lo voglio fare ad Arezzo, non voglio trasferirmi. Anzi, mi piacerebbe tornare proprio alla Stradale: mi manca molto quel tratto di autostrada".

Se tornerà in servizio e si trovasse in una situazione in cui, per difendere dei cittadini o dei colleghi, è necessario usare l’arma, avrebbe ancora la serenità necessaria?
"Questo non lo so, dovrei trovarmici. Prima disprezzavo alcuni colleghi che davanti al pericolo si girano dall’altra parte o che arrivano apposta in ritardo su un intervento rischioso. Forse hanno ragione loro: chi te lo fa fare?".

espresso.repubblica.it

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Giu 11 2009

Video: L’intervista a Lotito

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Giu 11 2009

Supercoppa: Lo Stadio della Finale

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Lo Stadio nazionale di Pechino (cinese tradizionale: 北京國家體育場; cinese semplificato: 北京国家体育场; Hanyu Pinyin: Běijīng Guójiā Tǐyùchǎng; Tongyong Pinyin: Běijīng Guójiā Tǐyùchǎng), o Stadio olimpico di Pechino, è lo stadio che ha ospitato, oltre alle cerimonie di apertura e di chiusura, le gare di alcune discipline dei Giochi olimpici di Pechino 2008. Per la sua forma è stato soprannominato Nido d’uccello (鸟巢).

Inizialmente lo stadio prescelto dagli organizzatori dell’Olimpiade era il Guangdong Olympic Stadium, impianto costruito nel 1999 con questo scopo. Esso però si trova nella città di Canton, lontanissima dalla capitale, e per questo motivo nel 2002 fu deciso di costruire un nuovo grande stadio a Pechino.

Fu indetta una gara tra i più grandi architetti del mondo per scegliere il progetto migliore ed alla fine fu scelto di realizzare l’avveniristico stadio presentato dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, gli stessi che hanno progettato l’Allianz Arena di Monaco di Baviera, con la collaborazione di ArupSport, del China Architecture Design & Research Group e dell’artista contemporaneo Ai Weiwei.

Lo stadio ha come principale caratteristica la sua copertura, indipendente dalla struttura interna, che rende lo stadio paragonabile ad un nido d’uccello.

Essa infatti si presenta come una mastodontica griglia di elementi d’acciaio chiusa da uno strato di materiale semi-trasparente. Essa inoltre dispone di un sistema di recupero dell’acqua piovana e di protezione dell’interno dal vento. Il progetto prevedeva anche una sezione mobile, che rendesse lo stadio un’arena chiusa in caso di necessità, ma la sua costruzione fu abbandonata a causa dello sforzo economico eccessivo che stava richiedendo e per problemi di sicurezza, dovuti alla maestosità del progetto.

L’interno dello stadio può ospitare 91.000 spettatori tutti con posto a sedere coperto, che diventeranno 80.000 al termine dei Giochi olimpici, dopo dei lavori di ridimensionamento.
Per i progettisti, un "cavallo di Troia"
Plastico dell’impianto in costruzione

Secondo Jacques Herzog, autore con Pierre de Meuron del progetto, la valenza socio-politica del nido d’uccello è quella di una sorta di moderno cavallo di Troia. A parere del progettista[1], la struttura è stata pensata come un «luogo pubblico che raduna migliaia di persone e dunque potenzialmente pericoloso per un governo deciso a voler esercitare il massimo controllo in ogni situazione». L’intendimento principe è stato quello di idearlo come una struttura di facile accessibilità che vada oltre l’utilizzo per la XXIX Olimpiade: quindi, non semplicemente uno stadio ma «una scultura gigantesca, un intreccio di linee caotiche e convergenti, una superficie porosa, una "montagna" da penetrare e da arrampicare». In chiave politica, «una piattaforma pubblica davvero capace di stimolare e legittimare l’aggregazione».
(Nell’immagine: plastico dell’impianto in costruzione)

Lo stadio occupa una superficie di 250.000 m2, è largo 220 metri, lungo 330 metri e raggiunge con la copertura i 69,2 metri di altezza, pur essendo la pista di atletica sotto il livello del terreno. Inoltre saranno utilizzate in totale 45.000 tonnellate d’acciaio.

L’elevato costo per la realizzazione dell’impianto ha causato un imprevisto blocco dei lavori di costruzione nella seconda metà del 2004 che si protrasse fino ad inizio 2005 ed il parziale ridimensionamento del progetto iniziale. La spesa totale approssimata al termine dei lavori di costruzione sarà di circa 3,5 miliardi di yuan, pari a circa 325 milioni di euro.(wikipedia)

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Giu 11 2009

Supercoppa: I Laziali “Cinesi” in fermento

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Tutti i consigli su Laziofly e Laziofever
Il sogno: una grande festa biancoceleste. I laziali cinesi in fermento. Sono tantissimi, con­tano i giorni che li separano dall’8 agosto e dalla finale di Supercoppa Italiana. Preparano sorpre­se ad un’accoglienza fantastica. E’ stato costrui­to un ponte che lega Pechino a Roma, ci hanno pensato i siti internet laziofly.com e laziofever.
Stanno cooperando da giorni pur con qualche dif­ficoltà per la lingua e le restrizioni governative. Stanno lavorando per dare massimo riscontro al­l’evento e per far sì che ai tifosi biancocelesti sia concesso uno spicchio intero di Curva.
L’amministratore di laziofly è un ragazzo di 27 anni, si chiama Deng en Ming, s’è messo in con­tatto con il comitato organizzatore della Super­coppa per ottenere facilitazioni e permessi in mo­do da poter consentire ai supporter laziali la mas­sima libertà d’azione. La missione cinese della Lazio è servita anche per incontrare una piccola delegazione di tifosi locali. I contatti sono avvia­ti. Sono circa 100 mila i simpatizzanti sparsi sul territorio. Almeno 1.000 di loro sperano di poter entrare in possesso di un biglietto per la partita contro l’Inter, dipenderà dai prezzi dei biglietti che saranno decisi dall’organizzazione ( si sta cercando di dimezzarli per rendere più agevole la partecipazione. Per un ragazzo cinese tra i 20 e i 30 anni certi costi potrebbero essere enormi, potrebbero rappresentare un ostacolo). La vera speranza di questi tifosi speciali è incontrare i fans provenienti da Roma e la Lazio al completo. Sul sito laziofly.com è stato aperto un blog: «Ben­venuti biancocelesti, un grande saluto a tutti i ti­fosi della grande Lazio. Vi aspettiamo» , c’è scrit­to. Presto saranno pubblicate maggiori informa­zioni per tutti coloro che arriveranno in Cina.
L’AMICHEVOLE – Ogni progetto è in fase di realiz­zazione. C’è anche la possibilità che la Lazio or­ganizzi un’amichevole contro una squadra loca­le nei giorni che precederanno la finale. Un mo­do per riunire i tifosi cinesi e fargli vivere una giornata di intensa emozione biancoceleste. Co­sì come sognano.(corrieredellosport)

CLICCA QUI PER VISITARE IL BLOG DEI CINESI CON I CONSIGLI PER PECHINO

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Giu 11 2009

In Argentina accoglienza da Re per Zarate

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Haedo impazzisce per Maurito
Città di Haedo, nella grande regione di Buenos Aires: quando Maurito Zarate, che ad Haedo è nato, si è riaffacciato a casa, ha trovato la sorpresa: amici e familiari avevano confezionato un grande striscione con l’immagine della Coppa Italia (Copa, in spagnolo), nuovo trofeo del ragazzo già campione con il Velez.(corrieredellosport)

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Giu 11 2009

Zauri: Voglio tornare

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"Non sento la Lazio da luglio scorso"
E’ stato uno dei cosidetti "epurati" della scorsa estate, in cui un gruppo di giocatori fu lasciato a Roma e non fu fatto partire per il ritiro di Auronzo di Cadore. Fu accusato da qualcuno di aver destabilizzato lo spogliatoio, la società e l’allenatore lo misero da parte per scelta tecnica. Insomma un periodo molto difficile passato da uno dei tanti capitani della storia della Lazio: Luciano Zauri, il quale, reduce dall’esperienza con la Fiorentina, è sulla via del ritorno. Rimarrà o se ne andrà? Di questo e di molto altro ancora si è parlato nell’ esclusiva della redazione de LALAZIOSIAMONOI.IT proprio con lo stesso Zauri…

Luciano, qual è la tua situazione attuale?
Al momento sono sotto contratto con la Lazio e quindi per ora rientrerò a Roma, in attesa di conoscere le novità relative al mio futuro.

La tua volontà però qual è?
La mia volontà, alla base, era quella di non andarmene mai. La Lazio è sempre stata una famiglia per me e non avrei mai voluto abbandonare un simile ambiente. Purtroppo però alcune situazioni hanno fatto sì che mi si prospettasse quest’addio e, per forza di cose, ho dovuto accettare. Piuttosto che fare il tifo per i miei compagni dalla tribuna e rimanere fermo una stagione intera, ho preferito prendere altre strade e rendermi utile a qualche altra squadra.

Da capitano e veterano di quel gruppo ti ha fatto male e ti è dispiaciuto ricevere un trattamento simile?
Sul mio conto si sono fatte talmente tante chiacchiere che ho preferito lasciar perdere tutto e andarmene lontano. Ho una bimba così piccola da dover salvaguardare, certamente molto più importante di tutte le cose maligne che si sono dette su di me. Mi ha ferito profondamente l’atteggiamento di molte persone nei miei riguardi e per questo meglio lasciar perdere ogni discorso in merito. Le chiacchiere le lascio fare agli altri.

La colpa della situazione che si era creata, secondo te, di chi era?
Hanno sempre e solo dato la colpa a me, Luciano Zauri. Probabilmente è meglio così, ogni colpa me la prendo io, così tutti sono più contenti e sereni.

L’epurazione dello scorso anno che ha visto protagonista te e altri 9 giocatori…te l’aspettavi una notizia del genere in quel momento?
Quando si è calciatori, soprattutto ad un certo livello, ci si può e ci si deve aspettare di tutto. Non ho mai preteso di giocare tutte le partite dell’intera stagione, ma, al contrario, mi sono allenato con umiltà facendomi trovare sempre pronto e non dicendo mai nulla fuori posto. Ripeto, sono state dette tante cose brutte e incomprensibili a livello personale che mi hanno davvero ferito nel profondo. Dopo 5 anni trascorsi tentando di risolvere ogni tipo di problema mi è stato affibbiato il fatto di crearne all’interno dello spogliatoio. Sono cose che fanno male e che dispiacciono ma facciamo parte di questo mondo e quindi siamo costretti ad accettare anche determinate situazioni.

Cosa ti è stato annunciato il fatto che avresti dovuto fare le valigie?
Nessuno mi ha mai accusato di nulla. Mi è solamente stato detto che non rientravo più nei piani tecnici, perché preferivano puntare su giocatori più giovani di me.

Con la partenza di Delio Rossi, pensi di avere maggiori possibilità di rimanere a Roma?
Non so chi sarà il nuovo allenatore, né tra quanto verrà annunciato. Mi auguro che il successore di Rossi possa tenere conto della mia presenza e possa partire anche da me nella costruzione della nuova squadra. Al contrario prenderò in esame le offerte che arriveranno come successo lo scorso anno.

Ballardini è in pole position come nuovo tecnico della Lazio…un tuo giudizio su di lui?
Non lo conosco personalmente ma tutti coloro che hanno giocato con lui me ne hanno parlato bene. Posso solo dire che l’anno scorso ha portato a termine un ottimo lavoro a Palermo e per questo, credo abbia tutte le potenzialità per guidare una squadra come la Lazio.

Hai sentito qualcuno della società o lo stesso Lotito negli ultimi tempi? Qualche squadra si è fatta avanti con qualche offerta nei tuoi confronti?
Finora non ho ricevuto alcuna telefonata dalla Lazio. Addirittura non li sento dallo scorso luglio.
Di offerte, fino ad adesso, non se ne è avuta traccia ma credo che sia anche abbastanza presto per parlarne. La scelta dell’allenatore della società biancoceleste credo sarà fondamentale per il mio futuro.

La tua esperienza alla Fiorentina è stata abbastanza positiva. Perché non ti hanno riconfermato dato che il diritto di riscatto poteva essere esercitato?
A Firenze ho trovato compagni e dirigenti che mi hanno fatto sentire a mio agio sin dal primo giorno di ritiro. Quindi, dopo la delusione di lasciare la Lazio, ho comunque ricevuto attestati di stima che mi hanno fatto bene. La mia non riconferma credo sia dipesa dal fatto che il diritto di riscatto fissato era sin troppo alto per le casse della Fiorentina. Poi, naturalmente, ognuno fa le proprie valutazioni quando si tratta di calciomercato.

Un tuo bilancio della stagione appena trascorsa in maglia viola.
Mi sono rimesso in gioco e questo è stato positivo. La mia volontà era quella di fare bene anche al di fuori dell’ambiente laziale e credo di esserci riuscito, arrivando a disputare la Champions e molte partite in campionato.

Credi che il tuo possibile ritorno possa creare problemi all’interno dello spogliatoio?
Io non ho mai avuto problemi con nessuno. Se gli altri ne hanno avuti o ne hanno con me sono affari loro. Ho trascorso tanti anni qui e non ho mai detto alcuna parola fuori posto. Sinceramente mi viene da ridere al pensiero della situazione che si è creata.

Un’ultima domanda su due tuoi amici purtroppo "disoccupati": la situazione di Fiore e Giannichedda.
La settimana scorsa abbiamo disputato un torneo di beneficienza a Ceccano per l’Abruzzo. La loro situazione non è certamente facile ma il motivo sta tutto nella loro caparbietà e nella voglia di non accettare la prima opportunità che gli capita di fronte. Sono entrambi ragazzi che fanno gruppo e se al momento si trovano ancora così vuol dire che le offerte che gli sono state fatte non erano di loro gradimento.

In bocca al lupo per tutto Luciano, con la speranza di vederti presto indossare, nuovamente, la maglia della Lazio…
"Lo spero con tutto il cuore".

Fonte: Tuttomercato.web

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Giu 11 2009

Cellino: Allegri alla Lazio? Se parla con Lotito non va

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"Se lo ha conosciuto il problema è risolto"
Arriva il presidente del Cagliari Massimo Cellino in Lega e ha tanta voglia di scherzare: «93 milioni per Ronaldo? Fatemi subito andare a telefonare, ne offro 110 altrimenti mi scappa il giocatore….».

Ma scherzando Cellino manda un messaggio a Lotito che non possiamo pensare resti senza replica: «Allegri ha parlato con Lotito? Se fosse così il così il problema sarebbe risolto, una volta che lo ha conosciuto non andrà più alla Lazio.. Veramente voglio troppo bene ad Allegri per tirargli uno scherzo così brutto e mandarlo da Lotito. Anche se non mi strappo i capelli per nessuno». Che dirà ora il presidente biancoceleste?.(corrieredellosport)

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Giu 11 2009

Lotito Tuona: La Lazio non è terra di conquista

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"L’allenatore? a Formello ce stanno solo le pecore"
«Bisogna che la gente si metta in testa che la Lazio non è terra di conquista, compra e non vende. Pandev? La mia intenzione è tenerlo, ma nel caso troveremo una soluzione». Lo ha detto il presidente della Lazio, Claudio Lotito, arrivando in Lega calcio a Milano.

PANDEV – «I principi sono due -ha detto ancora Lotito- la Lazio non svende, e la Juve non ci ha mai chiamato. Se ci chiamasse non ci metteremo sugli attenti come forse poteva capitare qualche anno fa».

ALLENATORE – Capitolo allenatore. «L’allenatore? Deciderò con tranquillità e con i tempi stabiliti da me, e lo stesso vale per le scelte di mercato -ha concluso il presidente biancoceleste-. Ballardini è libero? Non so che dirvi. Oggi sono qui e a Formello ci sono solo le pecore».(corrieredellosport)

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Giu 11 2009

A tutto c’è un limite…

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Aladino trova la lampada magica, la sfrega ed esce il genio che gli
annuncia che esaudirà un solo desiderio.

Allora Aladino propone:
- Vorrei che terminasse la guerra in Palestina!

Il genio però risponde:
- Mi dispiace ma questa è una cosa troppo grossa anche per me, posso
esaudire ogni tuo desiderio ma che sia di "dimensione normale"…

- Allora voglio che la Roma diventi la prima squadra della capitale e che
vinca la Champions League! – risponde Aladino…

E il genio:
- Vabbè ho capito, passami un po’ la mappa della Palestina…

 

by Cuore Biancoceleste – Facebook

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Giu 11 2009

Real Madrid Gargarozzone: Preso Cristiano Ronaldo

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Realizzano i nostri sogni…
Il Real Madrid non si ferma più. Dopo Kakà arriva anche Cristiano Ronaldo. Il Manchester United, infatti, attraverso una nota ufficiale sul suo sito internet, ha fatto sapere di aver accettato la mega-offerta di circa 93 milioni di euro per l’asso portoghese da parte delle "merengues".

IL COMUNICATO – «Il Manchester United ha ricevuto un’offerta-record e incondizionata di 80 milioni di sterline (circa 93 milioni di euro) per Cristiano Ronaldo da parte del Real Madrid -recita il comunicato dei red devils- Alla richiesta di Cristiano, che ha nuovamente espresso il desiderio di andare via, e dopo i colloqui con i rappresentanti del giocatore, lo United ha accettato di autorizzare il Real Madrid a trattare con il giocatore. La trattativa dovrebbe concludersi entro il 30 giugno. Il club non farà ulteriori commenti fino a nuovo avviso».

OFFERTA RECORD – I 93 milioni offerti dal Real Madrid per Cristiano Ronaldo costituiscono l’offerta più alta mai formulata per un calciatore. I precedenti-record appartengono sempre al Real Madrid, che aveva speso circa 72 milioni di euro per Zinedine Zidane e i 65 spesi per Kakà.(corrierdellosport)

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Giu 11 2009

Corsi: Pandev rischia di restare alla Lazio

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"Non ricorreremo all’articolo 17"
Per un ‘gentleman agreement’ Goran Pandev non scenderà ai pugni di ferro con il presidente Lotito, ma la ‘cortesia’ potrebbe costragli cara. Già perché il macedone intenzionato a lasciare la Lazio, potrebbe suo malgrado restare in biancoceleste anche la prossima stagione. A disegnare lo scenario prossimo venturo è Leonardo Corsi, agente dell’attaccante biancoceleste, intervistato in esclusiva da Calciomercato.it. "Al momento non ci sono novità di rilievo. Mi dovrò vedere con Lotito per parlare un pò (è previsto un incontro fra una decina di giorni ndr), per capire la posizione del presidente e trovare una soluzione che vada bene per tutti". Si dice che Lotito voglia 20 milioni per Pandev ma la Juve ne abbia offerti solo 8 milioni più Almiron: "Sì, c’è distanza al momento, stiamo parlano con il presidente, i rapporti sono molto pacifici, vogliamo trovare delle soluzioni nell’ambito del buon rapporto che c’è sempre stato e quindi non siamo intenzionati a ricorrere all’art.17 della Fifa". Da quello che appare c’è quindi il ‘rischio’ che Pandev rimanga alla Lazio: "Ad oggi – spiega Corsi a Calciomercato.it – la possibilità maggiore è proprio che Goran resti alla Lazio". Fra i vari club indicati come corteggiatori del macedone ci sono anche Roma e Napoli "Rumors senza fondamento" dichiara l’agente.(calciomercato.it)

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Giu 11 2009

L’Argentina perde ancora…Bravo Maradona continua a lasciare a casa Zarate

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2-0 con l’Ecuador
Brutta sconfitta sotto la pioggia per l’Argentina a Quito, dove la ‘seleccion’ guidata da Diego Armando Maradona, e con Leo Messi quale uomo chiave, è stata battuta 2-0 dall’Ecuador, in una partita valida per il Girone sudamericano di qualificazione ai Mondiali del 2010 in Sudafrica. Le due reti della squadra andina sono state segnate da Walter Ayovì al 26′ e Pablo Palacios al 37′ del secondo tempo. Per Maradona quella di oggi è la seconda sconfitta alla guida della nazionale, dopo la storica goleada (6-1) che gli argentini hanno incassato un paio di mesi fa a La Paz dalla Bolivia. Nei primi ’45 la squadra di Buenos Aires ha giocato meglio dell’Ecuador, ma non ha saputo concretizzare. Messi ha giocato bene, con numerose occasioni di gol: con i suoi dribbling ha fatto soffrire spesso la difesa dell’Ecuador, ma non è riuscito ad andare a segno. Tra i migliori in campo, il portiere argentino nazionalizzato ecuadoriano Marcelo Elizaga, che al 28′ del primo tempo ha parato un rigore a Carlitos Tevez. Nella seconda metà, gli argentini hanno probabilmente risentito dell’altitudine (2.850 metri) dello stadio ‘Atahualpà, mentre sul piano sia fisico sia del gioco gli ecuadoriani hanno preso il controllo del campo, creando numerose occasioni. Dopo la sconfitta di oggi, l’Argentina rimane tra le quattro nazionali che vanno direttamente in Sudafrica, ma ora ha appena due punti di differenza dall’Ecuador, che con i tre punti preziosi di oggi è risalito alla quinta posizione. La squadra di Maradona dovrà ora vedersela nella prossima partita niente meno che con il Brasile, incontro in programma a Buenos Aires il 5 settembre.(corrieredellosport)

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Giu 11 2009

Obiettivo Pechino: La Lazio stuidia i pacchetti per i Tifosi

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Si programma la trasferta Cinese
La richiesta d’un settore dedicato ai tifosi laziali, la Curva Nord cinese per affratellare tutti i supporter. I prezzi dei biglietti ( in vendita dai primi di luglio), l’organizzazione del viaggio e degli adempimenti necessari per sbarcare in Cina. Il ritiro per la squadra, i campi d’allenamento, il piano d’attuare durante la trasferta agostana. Missione Pechino conclusa per la Lazio, i dirigenti biancocelesti sono rientrati a Roma, così come quelli interisti che sono stati capeggiati dal tecnico Mourinho. Lazio ed Inter hanno preso visione del posto, hanno visitato la sede che ospiterà i rispettivi ritiri e hanno preso contatto con le delegazioni dei tifosi.

BIGLIETTI: Non ci sono comunicazioni ufficiali, solo indiscrezioni. Ogni decisione è in fase di studio. L’organizzazione dell’evento sta prevedendo la creazione di dieci modalità di prezzi: da 180 yuan ( la moneta cinese, circa 18 euro) a 2.800 yuan ( circa 293 euro). Andranno decisi secondo settore. La mappa sarà resa nota nelle prossime settimane. L’idea della Lazio è precisa: vuole inserire l’acquisto dei tagliandi in un pacchetto comprensivo di viaggio e albergo. La società studia l’ipotesi di legarsi ad una agenzia cui i tifosi biancocelesti possano rivolgersi ( anche per avere informazioni per richiedere il visto necessario per sbarcare in Cina). Non sarà facile raggiungere Pechino, la Lazio potrebbe ottenere una scorta iniziale di 1.000 biglietti ( dipenderà dalle richieste). I tagliandi dovrebbero essere messi in vendita circa 45 giorni prima della finale.

EVENTI MARKETING: Da giovedì 18 a domenica 21 giugno in tutti i negozi Lazio Style 1900 sarà esposta la Coppa Italia. Verrà ospitata a turno per tutto il week-end nei punti di via Calderoni ( Roma), Parco Leonardo, Valmontone, Frosinone e Soratte. In questi giorni, invece, i Lazio Style daranno la possibilità di ritirare gratuitamente il poster cresto utilizzando la foto-ricordo effettuata dalla Lazio durante il Cuccioline Day. I punti vendita laziali prossimamente metteranno in vendita la replica ( in numero limitato) delle casacche indossate dalla squadra nella finale di Coppa Italia.(corrieredellosport)

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Giu 11 2009

Mandorlini-Maran, a Cagliari iniziano a pensare al dopo Allegri

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In caso di separazione…
E’ difficile saltare a facili conclusioni quando in ballo ci sono due presidenti tanto capaci quanto imprevedibili. La telenovela Allegri sta tenendo col fiato sospeso le tifoserie di Lazio e Cagliari, in attesa di conoscere rispettivamente il nome del nuovo allenatore e di sapere se il condottiero di una stagione trionfale saluterà la compagnia per andare a fare le altrui fortune.
In questo scenario, fatto di ipotetici incontri più o meno segreti (tra Allegri e Lotito), frasi al vetriolo (di Cellino a Lotito) e allenatori alla finestra (Ballardini, Giampaolo, Mazzarri…), si innesca la necessità del Cagliari di prepararsi al peggio, ovvero all’ipotesi di dover di punto in bianco cambiare la propria guida tecnica.
I giornali oggi in edicola rilanciano i nomi di Pierpaolo Bisoli (Cesena) e Francesco Moriero (Crotone), tecnici rampanti ed ex giocatori rossoblù negli anni Novanta.
La stampa regionale e segnatamente La Nuova Sardegna e Il Sardegna, propongono la candidatura di Andrea Mandorlini, ex libero dell’Inter Campione d’Italia nel 1989 con Giovanni Trapattoni e da ieri ufficialmente sul mercato. L’allenatore, che la scorsa estate aveva rilevato Max Allegri sulla panchina del Sassuolo, ha deciso di interrompere il proprio rapporto con la formazione modenese. A Cagliari c’è Gianfranco Matteoli, suo ex compagno di squadra in nerazzurro, che lo stima e lo avrebbe sponsorizzato.

L’Unione Sarda invece piazza tra i candidati alla panchina Rolando Maran, tecnico da due anni alla guida della Triestina e accostato nelle scorse ore a Mantova e Vicenza. L’allenatore alabardato ha guidato la squadra capitanata da Allegretti a ridosso dei play-off nel campionato cadetto appena concluso. Mandorlini quanto Maran rispecchiano in pieno l’identikit dell’allenatore ideale per Cellino: giovane, emergente e non troppo costoso.(tuttocagliari)

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Giu 11 2009

Unione Sarda: Attento Cellino, Lotito ti soffia Allegri

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Il tecnico è attratto dalla Capitale
Squadra che vince non si cambia, va ripetendo da settimane Cellino. Eppure dopo il capocannoniere Acquafresca, il Cagliari potrebbe perdere anche l’allenatore Allegri. Già raggiunto un accordo di massima (sia sull’ingaggio sia sulla durata del contratto) con il tecnico livornese, il patron della Lazio Lotito proverà ora a convincere il collega rossoblù a liberarlo. E quale occasione migliore della riunione di Lega in programma oggi a Milano. Maran, quest’anno sulla panchina della Triestina in B, resta alla finestra e sogna la sua prima serie A in Sardegna.

Dopo le accuse a distanza (soprattutto da parte di Cellino che ha definito «scorretto» il comportamento dei biancocelesti), ecco il tanto atteso faccia a faccia tra presidenti che potrebbe alimentare l’inedita trattativa o spazzarla via sul nascere. Certo è che la Lazio vuole Allegri (Ballardini e Casiraghi sono delle seconde scelte), e a quest’ultimo l’idea di trasferirsi a Roma non dispiace affatto, anzi. Addirittura avrebbe manifestato il suo interesse a Lotito (che ha mandato un emissario a Livorno per sondare il campo) prima di partire in vacanza a Mykonos assieme alla compagna Claudia.

Incontro interlocutorio, ma non troppo, visto che si è parlato anche dei dettagli economici. Lasciando l’Isola, per farla breve, Allegri guadagnerebbe 750 mila euro (100 in più rispetto a quelli che gli dà il Cagliari, esclusi i premi però) per due anni. E chiaramente avrebbe la possibilità di partecipare all’Europa League (l’ex Coppa Uefa) a cui tanto teneva.

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