Strano, ma a Ruben Sosa Gonzalo Barreto sta simpatico anche se… «nelle giovanili del Danubio giocava lui, mentre mio cugino Brain Sosa era la riserva. Brain è bravo, credetemi. Anche lui un giorno lascerà l’Uruguay per venire in Europa. Ma certo Barreto è un’altra cosa». Ruben Sosa, 124 partite e 40 gol con la Lazio tra il 1988 e il 1992, l’ultimo uruguaiano a vestire biancoceleste prima di Muslera.
E l’ultimo attaccante prima di Barreto, cresciuto come lui nel Danubio, che ieri è sbarcato a Roma. La Lazio lo ha tenuto nascosto, a Formello non si è visto, il contatto con la squadra ci sarà nei prossimi giorni.
Ruben, chi è Barreto?
«È un bambino. Ma che bambino! Furbo, tecnico, istintivo».
Le piace, sembra di capire.
«Certo, mi somiglia (ride)».
Davvero?
«Gioca il calcio che piace a me, quello della strada. Rispetto a me forse è meno veloce, ma ha tempo per migliorare da questo punto di vista. Di certo, si vede è un calciatore di classe A. Come dite voi? Fuoriclasse: ecco, può diventarlo. Basta non farlo giocare da punta: lui è un numero 10, se lo metti spalle alla porta lo rovini».
Che cosa si dice in Uruguay del trasferimento?
«Non l’hanno presa bene. Speravano che il giocatore restasse ancora un po’ in casa, prima di andare in Europa. Ma tanto ce l’avrei portato io: tra un mese e mezzo sono in Italia, l’avrei sicuramente segnalato in un provino alla Lazio e all’Inter. Vabbè, porterò solo mio cugino».
Altro uruguaiano che ora spopola a Formello: Muslera.
«Quando mi dicevano che la Lazio lo aveva messo fuori squadra, non volevo crederci. Ero sicuro che sarebbe esploso prima o poi. Non è un fuoriclasse, ma di sicuro un ottimo portiere».
Chi è oggi Ruben Sosa?
«Faccio parte dello staff tecnico del Nacional Montevideo. Alleno solo gli attaccanti, dai bambini alla prima squadra. Insegno loro come calciare con le tre dita… No, gli altri ruoli no, non mi diverto ad allenarli. Forse in futuro».
Segue la Lazio di oggi?
«Tutte le partite, non me ne perdo una. Sono informatissimo. E dico che quest’anno vedo una squadra diversa, come se avesse fatto un salto di qualità rispetto ai campionati passati. Può puntare alla Champions. E poi con quello lì davanti…» .
Zarate?
«Ovvio. È il comandante della squadra, fa la differenza. Se io fossi l’allenatore, lui e altri dieci, così si dice no?».
Della sua Lazio chi sente ancora?
«Ogni tanto Gregucci e Pin. La Lazio è come se fosse ancora casa mia. A proposito…».
Prego.
«Se Lotito vuole, quando vengo in Italia sarei felice di giocare un po’ con i bambini del settore giovanile. Si può?».
Non sarebbe male. Il tiro con le tre dita mica sanno insegnarlo tutti…
Gazzettadellosport