Set 23 2009
Sabatini: Sono andato via per Lotito…
Uomo di calcio, scopritore di talenti, ex direttore sportivo della Lazio, ma anche ala destra funambolica e di promesse non mantenute ai tempi della prima Roma di Liedholm, negli anni Settanta. In questi casi, si dice che può essere una settimana speciale. Per Walter Sabatini, da un anno diesse del Palermo, potrebbe esserlo, anche se poi ragionerà e si comporterà nel solito modo, provando a mantenersi freddo e distaccato. Vive le partite e il suo lavoro con un trasporto emotivo, una responsabilità e una passione rarissime da trovare nel calcio di oggi. E’ come se da dirigente dovesse realizzare tutto quello che non ha concretizzato sul campo da giocatore, nonostante i dribbling gli riuscissero bene. Una sorta di contrappasso, una sfida continua e vissuta quasi sempre in salita. Con Lotito ha costruito la Lazio di Rossi. Con Zamparini ha applaudito il Palermo di Ballardini e ora sta ripartendo da Zenga. Un giorno, appena arrivato in Sicilia, gli scappò per sbaglio dalla ventiquattr’ore lo stemma con l’aquilotto scucito dalla divisa biancoceleste e conservato gelosamente. Un distacco sofferto dalla Lazio. Oggi, però, il suo grande obiettivo è riportare il club rosanero in Europa. Da Kolarov e Muslera, è passato a Hernandez e Pastore, in attesa di portare alla luce altri talenti. Questa sera la Roma alla Favorita, domenica il ritorno all’Olimpico per sfidare la sua vecchia, cara Lazio. Ieri mattina ci ha raccontato tutto o quasi.
Pochi sanno che Sabatini è un ex giocatore della Roma.
«Diciamo che ho cercato di giocare. Davanti avevo Bruno Conti, non so se mi spiego. Mi considero un tentativo mal riuscito ».
Non si butti così giù…
«No, non mi butto giù. Ero un precario del calcio».
Liedholm è stato uno dei suoi maestri.
«Soprattutto Liedholm. Ero forse l’unico che riusciva a farlo arrabbiare, perché facevo tutto il contrario di quello che mi diceva, nonostante possedessi grandi qualità fisiche e tecniche».
L’esperienza, però, l’ha tradotta in positivo da dirigente.
«Dopo, se hai giocato, si fa meno fatica a capire».
Sabatini ha pure una presenza in un derby con la Lazio.
« Campionato 1976/ 77, 1- 0 per la Lazio, gol di Giordano. Entrai a freddo, quando mancavano dieci minuti alla fine della partita. Mi ritrovai un pallone importante per pareggiare quasi allo scadere, tirai in Curva Nord… E’ un ricordo che mi provoca ancora dolore».
Si sente più ex romanista oppure ex laziale?
«Mi sento ex laziale, ovviamente. La Roma rimane uno splendido ricordo, ma è soltanto un brano che appartiene alla mia prima vita. La Lazio rappresenta la mia seconda vita. Oggi al Palermo sto vivendo la mia terza vita».
A proposito di Roma, questa sera ritroverete una squadra che Ranieri ha appena ricompattato. Che partita si aspetta?
«La Roma è come l’Araba Fenice, si distrugge e si ricostruisce in un battito d’ali. Oggi sono di nuovo sugli scudi, dopo la sconfitta di Basilea sembravano crollati. Sono le caratteristiche della squadra, della società, di un ambiente che ti porta mille volte a picco e poi risorge. Noi del Palermo veniamo da un brutto risultato a Parma, però ce la giocheremo. Faremo la nostra partita».
Non ha iniziato bene il Palermo…
«E’ vero, i risultati non sono in linea, ma la squadra ha sempre tenuto il campo. Con la Fiorentina e con il Parma non meritavamo di perdere. Sono arrivate due sconfitte, ma la differenza per tornare a fare risultato è minima. Ci vuole un piccolo passo».
Domenica, dopo il rigore negato a Parma, sul sito del Palermo avete pubblicato la lista dei presunti torti arbitrali subiti nelle prime quattro giornate. Perché?
« Lo abbiamo fatto senza alcun livore. Abbiamo semplicemente segnalato alcune situazioni. Non ci vogliamo lamentare, ma ogni tanto, soprattutto se rappresenti una realtà periferica del nostro calcio, è meglio segnalare. Gli errori sono stati rappresentati senza isterismi, tre o quattro episodi che non ci hanno aiutato. Ci vuole attenzione per tutti, senza compensazione per nessuno. Ci vuole la stessa attenzione per la Roma. A volte, però, se sei considerato una piccola o una provinciale come il Palermo, devi fare qualcosa. Faccio un esempio: non è che trasmissioni come la Domenica Sportiva o analoghe alla Domenica Sportiva si soffermino molto su certe squadre. E allora mettere gli episodi sul sito era una maniera per segnalarli».
Questo discorso potrebbe valere anche per la Lazio?
«Certo. Anche per la Lazio».
La differenza, quel piccolo passo di cui parlava che manca ancora al Palermo, risiede negli errori arbitrali?
«Se ci avessero dato quei rigori con Fiorentina e Parma non avremmo perso le partite. Questo, però, non ci deve far pensare che il problema sia un altro. Il Palermo deve migliorare, è ovvio».
Quanto manca Liverani?
«Manca molto. Si tratta di un giocatore esperto, formidabile. Ma io non vorrei, anche se è prossimo al rientro, che gli si dessero subito troppe responsabilità. Forse ho sbagliato io a non trovare un sostituto».
C’è grande curiosità per Pastore.
«E’ un giocatore formidabile. Le sue prime tre partite sono state buone, a Parma ha giocato meno bene. Zenga forse gli darà un turno di riposo. E’ un talento, bisogna aspettarlo e proteggerlo. E’ un playmaker, un fantasista a tutto campo, svolge una grande mole di lavoro. Non è definibile né come seconda punta, né come trequartista ».
Se dovesse paragonarlo ad un altro giocatore, a chi lo accosterebbe?
«Non a Kakà, come hanno fatto in Argentina, anche se alcune accelerazioni e il modo di puntare l’uomo possono ricordare le movenze del brasiliano. Pastore è un giocatore completamente diverso. E’ un playmaker a cui va aggiunta la fantasia e la capacità di andare in gol».
Dal profilo che ne traccia, viene in mente Platini, che faceva il centrocampista e l’attaccante.
« Potrebbe come raggio d’azione. Lo ricorderà se diventerà efficace anche in zona- gol».
Domenica all’Olimpico vedremo un bel duello argentino tra Zarate e Pastore. Chi merita subito la convocazione di Maradona?
«Zarate la merita. E’ pronto per la nazionale argentina, anche se in attacco la concorrenza è fortissima. Pastore è un ‘ 89, penso che il suo momento arriverà dopo i Mondiali, quando inevitabilmente inizierà un nuovo ciclo».
Che Parma affronterà questa sera la Lazio?
«Una squadra aggressiva, che gioca un calcio di contrapposizione in modo propositivo. Ma credo che vincerà la Lazio».
Perché lo dice in modo netto?
«La Lazio è forte».
Oggi è più forte la Lazio o il Palermo?
«In questo momento la Lazio è più affidabile, ha meno equilibri da aggiustare, mi sembra più pronta dal punto di vista agonistico. Hanno giocato la Supercoppa e l’Europa League, sono più avanti come condizione. Il Palermo bisogna aspettarlo».
Ci racconta Zenga allenatore?
«E’ un tecnico iper-attivo, propositivo, ricettivo. E’ un allenatore che farà bene. Lo vedo pieno di idee e cerca di trasferirle sul campo, anche se non ha ancora trovato le situazioni che lo convincono. Ha carisma, si fa seguire molto nello spogliatoio».
Però non è ancora il Palermo di Zenga?
«No, ma lo diventerà. E’ accettabile, sta lavorando qui solo da tre mesi».
Ci racconta Ballardini allenatore?
« Posso dire che a Palermo ha prodotto una sorta di incantesimo calcistico, perché di questo si è trattato. Ha trovato una soluzione, l’ha adattata e l’ha rifinita. Il Palermo nella passata stagione ha giocato un grande calcio e ha prodotto grandi risultati ».
Ballardini e il suo staff rivendicano con orgoglio il primato di punti e di vittorie stabilito alla guida del Palermo.
«I primati non si possono nascondere. Li ha centrati attraverso un calcio spettacolare, un calcio che ha fatto punti e divertimento ».
I tifosi del Palermo si sentono orfani di Ballardini…
«La gente ha stima di Zenga e ha voltato pagina, anche se non ci si dimentica cosa è stato il Palermo nella passata stagione».
Quali sono i pregi del nuovo allenatore della Lazio?
«E’ un intuitivo, riesce a capire le caratteristiche dei giocatori coinvolgendoli in un progetto adeguato. E’ un esteta pratico del calcio. Punta su una circolazione veloce del pallone. La circolazione del pallone dev’essere rapida, centrale, profonda. Privilegia il gioco. Dicevo prima è un esteta pratico, perché indirizza il suo lavoro e gli allenamenti verso quel tipo di situazione che si verifica la domenica in partita».
Perché Simplicio a Palermo era diventato determinante per il suo gioco?
«Perché giocando a rombo formava con Liverani, vertice basso del centrocampo, una verticale attraverso la quale si sviluppava un gioco molto fluido».
Simplicio è in scadenza di contratto. Qual è la sua situazione?
«Simplicio ha un’offerta importante del Palermo che scadrà il 30 dicembre. Non è discriminato. Gioca perché merita di giocare. E così sarà, se non dovesse rinnovare, sino alla scadenza del contratto. Non ci sono veti».
Si aspettava che Matuzalem potesse diventare per la Lazio di Ballardini quello che è stato Simplicio per il Palermo?
« Matuzalem è un grande calciatore. A parte il tornante, a centrocampo può giocare in qualsiasi ruolo, trequartista, interno, regista, mediano. Ha una caratura tecnica superiore alla media».
Che ne pensa della rinascita di Baronio?
«E’ una perla di Ballardini. Baronio, per tanti anni, è stato un reietto del calcio. Io stesso devo fare autocritica. In molti abbiamo sbagliato. E dico abbiamo, è meglio dire abbiamo. Faccio i miei complimenti a Baronio. La sua storia è un messaggio per molti calciatori di talento, che considerano finita la loro parabola. Non è così. All’ultimo tuffo, si può sempre rimediare. Ma la sua storia è un messaggio anche per noi dirigenti e per gli allenatori. Bisogna mettere da parte a volte l’arroganza intellettuale o forse la pigrizia intellettuale. Si tranciano dei giudizi e non si torna indietro. Non è così. Baronio lo racconta».
Tralasciando le tensioni estive, sta sfuggendo a molti un aspetto. Calcisticamente Ballardini preferisce Baronio a Ledesma. Sorpreso?
«Conoscendo Ballardini, so che predilige i calciatori con una grande sensibilità tecnica ».
Ma che ne pensa dei casi Ledesma e Pandev?
« In questa vicenda, che sta diventando pesante, non intendo intervenire. Mi dispiace per tutta la situazione che si è creata. Posso soltanto dire che la Lazio non attinge ad un patrimonio tecnico importante ».
Ballardini ha dichiarato che Kolarov diventerà uno dei terzini più forti del mondo. Cosa prova?
«Una soddisfazione enorme. E mi fermo qui».
Perché un anno fa decise di lasciare la Lazio?
« Perché Lotito non riconosce la figura del direttore sportivo. Lotito mi ha fatto lavorare con dignità, mi ha fatto migliorare. Ma lui intimamente non riconosce il ruolo, riconosce soltanto il ruolo dell’allenatore. Gli altri sono ruoli marginali e periferici. Attenzione, non dico non riconoscesse Walter Sabatini. Lotito non riconosce il ruolo del direttore sportivo. Mi sembra di essere stato esaustivo».
Il rapporto, però, con Lotito è rimasto?
«Nutro per Lotito un sentimento di amicizia e di stima. Ma non ci sentiamo mai».
Zamparini che presidente è?
«E’ un grandissimo presidente. Riconosce il ruolo del direttore sportivo. Certo ha un carattere da maresciallo austro- ungarico, non è un uomo facile. Ma si tratta di un grande presidente».
Lotito è stato molto criticato per la cessione di De Silvestri. Che ne pensa?
«Ha fatto bene Lotito. De Silvestri a suo tempo, rinunciando ad un contratto per più anni, non ha voluto legarsi stabilmente alla Lazio. E con la Fiorentina è stata conclusa un’ottima operazione. Ha fatto benissimo Lotito a cederlo».
Rossi ha fatto esordire Perpetuini, Ballardini lo sta lanciando. Ci sono altri ragazzi del settore giovanile della Lazio su cui scommetterebbe?
« Ce ne sono un paio del ‘ 92, ma anche nelle classi ‘90 e ‘91. Il fatto è che, non lavorando più alla Lazio, non posso valutarne i livelli di crescita, le situazioni. Pensavo che Faraoni potesse diventare presto un titolare della Lazio perché ha grandi qualità, ma ci riuscirà soltanto conservando l’umiltà e l’attenzione che ci vogliono. Non so se è così. In caso contrario, sarà buono soltanto per l’Interregionale».
Cosa proverà tornando domenica all’Olimpico e come finirà Lazio-Palermo?
« Un’emozione feroce e dolorosa. Sono già tornato l’anno scorso, perdendo la partita e uscendo distrutto. Non vorrei ripetere l’esperienza».(corrieredellosport)






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