Fuga per la tranquillità. La Lazio, contestata e insultata dai tifosi, scappa in Toscana,a Monteriggioni, paesino medievale alle porte di Siena. Deve ritrovare se stessa e la fiducia nei propri mezzi. Deve riallacciare il filo del discorso, interrotto nella afosa notte di Verona, il 30 agosto scorso, ultima vittoria in campionato. I numeri sono allarmanti: quattro punti nelle ultime otto partite, due nelle ultime quattro con appena un gol fatto e quattro subiti.
Davide Ballardini, chiamato in estate al posto di Delio Rossi, dà l’impressione di non sapere più dove sbattere la testa. L’unico schema, nelle ultime esibizioni, è diventato dare la palla a Zarate e sperare che l’argentino inventi qualcosa. È stato così anche contro il Cagliari. L’allenatore prova una squadra durante la settimana e sistematicamente ne fa giocare un’altra: nel tentativo di disorientare i giornalisti, finisce per mandare in crisi i giocatori. E anche per lui, come per la Lazio, è arrivato il momento della verità.
Nelle prossime tre partite, che conducono alla sosta per la nazionale, Ballardini si gioca la panchina della Lazio. Premessa: Lotito non vuole cambiare. Per almeno due motivi: 1) il contratto del tecnico, 750 mila euro che arrivano al milione considerando i collaboratori, è biennale e graverebbe sulle casse dei biancocelesti; 2) Ballardini è una scelta del presidente che non intende sconfessare se stesso e dare ragioni a chi gli consigliava di andare avanti con Delio Rossi. Va anche detto che Lotito in estate aveva altre mire: l’Europa League e, per quanto riguarda il campionato, il quarto posto Champions. Oggi, invece, la sua Lazio è in piena zona salvezza.
Se la squadra continuasse a sprofondare, il cambio sarebbe inevitabile. E si affacciano i primi nomi: l’ex laziale Sinisa Mihajlovic è la candidatura forte, Mario Beretta una possibile alternativa. Difficile che Lotito pensi al ritorno di Rossi, ancora libero. Siena, Villarreal e Milan (con i rossoneri all’Olimpico) decideranno il destino della Lazio e della sua guida tecnica. Da domenica ogni partita sarà una specie di esame. Il ritiro lo ha deciso Lotito e Ballardini (contrario) si è adeguato.
Gioverdì mattina alle 10,30 quando il pullman ha lasciato Formello scortato dalla polizia c’erano già oltre cento tifosi pronti a contestare. In ritiro non sono andati i dissidenti Pandev e Ledesma, ma neppure gli altri giocatori ai margini del gruppo: Firmani, Stendardo, Manfredini, Artipoli e Bonetto. La rottura è prolungata e l’ultima mossa della Lazio apre nuovi fronti legali: facile che anche Ledesma, adesso, seguirà la strada di Pandev e si rivolgerà al Collegio arbitrale della Lega nella speranza di rescindere il contratto.(corrieredellasera)