Lotito ha scelto il silenzio. La Lazio cerca la strada della calma e della tranquillità per provare ad uscire dalla crisi di risultati, di sicuro non prevista. Aggiungere altre parole, fanno sapere da Formello, non servirebbe: Ballardini e la squadra hanno bisogno di rispondere sul campo, lavorare e pensare ai prossimi impegni può essere il modo di attraversare la contestazione e riacquistare fiducia, isolandosi. Ma se può essere comprensibile la scelta per allenatore e squadra restano tante domande a cui Lotito dovrebbe trovare una spiegazione. Lo chiedono tanti tifosi della Lazio, stanchi di assistere a campionati mediocri, ora neppure più anonimi se il rischio diventasse davvero quello di retrocedere in serie B. Ha parlato due lunedì fa, rinnovando la fiducia a Ballardini il giorno dopo la sconfitta di Bari, quando s’era fatto sentire negli spogliatoi, sollevando altri interrogativi. Poi è calato il silenzio. Riflette, aspetta la svolta, non parla più come ha sempre fatto, quasi ogni giorno.
Chissà se lo farà oggi prima di entrare negli uffici di via Allegri per il suo primo Consiglio Federale. Ma le domande sono tante.
Cosa succede alla Lazio? E in che modo Lotito intende intervenire a gennaio, quando riaprirà il mercato? E’ davvero convinto che la Lazio possa fare a meno di Ledesma e Pandev? E non ritiene che il successo di Supercoppa a Pechino abbia finito per creare false aspettative? E poi una società come la Lazio non dovrebbe creare una struttura dirigenziale più forte e possedere una rete di osservatori? La squadra, rispetto a due anni fa, è invecchiata e sostiene con difficoltà tante partite. La crisi, parlando di calcio e non di pallone, ha radici profonde.(corrieredellosport)
1 – Perché ha ritenuto che la Lazio migliorasse soltanto attraverso il cambio di allenatore passando da Delio Rossi a Ballardini?
Già nella passata stagione, Lotito riteneva che la Lazio potesse lottare per il quarto posto e conquistare la qualificazione ai preliminari di Champions League. Era una squadra più forte di quella che allena oggi Ballardini. E anche Rossi, che pure sarebbe arrivato alla scadenza del mandato dopo aver vinto e salvato il bilancio stagionale con la Coppa Italia, era entrato in discussione. Nelle segrete stanze di Formello e Villa San Sebastiano gli veniva rimproverato uno scarso feeling con una parte dello spogliatoio, che troppo spesso preferiva la spalla del presidente per lamentarsi o perorare i propri interessi. Era la stessa Lazio che nel girone di andata aveva stabilito il record di punti ( 31) della gestione Rossi. Nel girone di ritorno troppe interferenze e una gestione sempre più complicata provocarono uno scollamento generale. Era una Lazio che aveva smesso di giocare di squadra e in cui prevalevano gli individualisti. Rossi, confrontandosi con Lotito alla fine del campionato, per un eventuale nuovo progetto avrebbe chiesto la conferma dei migliori giocatori, un mercato in uscita che consentisse di partire per il ritiro con un gruppo già definito e ristretto, la cessione di alcuni giocatori ormai alla fine di un ciclo ( non Rocchi e Foggia per essere chiari, ma Siviglia) e due-tre rinforzi. Un piano su cui Lotito impiegò venti giorni di riflessione sino al divorzio. Perché ha pensato che, cambiando soltanto allenatore, tutti i problemi sul tavolo con Rossi sparissero?
2 – Ha reintegrato Stendardo: è ancora convinto di aver scelto nel modo più giusto con Ledesma e Pandev?
La Lazio ha reintegrato Stendardo nel gruppo dei titolari, restituendo a Ballardini un’alternativa preziosa in difesa, almeno per il campionato. Concluso il mercato senza aver acquistato lo stopper promesso, non si poteva comprendere l’ostracismo nei confronti dello stopper partenopeo. Un rinforzo in autunno. Meglio che niente in attesa di arrivare al mercato invernale. Ma le domande sui dissidenti restano. E’ proprio convinto Lotito che la Lazio possa fare a meno di Ledesma e Pandev? Sino al 31 agosto, la scelta di escludere i dissidenti dal gruppo dei titolari poteva avere una logica. Il mercato ancora aperto poteva consentirne una cessione o, se la società si fosse dimostrata forte, l’acquisto di almeno un centrocampista che potesse rimpiazzare l’argentino. Non è stato fatto e forse Lotito ha perso l’occasione il primo settembre, quando la Lazio navigava a gonfie vele, di tendere una mano ai dissidenti. In quel momento, avrebbe stravinto, magari trovando una terza via, a cui nessuno ha mai pensato. Tra l’essere considerati insostituibili e il restare sempre esclusi dalla lista dei convocati, ci poteva essere un’opzione di mezzo, ovvero quella di farne delle alternative al gruppo di Pechino. Almeno sarebbero stati utilizzati e sarebbero stati messi di fronte alle proprie responsabilità. Ledesma era stato valutato 15 milioni, Pandev 18. E’ proprio convinto Lotito che si possano lasciare 33 milioni di euro in tribuna? Dov’è l’interesse della società?
3 – E’ stato il successo di Pechino a farle pensare che la Lazio fosse competitiva per lottare in campionato e in Europa?
L’impressione fondata è che la Supercoppa di Pechino si sia rivelata un boomerang, dal punto di vista mercato, per la Lazio. Durante la trasferta cinese, già esclusi i dissidenti dal gruppo dei titolari, Lotito e Ballardini si sono convinti che la squadra biancoceleste potesse essere competitiva per lottare su tre fronti, ovvero campionato, Europa League e Coppa Italia. Già, perché la Lazio dovrà anche provare a difendere il trofeo conquistato il 13 maggio scorso allo stadio Olimpico. Giocando un’ottima partita e aiutata dalla buona sorte, la squadra biancoceleste riuscì a battere l’Inter, impresa mai centrata in quattro anni con Rossi. Il successo deve aver ingannato e deviato le prospettive di un gruppo che aveva bisogno di rinforzi. Durante la trasferta cinese sfumò l’acquisto del difensore svedese Bengtsson e subito dopo fallì l’assalto a Lugano, che alla fine avrebbe preferito i milioni di dollari garantiti dal Fenerbahce. Negli ultimi quindici giorni d’agosto, Lotito tentò invano di organizzare uno scambio Ledesma- D’Agostino con l’Udinese e provò in ogni modo a cedere Pandev ( che avrebbe scartato ogni ipotesi, escluse Juve e Inter, questo è bene ricordarlo). Negli ultimi giorni di trattative, fallirono anche i tentativi per Miranda del San Paolo e Rever del Gremio, due difensori tenuti sotto osservazione ma troppo costosi per una società che evidentemente aveva investito ogni risorsa nel riscatto di Zarate ( 20 milioni con un bonifico) e di Matuzalem (altri 5,2). E allora, vinta la Supercoppa, forse Lotito si è fidato troppo del gruppo salito sul podio a Pechino.
4 – Di cosa ha bisogno la squadra? Da dove ripartirà e in quali ruoli vuole rinforzare la Lazio nel mercato di gennaio?
Il mercato per aggiustare la Lazio. Di cosa ha bisogno Ballardini? Da dove ripartirà la società? Sono domande che attendono risposte. Servono interventi, questo è assodato. Servono rinforzi, servono uomini pronti, di qualità e valore. Il tecnico ne avrebbe chiesti quattro.
La difesa va completata, è una necessità impellente: i due rinforzi promessi in estate alla fine non sono arrivati. Il reparto si fonda da quattro-cinque anni su Siviglia (in scadenza di contratto) e Cribari. Diakitè non ha convinto pienamente e Radu è stato riscoperto centrale solo nelle ultime settimane. E’ stato reintegrato Stendardo prima della trasferta di Siena, potrà essere un uomo importante, va considerato come un rinforzo. Ma la società è chiamata ad intervenire, a progettare. Servono idee chiare per la difesa, servono anche per il centrocampo. Un mediano ed un viceBaronio, ecco di cosa ha bisogno Ballardini. Il centrocampo è costantemente in emergenza a causa delle indisponibilità varie. E il regista è insostituibile considerando la posizione di Ledesma. E’ impensabile che la squadra possa concludere la stagione in queste condizioni. La linea mediana è in sofferenza da mesi e gli impegni complicano i piani. Il tecnico ha bisogno di un reparto completo numericamente. E in attacco? Potrebbe servire una seconda punta. Arriverà il baby Barreto, l’attaccante uruguayano 17enne ma è troppo giovane per pensare di lanciarlo subito nella mischia. Ballardini gioca con il trequartista, nel ruolo è stato adattato Matuzalem. Un jolly offensivo sarebbe accolto con piacere.
5 – Oltre al ds Tare non ritiene che la struttura dirigenziale abbia bisogno di rinforzi e di una rete di osservatori?
La società. I quadri dirigenziali. La loro composizione. Perso Walter Sabatini, il presidente Lotito ha deciso di affidarsi a Igli Tare. Ha appeso le scarpette al chiodo, è alla prima esperienza come dirigente, svolge un gran lavoro di raccordo tra club, tecnico e squadra. Il mercato estivo è stato bloccato dai riscatti onerosi di Zarate e Matuzalem, quello di gennaio per lui sarà il vero banco di prova.
Il discorso è un altro: il presidente non ha creato una rete di osservatori utile a monitorare il mercato italiano, europeo, mondiale. Lotito non ritiene che serva? Oltre al diesse Tare non pensa che la struttura abbia bisogno di rinforzi? In questo modo il direttore sportivo sarebbe messo nelle condizioni ideali per agire, avrebbe modo di tenere sotto osservazione i talenti più interessanti, di gestire i suoi uomini di fiducia. La società, così facendo, potrebbe tornare ad attuare la politica degli anni passati. Una politica che diede i suoi frutti, che portò in squadra uomini di valore e giovani talenti. Tare non può fare tutto da solo. Non può occuparsi del rapporto con tecnico e squadra e nel contempo non può lavorare sul mercato. Una società come la Lazio ha bisogno di una rete organizzativa che lavori 24 ore su 24, che si metta in viaggio, che stia sempre in movimento: sul territorio nazionale ed internazionale. Per scoprire i talenti più interessanti c’è bisogno di investimenti e di tempo. Una sola persona non può svolgere un lavoro così ampio e complesso. Una società come la Lazio non può fondarsi sul potere totalitario.