Archive for 12 Novembre 2009

Nov 12 2009

Formello: Seduta pomeridiana ancora senza Rocchi

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Dopo aver trascorso la mattinata tra palestra e campo ed aver pranzato nel centro sportivo di Formello, i giocatori biancocelesti sono scesi sul terreno di gioco alle 15 per la seconda seduta giornaliera. Anche questo pomeriggio Tommaso Rocchi è rimasto in palestra: si attendono ulteriori notizie sulle sue condizioni dallo staff sanitario. Ancora assenti gli infortunati Bizzarri (distrazione muscolare alla spalla), Siviglia (contusione con versamento alla coscia), Dabo (fascite plantare), Baronio (contusione al piede) Matuzalem (contusione al calcagno) e Stendardo (contusione al ginocchio). Brocchi è invece rientrato dal permesso e, insieme a 22 suoi compagni, ha lavorato sul pressing ed il possesso di palla. Poi la partitella finale: da una parte i fratinati Ledesma, Cribari, Cruz, Inzaghi, Manfredini, Artipoli, Scaloni, Eliseu, Sevieri, Mancini e Bonetto; dall’altra Luciani, Diakitè, Radu, Del Nero, Firmani, Perpetuini, Brocchi, Foggia, Makinwa e Zàrate.

Cittaceleste

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Nov 12 2009

Governat:o: Ledesma e Pandev out ? Errore grave

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Dopo Pechino, la stagione biancoceleste si è rivelata in salita: analizziamo i motivi del difficile avvio insieme ai grandi ex.

Nello Governato è nato a Torino il 14 settembre 1938. Centrocampista, ha giocato nella Lazio in due riprese: dal 1991 al 1966 e dal 1967 al 1971, prima di chiudere la carriera al Savona. In mezzo una breve parentesi all’Inter (e poi in prestito al Vicenza), durata pochissimo perché, ha raccontato più volte, non si sentiva a proprio agio nella squadra di Herrera e sognava di tornare nella Capitale.
Alla Lazio è tornato la prima volta nel 1983 come direttore sportivo, poi negli anni 90 è al fianco di Cragnotti: vince scudetto, Coppa delle Coppe e Supercoppa Uefa. Giornalista, scrittore, è autore di "Un caso da gol ­romanzo verità", "Gioco sporco" e " La partita dell’addio". 

Nello Governato, dopo dodici giornate la Lazio è solo sedicesima, con una media inferiore a un punto a partita. Se l’aspettava?

«E’ un avvio deludente, non mi aspettavo una partenza così brutta, ma non m’aspet­tavo neanche che battesse l’Inter in Supercoppa».

Purtroppo la classifica è vera, come è stata vera la notte di Pechino.

«Certo, la situazione è dif­ficile. La squadra ha un buon allenatore, dei buoni giocato­ri ma non riesce a venirne fuori. Dall’esterno è difficile valutare. Però…».

Però?

«Non utilizzare Pandev e Ledesma è un errore tragico. Comunque penso che la squadra possa uscirne, an­che se non nel giro di due-tre domeniche. Ora anche il ca­lendario è un po’ un proble­ma, visto che con il Napoli, alla ripresa, sarà difficile fa­re risultato, Mazzarri ha da­to qualcosa di più alla squa­dra ».

Tornando alla Supercop­pa: il trionfo di Pechino è sta­to un’illusione?

«E’ una partita secca e va valutata in quel senso, può succedere di tutto. Nel senso del risultato è stata bellissi­ma, ma doveva contare solo per quell’aspetto. Insomma, non doveva contare come in­dicazione sicura del campio­nato, perché il campionato è un’altra cosa».

Ci si aspettava molto di più, però, dai biancocelesti.

«Sì, pensavo che la squa­dra potesse fare molto me­glio. Non riesco a capire il di­scorso dei giocatori bravi che non scendono in campo. Mi sembra assurda e tragica co­me decisione».

Cosa pensa di Ballardini?

«E’ un allenatore nuovo, non lo conosco, nel senso che è venuto fuori quando io sono uscito dal giro. Ha personali­tà, la sua squadra cerca sem­pre di essere prudente. Sicu­ramente non do la colpa a lui del momento difficile».

A proposito di Pandev e Ledesma: ci si è spesso in­terrogati sulle scelte del tec­nico rispetto alla linea della società.

«Lui è un dipendente, quando uno accetta di allena­re una squadra come la Lazio lo fa nella convinzione che la società, nella figura del pre­sidente, faccia il meglio pos­sibile. Ballardini alla Lazio è venuto con orgoglio. Difficile dire: ha accettato certe situa­zioni. Che doveva fare, anda­re via? E’ un uomo di buon senso».

Però in questa fase, con il mercato chiuso, è quello che rischia di più.

«Non è semplice lavorare così, ma lui sa che questo è il suo mestiere. Penso che sia una persona intelligente, sa cosa rischia: deve tenere du­ro e cercare di far capire ai propri giocatori che la squa­dra non vale quello che oggi dice la classifica».

Quanto vale effettivamen­te la Lazio?

«Contro il Milan, a parte che i rossoneri sono calati nel secondo tempo, la Lazio po­teva pareggiare. Ecco, non vedo la situazione disastrosa: la Lazio è di un livello supe­riore rispetto a formazioni che oggi la superano in clas­sifica. Però sta al tecnico ri­prendere in mano la situazio­ne, io non credo nei cambi».

Un esonero suonerebbe come un fare marcia indie­tro? Da parte di Lotito la scelta di Ballardini è stata ben ponderata.

«Si può anche sbagliare nello scegliere un allenatore, capita a tutti. Ma ripeto: io non manderei via l’allenato­re ».

La rosa di Ballardini vale quella a disposizione di Delio Rossi?

«Sicuramente non è più forte, anzi. E il rendimento di certi giocatori, poi, non è lo stesso dell’altro anno. Zarate aveva segnato tanto la scorsa stagione, ques’anno invece stenta. Manca Pandev, e poi Ledesma, pur con un Baro­nio che sta facendo bene. Pe­rò Baronio poteva giocare anche insieme a Ledesma».

In effetti la Lazio ha speso in estate, ma per conferma­re Matuzalem e Zarate.

«Ci sono dei paradossi. Za­rate è un campione, ma da quando c’è lui sembra che Rocchi sia un po’ in secondo piano e invece è un grande giocatore che mi piaceva tan­to, come Pandev. Per un mo­tivo o l’altro, sono scomparsi: uno non gioca e l’altro non fa gol. Mi spiace, perché Roc­chi ha sempre fatto gol stu­pendi. Negli altri reparti, poi, ci sono state uscite come quella di De Silvestri: se uno chiede di andare via, vuol di­re che c’è un malessere».

L’entourage di Zarate, in­tanto, sta alzando la voce: so­stiene che gli era stata pro­messa una squadra più forte.

«Non è facile gestire que­ste situazioni. Zarate è un campione e deve prendersi la responsabilità di giocare anche in una squadra non fortissima, non deve lamen­tarsi né zittire il pubblico. Un campione prende la squadre sulle spalle, proprio perché è il migliore deve essere d’esempio e non tirare fuori queste storie. Poi, se uno vuole andare via, aspetta l’estate. Adesso non c’è biso­gno di altre grane».

Ritiro, voglia di isolarsi dall’ambiente, di ritrovarsi attraverso il dialogo. E’ la strada giusta?

«Il ritiro può servire in cer­te occasioni, anche per ras­serenare il pubblico. Che, pe­rò, deve stare vicino alla squadra: si può contestare quando le cose vanno bene e quando ci sono dei motivi, farlo quando la squadra va male è un po’ come rubare in chiesa, nel senso che proprio in quei momenti i giocatori vanno sostenuti.Ognuno de­ve prendersi le proprie re­sponsabilità: i giocatori, dan­do retta all’allenatore, il tec­nico stando tranquillo, la so­cietà non facendo scelte sba­gliate, il pubblico dando una mano».

All’Olimpico il fattore campo gioca contro la Lazio. Una sola vittoria e ora una pressione ambientale diffici­le da sostenere.

«I tifosi non vogliono che la squadra vada male, ma che vinca lo scudetto. Il malcon­tento generale nasce da altre situazioni, non bisogna farlo pesare ai giocatori. Ripeto, però, che Zarate non deve zittire la gente, ma essere re­sponsabile ».
A gennaio bisognerà inter­venire sul mercato. Come?
«Ci sono dei ruoli da copri­re, ma deve dirlo l’allenatore, indicando anche le caratteri­stiche dei giocatori e una ro­sa di nomi. Certo, trovo stu­pefacente che non arrivino giocatori italiani alla Lazio, c’è qualcosa che non funzio­na. E’ giusto andare all’este­ro, lo facevamo anche ai tem­pi di Cragnotti. Però c’era una base italiana fatta di gio­catori come Signori, Casira­ghi, Favalli, Negro, Fuser, Di Matteo, pedine importanti anche in Nazionale. Qui arri­vano stranieri anche non molto conosciuti, fermo re­stando che Lotito ha preso un campione come Zarate».

Rispetto all’anno scorso, c’è anche l’impegno di Euro­pa League. La Lazio può an­dare avanti in coppa?

«La competizione porta dei problemi e non garantisce i soldi della Champions. Però la Lazio può farcela, anche se prima viene il campionato».

Cosa pensa del silenzio della squadra, dell’allenato­re e del presidente?

«E’ un danno. Bisogna par­lare, dire le cose, non ha mai fatto male. Un solo silenzio stampa ha portato risultati, quello dell’Italia a Spagna ‘82, ma lì si parlava di un tor­neo di un mese. In campio­nato non si può stare zitti: la gente deve sapere».(corrieredellosport)

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Nov 12 2009

Mattinata di lavoro a Formello

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I calciatori biancocelesti sono al secondo giorno di un ritiro particolare, quello che fa da proscenio alla partita contro il Napoli di domenica 22 novembre. In programma a Formello per la giornata di oggi, c’è una doppia seduta.

In mattinata Ballardini ha diviso il gruppo in due squadre la prima composta da Luciani, Cribari, Radu, Bonetto, Manfredini, Ledesma, Mauri, Foggia, Cruz e Inzaghi; la seconda da Del Nero, Firmani, Diakitè, Perpetuini, Stendardo, Zarate, Eliseu, Makinwa, Artipoli, Scaloni. Le due compagini si sono allenate alternandosi, mentre la prima era sul campo l’altra era in palestra, e viceversa è successo dopo. Assenti Bizzarri (per un problema alla spalla) e Muslera per l’impegno con l’Uruguay, i portieri a disposizione di Ballardini erano solo Berni e Iannarilli, che si sono allenati a parte con Grigioni. Tra i non presenti anche gli infortunati Siviglia e Dabo alle prese con le cure del caso, Baronio che ha ricevuto un colpo al piede destro durante la partita contro il Milan (solo palestra per lui), Brocchi (in permesso), Rocchi e Matuzalem affaticamento muscolare.

Seduta pomeridiana in programma per le ore 15.(lazialita)

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Nov 12 2009

Napoli-Lazio vietata ai Laziali

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Sono solo due (Napoli-Lazio e Crotone-Reggina) gli incontri di calcio di serie A e B classificati "ad alto rischio" dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive nella riunione di questa mattina. In entrambe le partite (a Napoli il 22 novembre e a Crotone il giorno prima) il settore ospiti resterà chiuso. La stessa misura è stata adottata per quattro incontri delle serie minori: Verona-Spal (prima divisione A) del 22 novembre, Pescara-Hellas Verona (prima divisione B) del 16 novembre, Vis Maceratese-Sambenedettese (Eccellenza) del 21 novembre e Ragusa-Città di Vittoria (Dilettanti) del 22 novembre. Quanto a Palermo-Reggina di Tim Cup, in programma il 26 novembre e giudicata "a rischio", deciso l’obbligo di vendita di un tagliando singolo per ciascun spettatore.(cittaceleste)

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Nov 12 2009

Audio: Scherzo telefonico di Marione a Lotito

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Questa mattina nella trasmissione radiofonica di Marione c’è stato l’ennesimo scherzo telefonico a Lotito

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Nov 12 2009

Il solito Di Canio polemico con Lotito

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Paolo Di Canio non riesce a non parlare di Lazio. Questa volta intervistato dalla redazione di tuttonapoli.net, analizza il momento negativo della sua squadra del cuore.

Per la Lazio un inizio pirotecnico e vittoria in Supercoppa, poi un lento declino e il tunnel della crisi. Quali i motivi di questa debacle?

"La Supercoppa è una partita secca e non può essere considerata come metro di valutazione a livello prospettico. La Lazio in quella partita è stata molto fortunata, non ha mai superato la metà campo e l’Inter ha costruito numerosissime palle gol senza realizzarne. Nelle mie prime interviste, ad inizio stagione, avevo avvertito di non considerare quel match positiva sotto il profilo del gioco. Inoltre, il recupero di alcuni giocatori come ad esempio il mio amico Baronio, è subordinato all’assenza di Ledesma. Roberto è un giocatore valido ma non può garantire la continuità dell’argentino. Quanto alla difesa non esagero se parlo di giocatori logori, mentre l’attacco pur avendo elementi di qualità non è supportato da rifornimenti adeguati. Un giocatore come Brocchi, pur volenteroso, non può caricarsi tutte le responsabilità, anche atletiche, nel ricucire i reparti. Poi ci sono troppe mezzepunte…Diciamolo, si intuiva sin da subito che l’organico fosse incompleto".

La politica al risparmio di Lotito quanto influirà a medio-lungo termine sulle sorti del club biancoceleste?

"Direi che quella di Lotito non possa considerarsi una vera e propria politica al risparmio. Consideriamo ad esempio tutti i soldi che il club spende per cause che sistematicamente perde, come nei casi di Mutarelli e Stendardo. Quando si parla di gestione economica di un club, spesso si tralasciano quelle che sono le spese per avvocati e consulenti che rappresentano gravi perdite soprattutto quando non si riesce mai a spuntarla. Modelli di gestione oculata potrebbero essere considerati senza dubbio quelli di Udinese e Fiorentina che a differenza della Lazio possono vantare reti di osservatori molto competenti. Esempio lampante è Melo, scoperto da Corvino, pagato 7 milioni e venduto a 23 dopo aver dato un apporto fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo stagionale del club. Zarate, invece, giocatore dalle indubbie qualità è stato acquistato ad un cifra eccesiva che di solito si spende per un giocatore già affermato. Ad oggi non credo che ci sia un club disposto a corrispondere alla Lazio la stessa cifra d’acquisto. In più i dati parlano della Lazio come settimo club italiano per monte ingaggi a dispetto di una classifica deludente. Non mi sembra il caso di parlare di politica al risparmio. Per non parlare dei tanti giocatori in organico che non vengono mai utilizzati".

Lei si riferisce ai "dissidenti" Pandev e Ledesma..

"Indubbiamente il mancato utilizzo di questi ed altri giocatori come Rocchi comporta notevoli difficoltà a livello tattico e carismatico. Parlo però anche di molti giovani come Eliseu, mai presi in considerazione ed ai quali si corrisponde un ingaggio. La Lazio ad oggi ha circa 40 giocatori e ne utilizza solo 16. Valutando la rosa biancoceleste non si può prescindere da giocatori come Pandev e Ledesma che nel corso di questi ultimi anni sono stati protagonisti indiscussi degli ottimi risultati ottenuti dal club. Tirando le somme direi che la Lazio abbia una dirigenza poco competente e per niente attenta e lungimirante. Se i tifosi, dopo l’euforia iniziale, contestano ne hanno tutti i motivi perchè il loro "compito" è gioire per i successi della squadra non scendere in meriti puramente tecnici. La colpa è dei cosiddetti "comunicatori" della società che ad inizio anno hanno commesso gravissimi errori di valutazione".

Lotito per molti rappresenta comunque la salvezza del club…

"Bisogna dire tutte le verità. C’era una volontà politica di salvare la Lazio e tante altre squadre importanti in difficoltà. La Lazio con qualsiasi altro imprenditore sarebbe stata aiutata ad uscire dalla crisi. Attualmente Lotito detiene circa il 70% delle quote societarie e più che di presidente parlerei di un dirigente che gestisce il club".

Napoli ultima spiaggia per Ballardini. Reja in preallarme per l’eventuale successione.

"E’ una notizia mezza detta e mezza smentita. In questo momento per qualsiasi allenatore sarebbe difficile raccogliere il testimone tattico della Lazio. Per quanto riguarda Ballardini preferisco non esprimermi sulle sue capacità. Critico, però, la sua incoerenza perchè ora, diversamente da quanto affermava ad inizio anno, va dicendo che questo organico è incompleto. Ricordo ancora le sue dichiarazioni nelle quali ribadiva l’assoluta qualità del gruppo e di sentirsi fortunato di allenare una squadra così completa giustificando l’esclusione dei "dissidenti" come scelta tecnica, mentre era evidente che si trattasse di scelta obbligata su direttive societarie".

Quagliarella in astinenza da gol e non convocato in nazionale. Paga le eccessive pressioni della piazza?

"Devo dire che Fabio mi ricorda per caratteristiche Tommaso Rocchi. Al di là delle considerazioni sugli aspetti psicologici, visto che il suo sogno era vestire la maglia azzurra e che la tifoseria si aspetta molto da lui, direi che a differenza di Udine, dove era il terminale offensivo partecipando attivamente alla manovra, nel Napoli soffre le transizioni d’attacco di una squadra in cui ravviso troppi portatori di palla e poco dialogo".

Mazzarri-Donadoni, cos’è cambiato a livello tattico?

"Prima di ogni cosa è cambiato l’aspetto caratteriale della squadra. Napoli è una piazza che ha bisogno di un tecnico che, oltre le capacità tattiche, sia d’impatto visivo. Mazzarri è un sanguigno e riesce a comunicare anche con i movimenti del corpo la sua foga e la sua passione. Donadoni è un ottimo allenatore ma ha pagato, in un momento in cui i risultati scarseggiavano, un atteggiamento tendenzialmente remissivo soprattutto durante la gara: incitava poco il gruppo e si relazionava con eccessivo applomb con l’arbitro. Magari in altre piazze funziona, a Napoli no. A livello tattico è prematuro valutare l’operato di Mazzarri anche se i risultati gli danno ragione".

Amarcord napoletano. Gol indimenticabili al Milan, alla Roma e al Foggia, i tuoi ricordi…

"Gol importanti e indimenticabili. Certo, il gol al Milan lo ricordo molto volentieri sia perchè portai a spasso l’intera difesa rossonera guidata da Franco Baresi sia per l’incredibile ruggito del San Paolo, ma il gol decisivo fu quello segnato al Foggia all’ultima giornata che ci diede il pass per l’europa".

A Napoli di passaggio, eppure i tifosi reclamorono il tuo acquisto. Memorabile lo striscione "Ferlaino regalaci Di Canio"..

"Tutti sanno che a Napoli sarei rimasto molto volentieri. Ruppi con la Juve per firmare un contratto di quattro anni con il Napoli. Gallo non volle per problemi economici. La mia carriera ha preso comunque una strada meravigliosa e l’esperienza inglese mi ha fortificato regalandomi grandi soddisfazioni".

A proposito di calcio inglese, "Magic Box" Zola è in difficoltà con il tuo West Ham…

"E’ un problema di organico, fortemente rimaneggiato per problemi economici. Su tutte, le cessioni di Bellamy e Collins, non sono state adeguatamente compensate da acquisti di spessore. Spero comunque che si riprendano al più presto. Sono ancora legatissimo al calcio inglese che reputo il migliore in assoluto sotto ogni punto di vista. Spero in futuro di poter lavorare lì in qualità di allenatore. ".

Di Canio, quindi, futuro mister?

"Lunedi inizio un master a cui parteciperanno, tra gli altri, Leonardo e Atzori. Sarà bello confrontarsi con loro ed iniziare con entusiasmo questa nuova avventura".

Lavezzi-Di Canio, l’imprevedibilità del numero 7..

"Il calcio è cambiato e sinceramente non vedo in giro giocatori che ricordano Di Canio. Se proprio vogliamo fare un parellelo direi che siamo due giocatori totalmente diversi. Io sono nato ala destra, ma nel corso della mia carriera ho sviluppato capacità di adattamento, per attitudini tecniche, che mi hanno consentito di ricoprire più ruoli come rifinitore e seconda punta. Lavezzi, invece, dà molta profondità alla squadra, ma come Zarate ha il limite di giocare poco con i compagni e troppo per sè stesso. Palla al piede, in velocità, è devastante ma deve migliorare sotto il profilo tecnico, realizzativo e corale. Soprattutto quest’ultimo aspetto, se non limato, gli impedirà di essere preso in considerazione da grandi club".

Napoli-Lazio, il pronostico di un illustre doppio ex

"Napoli superfavorito se ritrova lo smalto delle gare disputate contro Milan, Juve e Fiorentina. Tiferò per il bel calcio e che vinca il migliore. Tutti sanno che tifo per la Lazio, chiaramente, e chiudere la carriera in biancoceleste è stata la realizzazione di un sogno. La maglia laziale è la mia seconda pelle, ma è chiaro che la squadra le vittorie debba meritarle".

Favorevole al ritorno di Totti in nazionale?

"Mi sembra assolutamente fuori luogo. Stiamo parlando di un giocatore soggetto a problemi fisici che lo costringono a giocare soltanto due, tre mesi all’anno. Per quanto mi riguarda il problema non si dovrebbe nemmeno porre e sarebbe ridicolo rivederlo tra i convocati. Al di là di ogni discorso ci sono giocatori che si sono sacrificati per ottenere la qualficazione al mondiale, mentre lui ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla Roma".

Lippi-Cassano, il Di Canio pensiero.

"Conoscendo Lippi che ho avuto proprio nell’anno al Napoli posso confermare che per lui il gruppo viene prima di ogni cosa; basti ricordare che per alcuni mesi mise fuori squadra senatori come Policano e Nela, lanciando nella mischia giovani promettenti ed equilibrati caratterialmente come Pecchia e Cannavaro. Lippi con me fu straordinario: mi disse "fai quello che vuoi". E’ evidente comunque che Antonio Cassano lo porterei sempre in nazionale, per un discorso di imprevedibilità e per il suo indiscutibile talento".

Dito medio alla curva, saluto romano e spinta all’arbitro, cosa non rifaresti?

"Sono gesti istintivi dettati dal momento emozionale. Ciò che posso garantire è che non c’è stata mai violenza nelle mie intenzioni. In particolare il saluto romano rappresenta per me un gesto di libertà di espressione e di condivisione di un pensiero con una parte della tribuna. Come più volte ribadito, rispetto le idee di tutti, ma se si vuole lasciar fuori la politica dagli stadi allora questa deve essere una che vale per tutti".(lazialita)

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Nov 12 2009

Vince la linea dei giocatori, ritiro a metà

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Si intensifica la preparazione atletica, si cerca di ricreare un gruppo che sembra sfaldato dopo un avvio di stagione quantomeno in salita. La decisione di mandare la squadra in ritiro, successiva alla sconfitta interna contro il Milan, è stata via via modificata fino ad arrivare a un compromesso tra le parti. «Così ci ammazzate»: questa sarebbe stato il commento univoco dello spogliatoio davanti alla comunicazione della società al termine di Lazio-Milan. Dapprima sarebbe dovuto essere un ritiro a tempo indeterminato lontano da Roma, poi spostato nel centro sportivo, infine la decisione di un doppio allenamento quotidiano con pernottamento a casa. Non è dato sapere se la decisione sia stata frutto del braccio di ferro tra società e squadra, oppure una scelta maturata dal presidente dopo aver preso un paio di giorni di tempo. Secondo Lotito «è un problema di concentrazione» ma, almeno sentendo le esternazioni dei procuratori, non sembra essere soltanto questo il motivo del malessere dei biancocelesti. Gli agenti dei giocatori fanno trapelare insofferenza e voglia di evadere da parte dei loro assistiti che fino a oggi hanno raccolto soltanto 11 punti in dodici partite. La vittoria contro l’Inter ottenuta a Pechino sembra essere l’ombrello sotto cui tutti, costantemente, si riparano dai rovesci temporaleschi. La situazione è delicata ma non drammatica: la squadra dovrà cercare di risalire la corrente, ma soprattutto dovrà cercare di mettere in pratica le idee di Ballardini. Il calendario non sembra essere dei più agevoli: si parte con la trasferta di Napoli in programma il 22 novembre, sette giorni dopo ci sarà la sfida col Bologna, poi – il 6 dicembre – il derby. E per chiudere la serie di partite ostiche, partita col Genoa all’Olimpico il 13 dicembre e una settimana dopo (il 20 dicembre, ultima giornata dell’anno solare) l’Inter a San Siro. Ieri niente allenamento per Bizzarri, Siviglia e Dabo che difficilmente potranno prendere parte alla prossima trasferta a Napoli alla ripresa del campionato. Fermi ai box anche Matuzalem e Baronio mentre Brocchi era in permesso. Ballardini ieri ha fatto disputare una partitella in famiglia a ritmi blandi: da oggi fino alla fine della settimana, è prevista una doppia seduta di allenamento. La Lazio ha un mese di tempo per rialzarsi e riprendere il cammino. In caso contrario, tutto l’ambiente dovrà rassegnarsi a una stagione di sofferenze, con un unico obiettivo: evitare la retrocessione in serie B.(Il Tempo)

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