La stagione biancoceleste si è rivelata in salita: si conclude la nostra analisi insieme ai grandi ex sul difficile avvio.
Beppe Materazzi è nato ad Arborea, in provincia di Oristano, il 5 gennaio 1946. Calciatore di Lecce, Bari e Reggina, ha allenato Rimini, Benevento, Casertana, Pisa, Messina, Bari, Brescia, Piacenza, Sporting Lisbona, Venezia, Cagliari, Crotone, i cinesi del Tianjin Teda e i greci dell’Olympiakos Volos. E’ stato l’allenatore della Lazio dal 1988 al 1990, con 80 panchine. Nella Capitale è arrivato dopo il ritorno in A: Materazzi ha creato le basi per una crescita costante della squadra, che sotto la sua gestione ha sempre chiuso con discreti piazzamenti e vittorie prestigiose (nel derby, contro l’Inter del Trap e il Napoli di Maradona), valorizzando anche giovani talenti come Di Canio e Ruben Sosa.
Materazzi, dopo dodici giornate la Lazio si ritrova in una scomoda posizione di classifica, con solo 11 punti all’attivo. Un po’ poco per una squadra che ad agosto ha alzato la Supercoppa…
«Sicuramente è così, viste le premesse e quella vittoria contro l’Inter, si pensava ad un campionato diverso, anche in virtù di quanto era successo l’anno scorso. E cioè un buon piazzamento nella parte alta della classifica, un super Zarate, la Coppa Italia… Purtroppo il calcio insegna che non sempre le cose riescono quando si cerca di migliorarsi. Direi che solo in parte conta l’aver cambiato allenatore la scorsa estate».
Quattro mesi sulla panchina della Lazio: Ballardini ha bisogno di più tempo per capire la squadra e ambientarsi?
« Non sto a ragionare sui quattro mesi, di sicuro in questo contesto la responsabilità non è dell’allenatore. C’è anche chi cambia in corsa, come il Napoli, e vola subito in classifica, indipendentemente dal valore di Donadoni e Mazzarri. Anche se…».
Anche se…
« Delio Rossi dopo tanti anni aveva inquadrato il gruppo, conosceva la situazione, sapeva dove poteva attingere e conosceva le abitudini dell’ambiente. Insomma, quando uno sa come muoversi è avvantaggiato. Però è anche vero che lo scotto del noviziato doveva essere pagato all’inizio, e invece le cose in avvio di stagione andavano bene. E’ una situazione anomala».
Quindi la notte di Pechino ha ingannato, anche in prospettiva mercato?
«Ha ingannato gli addetti ai lavori, la società, i tifosi e la squadra stessa. Magari con quei primi risultati sono state mascherate quelle problematiche che poi sono emerse. Probabilmente anche la preparazione era adeguata per giocare quelle partite all’inizio della stagione, o semplicemente in quel momento la Lazio stava solo meglio delle altre. Ora la squadra soffre: non ha con- tinuità di gioco, non ha identità ».
Quale, secondo lei, la causa principale della crisi di risultati della Lazio?
« Il problema è di natura psicologica. Oltretutto in questi momenti ognuno cerca di dare il massimo, per risolvere da solo i problemi della squadra. E invece se ne esce tutti insieme. Oggi non vedo la squadra che si mette a difendere con umiltà, rientrando tutti dietro la linea della palla».
Quindi è anche un problema di atteggiamento in campo.
«Sì, ogni squadra deve sapere quando non può pensare di proporre il gioco: in quei momenti, devi cercare di contare sulle incapacità degli avversari. La Lazio ha dei giocatori che la rendono tra le più pericolose in contropiede. Certo, nell’uno contro uno c’è uno Zarate bravissimo, ma che alla lunga diventa una cosa normale per gli avversari, senza dimenticare un Foggia che viene utilizzato con il contagocce. Però, ripeto, serve l’umiltà di capire che bisogna stare con dieci giocatori dietro la linea della palla e poi partire in contropiede».
Insomma, con questa classifica la Lazio dovrebbe comportarsi come una squadra che deve salvarsi, come una provinciale.
« Esattamente. Giocare oggi come una provinciale per poi diventare una squadra brava a imporre gioco. Del resto, tante vittorie, specie nei derby, sono arrivate così. Nei momenti di difficoltà, la Lazio ha sempre saputo soffrire, lottare: così si diventa bravi».
E’ una rosa indebolita rispetto alla scorsa stagione?
«Con questi risultati viene facile dire che si è indebolita, ma sarebbe negativo guardare solo questo. E’ andato via De Silvestri, che giocava tutto sommato poco. Però non ci sono Pandev e Ledesma: senza nulla togliere ai sostituti, che eventualmente possono anche convivere con loro, giocatori di quella portata è meglio averli che non averli. E’ stato un errore grave a suo tempo non considerare questa cosa, e cioè che la squadra non si doveva fermare senza quei due. Sono indispensabili, soprattutto Ledesma perché ricopre un ruolo chiave nel centrocampo ».
Questa Lazio è in grado di competere anche in Europa League? La coppa è un peso oggi?
«E’ uno scotto che si paga, vedendo i risultati, però non deve diventare un alibi. Secondo me la rosa è competitiva, ci sono tanti giocatori a disposizione. Se il momento dice che bisogna pensare soprattutto a non retrocedere, perché questa è la realtà, allora meglio pensare al campionato. Poi fra un mese o due si parlerà diversamente, con la squadra nella prima metà della classifica. Oggi bisogna tirarsi fuori da questa situazione».
La qualificazione in Europa è ancora possibile?
«Le chance ci sono, non è quello il problema. Comunque, se la squadra riesce a ritrovarsi, può fare delle prestazioni dignitose. Ha perso la strada maestra, la deve ritrovare: serve poco, basta cercarla con umiltà. Fortuna che c’è la sosta, deve servire per ritrovare il dialogo e capire cosa non va».
A proposito di dialogo, manca quello con l’ambiente: la Lazio, a tutti i livelli, si è isolata. Cosa ne pensa?
«Credo che il dialogo sia importante, ma ancora più importante è fare risultato. Certo, quando sei in difficoltà, hai bisogno dell’amore dei tifosi. Ma se ti chiudi in te stesso, non lo trovi. Non è una cosa positiva, la squadra ha bisogno dei tifosi, anche se quelli della Lazio sono sempre vicini a questi colori ».
E’ dura, però, continuare a non fare risultato, soprattutto in casa.
«Chiaramente i tifosi vogliono i risultati, non vivono il peso psicologico che è enorme e che penalizza la squadra. I giocatori devono però lavorare sereni. Certo è un peccato, perché sembrava l’anno della consacrazione per la Lazio, dopo i sacrifici fatti dai tifosi e dalla società, che a livello amministrativo ha fatto un ottimo lavoro».
A gennaio come dovrà muoversi la Lazio sul mercato?
« Conoscete la battuta, quella del presidente che a gennaio voleva comprare l’amalgama… Se si potesse, la Lazio dovrebbe comprare la serenità. Poi, sul concreto, leggo tanti nomi, ma non servono giocatori dalla metà campo in su, perché la Lazio ha gente come Foggia. Servono invece dei buoni difensori, magari da pescare anche all’interno del gruppo, e poi bisognerebbe inserire Ledesma e Pandev. L’argentino è indispensabile a centrocampo, come potrebbe esserlo Pandev in avanti, anche se il gol viene di conseguenza e i giocatori lì non mancano».(5.continua. Le puntate precedenti sono state pubblicate sul corriere dello sport il 12 con Nello Governato, il 13 con Luigi Martini, il 14 con Luca Marchegiani, il 15 Dino Zoff)