Scherzi del destino: il gol numero 2999 della Lazio in serie A è passato alla storia come un autogol. Quello del brasiliano Thiago Silva nel match col Milan. Ma ottanta anni prima, stagione 1929-30, partì tutto da un friulano-laziale. Il primo a urlare goool fu Aldo Spivach, classe 1909, era un centrocampista ventenne, si giocava Lazio- Bologna (3-0), era il 6 ottobre 1929. Segnò dopo 15 minuti dal fischio iniziale. La sua rete passò alla storia come la prima biancoceleste nel campionato a girone unico. Oggi il traguardo dei 3000 gol è ad un passo.
I RICORDI – Sessantotto partecipazioni nel massimo torneo italiano, una lunga carrellata di emozioni, una lunga sequenza di immagini, di azioni, di personaggi, di goleador di ruolo o d’occasione. Un album di famiglia ormai prossimo ad accogliere e conservare la nuova fotografia: immortalerà l’uomo che riuscirà a metter dentro la rete numero 3000. Chi sarà? Si accettano scommesse. Sarà Maurito Zarate? Sarà capitan Rocchi? Sarà Cruz (3 gol in questa serie A)? Sarà un argentino o un italiano, magari un brasiliano, forse uno svizzero o un serbo? A chi toccherà? E soprattutto quando? E già domenica a Napoli? Un altro autogol? Sarebbe una beffa.
La Lazio che fatica in attacco (9 reti in 12 giornate di campionato) deve ritrovare confidenza con la porta, deve onorare la sua tradizione, non può tradire le attese. Per vincere bisogna segnare, è il primo comandamento del calcio. E il friulano Spivach non si fece pregare nel lontano 1929, in 15 minuti mise al tappeto il Bologna e si ritagliò un posto nei ricordi di casata. Da quel primo gol al numero mille della collezione passarono 22 anni: lo realizzò il Falco Enrique Flamini. Accadde in Lazio-Legnano del 18 novembre 1951 (rete del 2-0 finale). Per Flamini, dopo dieci anni di militanza, fu l’ultima stagione con la maglia laziale (282 apparizioni e 46 reti). Da un argentino a un tedesco, dal gol numero mille al numero duemila ci vollero ben 41 anni. Lo firmò Thomas Doll in Lazio-Cagliari 21 del 1992, segnò dopo quattro minuti di gioco. La sua esperienza biancoceleste non fu delle migliori ma Doll fu in grado di lasciare un segno indelebile prima di lasciare Roma.
IL PRESENTE – La corsa al gol 3000 va avanti da quasi 18 anni. Juan Sebastian Veron accorciò le distanze siglando la rete numero 2500 (Piacenza-Lazio 0-2, era il 22 aprile 2000, l’anno dello scudetto). E’ passato tanto tempo, il nuovo millennio è entrato nel vivo e la Lazio ha vissuto storie diverse, fatte di gioie e dolori. 2999 gol, una vita di palloni insaccati in rete, di vittorie ma pure di sconfitte e pareggi, una vita aspettando l’attimo dell’esplosione, l’urlo di gioia. Prodezze, casualità, rigori, punizioni, autogol, tiri dalla distanza o da vicino, di prima intenzione o con azioni manovrate.
Quanti goleador, cara Lazio. Eroi antichi e moderni. I colpi di Piola, le bombe di Signori, le bordate di Chinaglia, le invenzioni di Giordano, i centri di Puccinelli. E poi le stelle del presente: Rocchi e Pandev, gemelli sperati nella stagione attuale. Sono solo alcuni dei principali protagonisti (citarli tutti sarebbe impossibile) che hanno lasciato le loro impronte su un cammino lungo 80 anni. E uno di loro ( Rocchi) può continuare a farlo sognando di continuare a scalare la classifica dei cannonieri di tutti i tempi, sognando di rialzare una Lazio che s’è scoperta anemica in attacco e in antitesi con una certa tradizione realizzativa. Una Lazio che nelle prime 12 giornate del campionato in corso è stata incapace di arrivare a quota 10 reti. Una Lazio che "vanta" un triste record: ha il penultimo attacco della serie A (peggio ha fatto solo il Livorno, 4 reti segnate). Gli scherzi del destino, a volte, sono davvero brutti. E ora palla avanti e pedalare. Anzi, segnare.(corrieredellosport)