Archive for 18 Gennaio 2010

Gen 18 2010

Video: L’intervista a Zarate durante la Preamizione “Atleta della’anno”

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L’intevista a Mauro Zarate, rilasciata poco prima di partecipare alla cerimonia per il premio ‘Atelta dell’Anno’ consegnato da sindaco di Roma, Alemanno. Tra i premiati oltre a Maurito, anche De Rossi, il pilota Fisichella e tanti altri campioni.

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Gen 18 2010

Formello: La ripresa in vista di Firenze

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Ripresa soft questo pomeriggio nel centro sportivo di Formello. Coloro che hanno giocato ieri a Bergamo hanno effettuato un semplice lavoro di scarico. Gli altri hanno effettuato una partitella 11 contro 11. Domani mattina, alle 11, mister Ballardini ( che parlerà poi in conferenza stampa alle 15) manderà in scena le prove tattiche in vista della gara di Firenze. Al momento sembra essere questa la probabile formazione:

(3-4-1-2) Muslera, Diakité, Stendardo, Radu; Brocchi, Dabo, Baronio, Kolarov; Mauri; Rocchi e Zarate.

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Gen 18 2010

33 anni fa se andava Luciano Re Cecconi….Ciao Angelo Biondo

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UN COLPO DI PISTOLA, sparato a due ma­ni. Sembra una pagina di Roma violenta e non è neppure una pagina di Roma violenta. E’ solo una tragedia d’equivoci, dove lo spa­ratore non può chiamarsi neppure assassino, perché avvelenato da un accumulo di violen­za interiore, prigioniero come noi, come tut­ti, di una società disumana, ossessionata dai killer, dai fucili a canne mozze, dai baveri al­zati, dai volti mascherati, dagli scippi di se­ra, dalle coltellate per un sorpasso. Luciano Re Cecconi non poteva saperlo, non voleva saperlo. Era rimasto miracolosamente un «naif» con l’anima d’un bambino, la società non l’aveva corrotto, il successo non l’aveva punito, sgorbiandogli entusiasmi, capacità di soffrire, gioia di vivere. Dalla terra di Nerviano, forse, aveva succhiato 28 anni fa gli anticorpi.

Figlio d’un contadino, due fratelli e una so­rella, aveva imparato ben presto a saper ri­dere e a sapersi contentare in un cascinale che aveva intorno scorci di campagna con il colore mutevole delle stagioni e i profumi della terra rivoltata.
Nel circondario soprav­viveva e sopravvive un’altra Italia. «Cecco» lo raccontava spesso, amava definirsi un pro­vinciale, negli occhi celesti la fierezza della povertà antica, fatta di silenzi e d’improvvisi scoppi di felicità.
Niente paura. La vita è bella. Bastava un niente. Un bicchiere di vino buono, una balera d’estate, una dichiarazione d’amore alla prima ragazza. A Nerviano, a S. Ilario è così.

Quando Cecco era bambino si poteva dormire ancora con l’uscio di casa accostato, tutti si volevano bene, l’ospitalità e l’altruismo erano regole imprescindibili della comunità. Pro­prio da questi slanci genuini, proprio una breve squisita accoglienza deve aver solle­citato Vittorio Emanuele II di ritorno dalla battaglia di Magenta, a concedere un Re co­me prenome a gente tanto educata, laborio­sa, sanguigna. «Così la vita mi ha dato anche un Re, davanti al cognome – raccontava ai primi diaristi, i denti radi, i capelli biondi spettinati – come a molti della mia terra. L’episodio di Vittorio Emanuele ormai viene tramandato da generazione in generazione. Ne siamo orgogliosi. Credo che allora i miei an­tenati fossero riusciti perfino a commuoversi, dopo l’editto…»

I ricordi adesso ammalano la memoria, sem­brano perfino crudeli ed ingombranti. Una frase, «fermi tutti è una rapina», che in altri tempi serviva anche nei giochi dei bam­bini, a guardie e ladri, è diventata un incubo per i giocatori della Lazio, per una città sbi­gottita, per un quartiere bene come la collina Fleming, dove Cecco è stramazzato, dopo l’ultimo gioco, farfugliando al compagno Ghedin: «aspetta, aspetta, vengo via anch’io…».
Adesso si guardano le istantanee scattate nei giorni più felici: il Cecco con la maglia della nazionale, il Cecco nel giorno dello scudetto che beve champagne in coppa. Aveva un de­bole per lo champagne, mormora Martini.

Le testimonianze s’intrecciano. Viene da pensare che sia stato ucciso perché colpevole di trop­pa felicità, in un mondo dove è ormai vietato scherzare.
Ma Re Cecconi non poteva saper­lo, non voleva saperlo. perso dietro chissà quali sogni, un antesi­gnano dei centrocampisti che prima o poi dovranno servire al calcio italiano, per rima­nere al passo coi tempi, per sincronizzarsi con l’atletismo dilagante.
Dopo averlo prova­to come attaccante, totalizza 33 presenze nella stagione successiva da centrocampista.
Ormai a Nerviano sanno che non tornerà più a fare il carrozziere, anche se a Cecco piaceva.
I giorni passano svelti.
Ecco che il Foggia lo vuole.
A Foggia c’è un allenatore buono, un gentiluomo che insegna calcio a bassa voce e sa capire anche i più inquieti, anche i pian­tagrane. E’ Tommaso Maestrelli. Con Re Cecconi, Maestrelli, dopo la prima stagione di ambientamento, può far decollare il Foggia verso la A. A centrocampo c’è un motore rombante.

Comincia da quella città, dal Sud ancora calcisticamente depresso, un breve misterioso tragico viaggio parallelo, che il destino interrompe con solo un mese e mez­zo di differenza da una vita
all’altra. Con il Foggia in serie A, Luciano Re Cecconi, esordi­sce il 4 ottobre 1970, contro il Milan. E’ sem­pre calmo, pagato, capace di sacrificarsi per i compagni, di risolvere i loro problemi. I guai degli altri sono anche i suoi. E Maestrelli lo imposta e lo forgia con pazienza, il ra­gazzo è duttile e tenero, percettivo e compa­gnone. Ma ecco che il Foggia viene retrocesso per differenza reti.
E’ una retrocessione-beffa, col sapore amaro d’una truffa. Con stile, Re Cecconi, parla di certi arbitraggi, ma poi ta­glia corto e con convinzione assicura: «ci ri­faremo. Non può finire qui…». E’ già un pre­destinato, legge libri gialli e narratori moder­ni, ascolta musica, si annoia durante gli intrattenimenti mondani. Per vivere bene vuole sempre qualcosa di nuovo Maestrelli passa alla Lazio e non appena la società romana ritorna in serie A, non può dimenticarsi di Re Cecconi, dell’allievo dei giorni grami della retrocessione ingiusta. Ma c’è da superare l’ostacolo Lenzini…

Lenzini è un bonario taccagno, che per niente al mondo avrebbe voglia di sborsare trecento milioni, affinché il decantato centrocampista a lui ignoto, si trasferisca a Roma. Maestrelli co­stringe Lenzini a salire su una macchina e ad uno svincolo dell’autostrada che corre verso il sud, l’affare viene perfezionato con il pre­sidente Fesce. Maestrelli ha detto a Lenzini: «se non sarà contento, lo pagherò io. Non ci sono problemi..».

A Roma, Luciano Re Cecconi innesta la sua storia di gladiatore generoso, di propulsore inesauribile, in un triennio incredibilmente felice, ravvivato da uno scudetto che manca alla città da trentadue anni. La curiosità di­laga. Non è possibile, si dice in giro, che una squadra di anonimi presi dalla strada, come nei film del primo neorealismo, possa dare la paga ai sontuosi squadroni del nord grasso e milionario. All’Olimpico, in certe partite, non c’è posto neppure per una so­gliola.
Re Cecconi è sempre modesto. Mode­sto anche quando lo chiamano in Nazionale, perché è diventato il «Cecco Netzer» degli ex poveri, nel culto popolare. E’ una Lazio stupenda, carica di vita di bravura, di liti furiose, di risate di gioia. Passerà presto. Ora ci accorgiamo amaramente che tutto pas­sa presto e che vivere è solo breve smarri­mento. Però Re Cecconi non poteva saperlo, non voleva saperlo. Non vorrebbe neppure credere all’evidenza. Allorché la Lazio dei corsari invincibili lentamente si sgretola e corre verso il suo crepuscolo, in coincidenza della spaventosa malattia che colpisce Tom­maso Maestrelli.
Storie di Calcio • email info@storiedicalcio.it
Meno male che ha una moglie candida, Ce­sarina, una delle sue parti, col suo stesso stupore negli occhi e la stessa gioia di vivere. L’ha sposata nel 1974, dopo l’ebbrezza dello scudetto. Fa niente che la Nazionale di Bernardini lo abbia dimenticato dopo un’ap­parizione a Belgrado e una mezza apparizione a Genova. Sa che non è giusto, ma in famiglia ritrova tutto ciò che vuole e «il di più» lo offrono sempre la Lazio, l’Olimpico, i viaggi, i riconoscimenti tuttora intensi. Per uno par­tito da Nerviano, da un cascinale con scorci profumati di campagna, è sempre tanto.

E meno male che alla Lazio ha trovato un amico, anche lui stupito di troppa fortuna. Si chiama Luigi Martini, corre come e più di lui, insieme dano l’idea di formare una Maginot calcistica furiosa e vincente.
Re Cecconi e Martini, Martini e Re Cecconi. Chi è laziale, chi a Roma vive un po’ anche di fatti calci­stici, non può dissociare per cinque anni i due cognomi, non può parlare dell’uno senza parlare dell’altro.
«Ricordo che mentre stiamo per buttarci da 600 metri, il Cecco mi fa: e se poi non si apre il paracadute… Ed io: Cecco, ma ci pensi adesso…?». Martini racconta e piange. Una città piange, ci sono in giro le stesse facce stravolte che accompagnarono Maestrelli al cimitero di Prima Porta. Come è accaduto? Perché è accaduto?

No, «Cecco» non poteva sapere che qualcuno dei suoi innocui giochi fosse pericoloso. Negli ultimi tempi era felice, perché il dott. Ziaco gli aveva finalmente assicurato che sarebbe rien­trato in squadra a fine mese.
«Da quella partita col Bologna – mormora Martini – era diventato un po’ nervoso. A non giocare soffriva. Aveva subito un brutto infortunio, ma ormai era passata. Lo vedevo dalla sua allegria. Era tornato a scherzare con tutti, a girare per i negozi della collina Fleming con la voglia di ridere, tra gli amici e i suoi ammiratori. Anche con le nostre mogli si era sempre insieme. Cecco aveva due bambini e seguiva con trepidazione i loro progressi…».

Poi una sera e un’ora qualsiasi. Una detona­zione paralizzante. E’ la solita rapina, mor­mora Renzo Rossi, che non ha seguito Re Cecconi, Ghedin e il profumiere, dall’orefice Bruno Tabocchini (che aveva subito due furti negli ultimi mesi).
Un ragazzo biondo, che ai romani ricorda soprattutto la Lazio viva e ardente dei successi, crolla sotto il bancone d’un orefice e Ghedin dopo qualche attimo lo implora: «Dai, andiamo, basta con lo scherzo..». Una macchina della polizia, a si­rene spiegate, lo trasporta al San Giacomo. Proprio lui, proprio uno dei pochi, se non l’unico, della sua squadra a non possedere il porto d’armi. Che mondo è ormai questo, se un ragazzo di ventott’anni,muore per gioco?.(storiedicalcio)

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Gen 18 2010

Zarate: Mi manca il gol……daje mauri’ ce poi salva’ solo te

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Dopo tante settimane che lo hanno visto come protagonista silenzioso, parla finalmente Mauro Zàrate. L’occasione è la consegna del premio "miglior atleta dell’anno" al Campidoglio. L’attaccante biancoceleste, che lo ha vinto come miglior giocatore della Lazio, ha parlato della fase che sta attraversando la sua squadra. "Non stiamo vivendo un buon momento – ha dichiarato – quindi dobbiamo continuare a migliorare". A bergamo tre gol subiti e una partita brutta della squadra, Maurito non riesce a capacitarsene: "Non riesco a capire cosa sia successo. Abbiamo giocato una grande gara giovedì contro il Palermo, poi ieri abbiamo sbagliato tutto. Speriamo di rifarci contro la Fiorentina, dove vogliamo vincere per sperare ancora nella coppa". Per giocare due competizioni serve una rosa completa, anche l’attaccante laziale dice la sua su questo argomento pur non sbilanciandosi: "Difficile giocare coppa e campionato, lo sappiamo tutti. Però dobbiamo farlo". Gli viene chiesto delle polemiche esplose la settimana scorsa dopo le parole di Ballardini, l’idolo della Nord, che non ha parlato in quell’occasione, cerca di gettare acqua sul fuoco: "Non ho ascoltato niente e comunque le parole di Ballardini non mi hanno pesato altrimenti avrei risposto". A farlo è stato il fratello Sergio, ma la punta laziale anche qui evita di alimentare polemiche: "Ho parlato con mio fratello e gli ho detto che non volevo rispondere. Lui comunque lo ha fatto, è grande e può fare quello che vuole". Tanti gol segnati nel passato campionato, soltanto due in quello attuale, pochi per un attaccante. Zàrate non è soddisfatto: "Non sono contento, mi manca tanto il gol. L’importante comunque non sono io ma il bene della Lazio. Dobbiamo migliorarci e aspettare che arrivino risultati". Un ultimo pensieri lo dedica a Kolarov con il quale aveva discusso sul dischetto durante Lazio-Livorno: "Non ci sono rimasto male e con Alexander ci siamo chiariti subito".

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Gen 18 2010

Anche Ledesma ha scelto l’Inter…aggratise

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Cristian Ledesma attende con ansia l’udienza del 26 gennaio davanti al Collegio Arbitrale. La sensazione è che anche in questo caso si arrivi ad una conclusione simile a quella che ha riguardato il suo ex-compagno di squadra Goran Pandev. L’obiettivo infatti è quello di non ledere i diritti del giocatore, situazione che si verificherebbe nel caso in cui la decisione dovesse arrivare dopo la chiusura della finestra di mercato (in quel caso ci sarebbe una deroga ad hoc per giocare in Italia, ma rimarrebbe fuori da una eventuale lista Champions League).

Nel frattempo, secondo quanto riportato stamane dal Corriere dello Sport, l’argentino avrebbe scelto nell’Inter la sua prossima destinazione. A nulla sono valsi i corteggiamenti della Juventus, della Fiorentina, di altre squadre di Premier League. Ledesma ha scelto l’Inter, convinto che potrà finalmente competere per grandi traguardi con la maglia nerazzurra. Un sondaggio tra il giocatore e la società milanese c’era già stato nei mesi scorsi, quindi non sarà difficile, a situazione "sistemata" con la Lazio, arrivare a trovare un accordo. In tal modo si risolveranno i problemi di centrocampo dell’Inter, in questo periodo ridotto all’osso a causa dei molti infortuni. Sa­rebbe l’ennesimo colpo a parametro ze­ro messo a segno dall’Inter dopo Miha­jlovic, Cambiasso, Julio Cesar, Maxwell, Dacourt e Pandev.

L’arrivo di Ledesma ed i problemi relativi alla cessione di Mancini potrebbero invece rallentare la pista Baptista. Il giocatore preme molto per arrivare a Milano, ed alla fine potrebbe riuscirci sicuramente se l’altro suo connazionale accetterà il trasferimento al Marsiglia.(goal.com)

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Gen 18 2010

Aridacce er pallone e vattene…

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Claudio Lotito è una sfinge. Alla fine del primo tempo il presidente resta seduto da solo in tribuna, impietrito, attonito, lo sguardo perso nel vuoto. Invia il fido Tare a chiedere a Ballardini di far entrare Mauri, evidentemente ritiene che il tecnico sia nel pallone: e infatti Mauri entra al posto di Del Nero. Anche se non cambierà nulla sul piano tecnico e agonistico. Lo 0-3 è una disfatta senza precedenti in questo campionato di una Lazio inguardabile, sconfitta ancor prima di cominciare. Dopo la partita, il patron scende in sala stampa per guardare la classifica sul monitor: roba da brividi. La Lazio è scivolata pericolosamente verso il fondo. Se Lotito non parla, le dichiarazioni di Ballardini sono sconcertanti. Colpa dell’impegno di Coppa e dell’organico insufficiente: sono gli alibi del tecnico per giustificare la figuraccia di Bergamo.Alibi che non reggono e che allarmano i tifosi biancocelesti.
«Questa Lazio non è in grado di giocare due partite ogni settimana e ha pagato la fatica fatta contro il Palermo». Una tesi – quasi una sentenza – che preoccupa anche in vista del Chievo, ospite all’Olimpico domenica prossima. «Sì, bisogna preoccuparsi perché dobbiamo giocare mercoledì a Firenze… A proposito, anche la Fiorentina ha pagato la partita di coppa Italia, perdendo col Bologna». Incredibile, ma vero, all’allenatore la Lazio è piaciuta! «A parte i primi quindici minuti, nei quali ha sbagliato l’approccio, la squadra ha tenuto bene il campo, disputando un buon incontro. Pur con tutte le difficoltà di una partita compromessa. A miei non posso rimproverare nulla sul piano dell’impegno. Avevano davanti un’Atalanta collaudata, secondo me anche rinforzata rispetto allo scorso anno, che ha dimostrato il proprio valore giocando un’ottima gara. Non capisco come si trovi così in basso».
Ballardini sposta il tiro della questione sul mercato. «Senza rinforzi, questa Lazio non è competitiva su più fronti. Lo diventerà soltanto se arriveranno dei calciatori importanti. Questa è la verità della quale bisogna prendere atto. I problemi relativi al potenziamento erano stati affrontati anche in agosto, senza risolverli. Non ne ho parlato a settembre perché il mercato era chiuso. Lo faccio adesso in quanto siamo a mercato aperto e spero che si possano colmare alcune lacune evidenti».
Un quadro molto preoccupante, quello dipinto dall’allenatore laziale che, come al solito, non si assume le responsabilità dei momenti delicati. Eppure siamo alla sconfitta numero 8 in campionato, senza parlare della profonda delusione in Europa. La palla passa quindi alla società, l’unica colpevole di questa situazione drammatica. Il presidente Lotito, avvisato dall’allenatore, è con le spalle al muro: o rinforza subito la squadra, oppure si rischia forte. La trasferta di mercoledì, in casa della Fiorentina, per i quarti della coppa Italia, sembra diventare quasi un intralcio, nonostante le rassicurazioni di Ballardini. «Noi vogliamo far bene sia in Coppa che in campionato. Ma, con questa rosa, ci sono tante difficoltà perché il campionato, di giornata in giornata, si conferma difficilissimo».(Il Messaggero)

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Gen 18 2010

Il Genoa vuole Rocchi

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La Juve ha forzato la mano dopo il ko di Verona e ha offerto 4,5 milioni per il cartellino di Ledesma. La risposta di Lotito è stata la stessa data ai dirigenti dell’Inter: «Non se ne parla». A questo punto ci sarà una strategia del presidente biancoceleste che sfugge ai più perché con una società che continua a chiedere giocatori in prestito perché non ha soldi freschi da investire, sarebbe logico evitare di rischiare il bis del caso-Pandev nell’udienza del 26 gennaio e accettare la proposta migliore dei club del nord. In ogni caso la questione relativa al regista argentino resta aperta e potrebbe avere sviluppi nei prossimi giorni se Lotito decidesse di vendere il suo giocatore. Tant’è, sul mercato si naviga a vista anche se il Genoa è tornato alla carica per Rocchi. Ieri Damiani, procuratore dell’attaccante laziale, era a Bergamo e ha parlato con il presidente e Tare. Rocchi vuole restare ma l’offerta della squadra di Gasperini potrebbe anche spingerlo al clamoroso divorzio. Sempre col club rossoblù c’è in ballo lo spagnolo Zapater che arriverà solo dopo che Preziosi sia riuscito a prendere Menegazzo. E questo particolare dà il quadro di quanto la Lazio non abbia soldi da investire e quindi debba attendere gli affari degli altri. Lotito ha parlato anche con Osti, diesse dell’Atalanta, di Tiberio Guarente, centrocampista nerazzurro. La Lazio ha provato a chiederlo in prestito. Inutile dire la risposta dei dirigenti dell’Atalanta che aveva chiesto otto milioni alla Juventus per lo stesso giocatore. In difesa sempre caldi i nomi di Canini e Rever. Un club inglese sarebbe interessato a Makinwa: a Formello sperano di riuscire a piazzarlo.(Lui. Sal.-iltempo)

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Gen 18 2010

La bestia nera – Le pagelliadi di Francesco Troncarelli

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6- – a Bum bum FLOCCARI
Tutto come da copione. Quando il gioco si fa duro, la Lazio dell’algido, presuntuoso e immobile Ballardini si squaglia come neve al sole. Metteteci poi che a giocare duro, nel senso con l’elmetto in testa e baionetta in canna, sono quelli di Bergamo, e il gioco è fatto. Per loro. L’Atalanta come da copione si conferma la nostra Bestia nera, titolo strausato per le partite contro gli orobici in queste Pagelliadi (vedi collezione), ma evidentemente sempre valido. E così nella nullità e inconsistenza di un modulo e soprattutto nella latitanza di una mentalità idonea per affrontare una partita importantissima, è stato risucchiato anche il bomber calabrese. Tre quattro movimenti giusti, poi dal Floc è stato trascinato nel flop da tutti gli altri ed è stato tracollo.

5 e mezzo a Mauro Mazza Matias Almeyda Mandrake Zarate (olè!)
Ridotto dal genio della panchina, a facchino del centrocampo, l’Et gira a vuoto come una trottola made in China da 1 euro. Parte da lontano, dribbla, ma viene regolarmente buttato giù senza tanti complimenti. Non è più un attaccante, non è più un egoista, non è più un fenomeno, non è più un goleador, non è più Zarate. Manco Mandrake, forse quel pippone di Andrade. Certo è proprio incredibile: ce ne avevamo uno bono, ora è diventato un comune mortale come il resto della banda. Un Capocchiano qualsiasi. E tutti, anche i buonisti a prescindere, sanno chi dobbiamo ringraziare.

5 e mezzo a Tibidabo DABO
Rientrava da un lungo stop per l’operazione al menisco. E ha retto la botta più di quelli che giocano senza soluzione di continuità. Altra professionalità.

5+ a "Bentornato Picchiatello" con Jerry Lewis Muslera
Tre pappine sarebbero state pesanti anche per Dino Zoff o Angelo Peruzzi. Se consideriamo poi che il Castoro dal volto umano non è per ovvi motivi di età ed esperienza, all’altezza di nessuno dei due, il discorso si chiude. Meno male comunque che al 2 minuto, poco prima del diluvio, era riuscito ad aprire l’ombrello su una bomba di Ferreira Pinto. Era…

5 a Romoletto Faticoni FIRMANI
Questa volta non è bastata la maglia bagnata di sangue e di sudore. Perché i compagni di merende che l’hanno affiancato non hanno nemmeno sudato. Figurarsi il sangue, lo puoi cavare dalle rape?

5- a Anticoli Corradu
Anche i migliori possono toppare. Chiedetelo a Virzì dopo il suo "La prima cosa bella".

5- – a San Marino-Andorra-Liechestein
Forrest Gump al capolinea. Nel senso che non è mai partito.

4 e mezzo al coiffeur pour homme e dame Del Nerò
Ha sbagliato il giorno di riposo. Eppure da sempre, è il lunedì che i parrucchieri stanno chiusi.

4 e mezzo a Rocco ROCCHI
Un tiro al volo e niente più. Ma proprio niente. A livello di Marzullo quando parla nella notte in televisone.

4 e mezzo "a bello Mauri!" (eccetera)
Bocciato per le sue ridicole prestazioni dalla formazione base, è stato riesumato in corsa come Lamberto Sposini nel talk domenicale della’"Arena" di Giletti. Ma il modello di Rocco Tarocco come è ovvio, non dà nulla più di quello che può abitualmente. Eppure un posto più consono al suo modo di fare, e soprattutto muoversi, lo potrebbe trovare. A "Ballando con le stelle". Se ci sono andati Pantano e Maurizio Battista che tutto fanno nella vita meno che ballare, perché lui no che conosce tutte le piste dei locali?

4 a Via Cesare Baronio, 32 00178 ROMA
Non è tanto perché invece di difendere è caduto rovinosamente a terra favorendo il terzo gol nerazzurro, no, non è quello. E lui il problema. Un giocatore modesto e limitato, da sempre riserva della riserva, che non ha nelle sue corde i colpi e i modi del regista. E’ come se a Ennio Antonelli, il mitico Manzotin di "Febbre da cavallo", dall’oggi al domani dopo anni di caratterizzazioni più trash che altro, gli avessero affidato la regia di un film. Manco Alvaro Vitali ci lavorerebbe.

3 al Duo dell’Amarcord
C’era una volta la difesa. Soraya piange come la "Principessa triste" che ricorda nello sguardo davanti gli assalti di Padoin, "In ginocchio da te" Marcantonio con Doni va al manicomio. E la Lazio affonda. C’era una volta, come nelle favole, ma Bergamo è solo una tragedia.(LAZIONET)

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Gen 18 2010

Lazio in volo verso Roma: Vuoto d’aria…paura tra i giocatori

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Attimi di panico sul volo che ha riportato la squadra da Bergamo nella capitale. Per 10 minuti un vuoto d’aria ha terrorizzato i giocatori a bordo dell’aereo. Scaloni, Stendardo, Baronio e Makinwa i più impauriti…

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