Nov 02 2011
Andrè Dias, dalla Favela alla Favola Lazio
Il ragazzo che vendeva le vernici, tocca ogni giorno il cielo con un dito. Sono parole sue, di André Dias. Un campione di calcio con la C maiuscola. Un uomo che nella sua vita ha sofferto tanto, ma una volta arrivato in cima non si è affatto dimenticato di dove proveniva. Dias è rimasto lo stesso di allora: umile, dal cuore d’oro, sempre sorridente e legatissimo alla famiglia. Sin da quando aveva 12 anni e fino ai 18, ovvero da quando ha cominciato a giocare a pallone (ha iniziato tardissimo), Andrè, il quarto di sei figli (due maschi e quattro femmine), per dare una mano alla famiglia, a papà Celso e mamma Aparecida, lavorava in un piccolo negozio di San Bernardao do Campo che vendeva vernici per tinteggiare i muri delle case. Anche lì, cammin facendo, era diventato un esperto, il più bravo, tanto che operai e muratori, spesso cercavano solo lui, capace più di altri di dare consigli speciali, soprattutto per risparmiare. E’ lì che è cresciuto e si è formato come uomo. La mattina andava a scuola, per papà e mamma era fondamentale, mentre nel week-end spesso faceva anche il cameriere in diversi ristoranti per cercare di raggranellare un po’ di denaro in più.
Poi il pallone. Non un pensiero ricorrente, né tanto meno un sogno cullato sin da bambino, c’erano altri problemi. Fino a un giorno in cui un suo amico d’infanzia, Anderson, che giocava nella Primavera del Sao Caetano, lo convinse a fare un provino, ma andò male, anche perché Dias si mise a fare l’attaccante. Il suo amico, però, non si diede per vinto e dopo un po’ ci riprovò, stavolta con successo al Palestra de Sao Bernardao, a livello del nostro campionato di Promozione. I genitori non furono felici perché André giocava gratis. Dopo quattro mesi però la fortuna cominciò a girare grazie al tecnico del Paranà che lo vide e lo volle con sé. Come ingaggio guadagnava 100 euro al mese. Non era granché, ma era di più dello stipendio da cameriere e commesso di vernici. Per un po’ tentò di far coincidere calcio e lavoro, ma alla fine scelse il pallone. Da lì partì la scalata al successo, fino ad arrivare al San Paolo. E da lì alla Lazio, uno dei difensori più forti da quando è partito Alessandro Nesta.
Per la squadra di Reja è un punto di riferimento importante, non solo in campo ma dentro lo spogliatoio. Non si arrabbia mai, anzi è sempre disposto ad ascoltare e a dare preziosi consigli. I compagni lo seguono a occhi chiusi. E lui è anche un amante degli scherzi – Hernanes la vittima preferita – e ha sempre la battuta pronta, rapida e graffiante. Pensare che l’inizio dell’avventura laziale non era stata confortante. Nel febbraio del 2010, due settimane dopo il suo arrivo, il difensore voleva tornare indietro. Aveva persino preparato le valigie, caricato la macchina e prenotato l’aereo. Poi Matuzalem, l’amico del cuore, l’ha convinto e riportato indietro. All’inizio di settembre, come si sa da tempo, ha addirittura rinnovato il contratto fino al 2014, allo stesso ingaggio, 1,3 milioni di euro all’anno.
Dias è un esempio per i compagni, vecchi e giovani. Tranne il derby (era squalificato), non ha saltato nemmeno una partita e questo nonostante soffra di un problema alla cartilagine del ginocchio sinistro. Un fastidio che si porta dietro da tanti anni, che si potrebbe (dovrebbe?) operare. Ma lui alla fine stringe i denti e va. Gli piace la musica gospel e leggere la Bibbia, ma il suo vero hobby è stare assieme alla famiglia, la moglie Andrea, il figlio Vinicius e le due gemelline Lara ed Eloah, nate questa estate. Con gli amici Hernanes e Matuzalem e le rispettive famiglie, oltre andare insieme alla chiesa Evangelica, organizza visite e gite. Il folto gruppo è già stato a Firenze, in Umbria e in Abruzzo e qualche mese fa è sbarcato a Positano. André è un calciatore atipico, poco tecnologico, usa un normalissimo telefonino e acquista macchine usate. D’altronde è un campione sì, ma con l’animo di un ragazzo che vendeva le vernici.
Dall’infermeria. Per guarire dalla lesione di terzo grado al retto femorale della coscia sinistra Stefano Mauri andrà in Germania. Già oggi il laziale verrà visitato dal dottor Müller-Wohlfahrt, il medico della Germania e del Bayern Monaco. Il ritorno è previsto nel 2012.(ilmessaggero)







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Concordo pienamente!!!!!
Forza Lazio
Scusate, ho perso una “d”
Un uomo, un grande uomo…un campione nello stile di vita ed il campo.
Un uomo, un grane uomo…un campione nello stile di vita ed il campo.