Feb 19 2010

Lotito a ruota libera sui Tifosi, Rossi, Ballardini e Liverani

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“Non è che faccio delle battute dirette a Zamparini: spesso tendo a sdrammatizzare.” È un Claudio Lotito in forma smagliante quello che si è concesso ai microfoni di Stadionews. Prosegui la lettura »

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Feb 11 2010

Delio Rossi: Reja è l’uomo giusto

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Gen 26 2010

Audio: Delio Rossi a Radio Radio

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Gen 25 2010

Delio Rossi: Pandev ? Non sono sorpreso, può giocare ovunque

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Gen 15 2010

Delio Rossi: Ringrazio i Tifosi

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Rossi in conferenza stampa ringrazia il popolo biancoceleste: "Le emozioni ci sono perché era la prima volta che tornavo nel mio stadio. Ho avuto la possibilità di andare in un altro spogliatoio ( scherza, ndr) che non avevo mai visto. Ringrazio la gente dell’accoglienza, non me l’aspettavo". Ecco perché il Palermo ha perso: "C’è mancata un po’ di veemenza. Chi faceva gol, vinceva la partita. Sino all’1 a 0 è stata equilibrata la partita. Dando campo alla Lazio, abbiamo perso". Su Zarate: "Ha fatto una buona partita. E’ stato sempre pericoloso, anche se lo abbiamo limitato abbastanza bene". Nessuna sorpresa in campo: "Mi aspettavo questa Lazio. Dispiace essere usciti, a maggior ragione qua". Nessun consiglio a Ballardini: " Non posso dare consigli agli altri. Non li ho mai dati, sono l’ultima persona che può farlo". Il congedo è stato ottimo con tutti i suoi ex giocatori. Non c’è stato né ci sarà quello con Lotito: "Sono venuti tutti a salutarmi. E chi non lo aveva fatto, sono andato a salutarlo io. Mi sembrava giusto e doveroso salutarli dal momento che avevo un buon rapporto con tutti. Lotito non l’ho incontrato e non credo che l’incontrerò". Ora basta parlare di Lazio: "Ho detto che mi sono emozionato, ma sono un professionista e il mio presente è Palermo. Sono dispiaciuto stasera perché abbiamo perso, ma fra tre giorni c’è il Napoli e ci vorrà un altro Palermo".

Cittaceleste

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Gen 15 2010

Delio Rossi: Usciamo a testa alta, onore alla Lazio

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Queste le dichiarazioni rilasciate ai microfoni della RAI dal tecnico del Palermo, Delio Rossi, dopo la sconfitta dell’"Olimpico": "Più forte l’emozione per il ritorno o l’amarezza per l’eliminazione? Sicuramente fa dispiacere perdere una partita come questa. Era una gara dove poteva succedere di tutto, la Lazio è stata più concreta di noi, quindi onore alla Lazio. In ogni caso sono soddisfatto della nostra prestazione".(RAI1)

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Gen 14 2010

Lazio-Palermo 2-0: Kolarov e Floccari la Lazio batte Rossi

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Lazio vola ai quarti di Coppa Italia, dove troverà la fiorentina, battuto 2-0 il palermo dell’ex Rossi, reti di Kolarov al 57′ poi raddoppio di Floccari al 73′ che mette a segno il suo quarto gol in tre partite in biancoceleste.La sfida degli ex va a Ballardini e alla Lazio detentrice del trofeo: 2-0 al Palermo e sfida ai quarti di finale contro la Fiorentina. Decidono Kolarov e Floccari, le armi in più di questa Lazio nell’inizio del 2010. Non è fortunato quindi il ritorno all’Olimpico di Delio Rossi, che portò la Lazio proprio alla vittoria di una coppa Italia. Il pubblico di Roma, non numerosissimo, lo accoglie con calore, la sua ex squadra lo elimina dal torneo.

Aleksandar Kolarov è nel mirino dell’Inter per riempire il buco lasciato dall’infortunio di Chivu sulla fascia sinistra. Sempre più spesso, però, Ballardini lo usa come centrocampista centrale: non che lì in mezzo fornisca troppe geometrie o idee, però arriva sempre al tiro. Riceve palla, prova a saltare un uomo, fa due passi e spara una bomba. Lo fa sempre, anche da posizioni impossibili: si contano sette conclusioni nel primo tempo, senza che Ballardini gli dica nulla. Evidentemente è una scelta condivisa dall’allenatore. Scelta che paga al 12′ della ripresa, alla ottava conclusione: un tiro ribattuto di Zarate finisce nella sua zona, al limite dell’area. Il serbo ci pensa poco e la mette all’angolino di sinistro, di precisione: 1-0 per la Lazio.

Il tiro sistematico di Kolarov è una soluzione importante per una Lazio che fin qui in stagione ha faticato terribilmente a fare gol: ora con Floccari le cose sembrano cambiate. Non solo perché l’ex Genoa al 29′ della ripresa infila il 4° gol in tre partite con la Lazio, ma anche perché Zarate pare finalmente essersi convinto di avere un compagno degno di ricevere un passaggio da lui. Intendiamoci, l’argentino continua spesso a giocare da solo e cercare il dribbling ad oltranza, ma ogni tanto si convince a dialogare e il suo talento porta assist, come quello per il 2-0. In una Lazio che, come il Palermo, schiera molti titolari, si segnalano anche alcune uscite da mezzofondista di Diakité (puntuale anche in marcatura), la costante crescita di Radu, la solita gara ordinata di Baronio, una parata decisiva di Muslera nel primo tempo (su Pastore).

Il Palermo esce dalla coppa in una gara che a lungo gioca meglio dell’avversario. Fino a quando viene colpita da Kolarov ha le occasioni migliori, nonostante giochi senza il suo faro. Miccoli infatti è in campo, ma è quasi irriconoscibile. La formazione è quella titolare, con Pastore a suggerire al posto di Simplicio: l’argentino dimostra di non essersi perso nel cambio di continente, fornendo giocate, idee e anche una paio di conclusioni pericolose. Kjaer a lungo mette il bavaglio allo scatenato Floccari, prima di essere battuto in contropiede, mentre Cavani non riesce mai a liberarsi al tiro. Per l’ambizioso Palermo di Zamparini la coppa Italia poteva essere una scorciatoia per l’Europa. Dovrà cercare altre strade.(gazzetta)

Lazio (3-4-1-2): 86 Muslera; 87 Diakitè, 28 Stendardo, 26 Radu; 32 Brocchi, 33 Baronio (42′s.t. Scaloni), 11 Kolarov, 81 Del Nero (38′s.t. Lichsteiner); 5 Mauri; 20 Floccari (33′s.t. Rocchi), 10 Zarate. A disp: (88 Berni, 13 Siviglia, 4 Firmani, 18 Makinwa) All. Ballardini.

Palermo (4-3-1-2): 46 Sirigu; 16 Cassani, 24 Kjaer, 5 Bovo, 42 Balzaretti; 8 Migliaccio, 11 Liverani, 9 Nocerino (18′s.t. Bertolo); 6 Pastore (39′s.t. Simplicio); 7 Cavani (28′s.t. Hernandez), 10 Miccoli. A disp: (83 Rubinho, 3 Goian , 88 Blasi, 20 Budan) All. Delio Rossi.

Reti: 12′s.t. Kolarov (Laz), 29′s.t. Floccari (Laz)
Ammoniti: Balzaretti (Pal), Miccoli (Pal)

Arbitro: Paolo Tagliavento di Terni


 

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Gen 14 2010

La Curva Nord stasera premierà Delio Rossi

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Questa sarà la notte di Delio Rossi: l’ex allenatore della Lazio tornerà, da avversario, allo stadio Olimpico. Un mix di ricordi ed emozioni percorreranno le vene dei tifosi che lo hanno amato, e di quelli che lo hanno criticato ed ora lo rimpiangono.

Delio Rossi, quattro stagioni nella Lazio, una Coppa Italia vinta e tanto cuore, oggi verrà premiato dalla Curva Nord. Infatti, i ragazzi che affollano ogni domenica il settore più caldo dello stadio consegneranno a Rossi una targa per esprimere gratitudine per quello che ha fatto in campo, ma soprattutto per l’uomo Delio Rossi.

Marco Anselmi – Calciomercato.com

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Gen 13 2010

La prima volta di Rossi…

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Il calcio è proprio strano. Bello, a volte un po’ contorto, ma strano. Che Delio Rossi un giorno tornasse all’Olimpico era scritto e bisognava solo attendere come e quando. Il giorno è arrivato e sarà domani sera. E fin qui tutto a posto. Pensare però che la prima sfida con la sua Lazio fosse a Roma e non di campionato, bensì di coppa Italia, proprio il trofeo che il tecnico ha vinto con i biancocelesti qualche mese fa proprio all’Olimpico, era davvero inimmaginabile e per certi versi pure un po’ crudele. Lui, mister Delio, come lo chiamano affettuosamente a Roma, a questo ritorno non fa che pensare da quando è approdato sulla panchina del Palermo. A confessarlo è Fabio Liverani, regista rosanero ma anche lui ex laziale. «Delio alla Lazio ha dato tanto, non sarà facile per lui considerato che fino a poco tempo fa quella panchina era sua. Sarà una grande serata per il nostro allenatore e lui sarà emozionatissimo».
Sull’emozione non ci sono dubbi, ma pure sulla stranezza di dover entrare all’Olimpico, di guardarsi attorno con la sensazione di capire ben poco e con la possibilità di sbagliare addirittura panchina. «Oddio, può anche succedere, visto il mio rimbambimento» scherza Rossi, che prova simpaticamente a dribblare il discorso su questo ritorno. «Che devo dire? Sembrerà banale e anacronistico, ma io alla Lazio ho passato quattro anni bellissimi e me li porterò sempre dentro con me. Sarei sciocco e bugiardo se dicessi che sarà una sfida come le altre perché non è così. All’inizio sarà dura, come è sempre stato quando sono tornato nei tanti posti dove ho allenato. Stavolta, però, credo sia davvero difficile. Si, penso proprio di sì».
L’ultima all’Olimpico sulla panchina della Lazio fu il venti maggio dell’anno scorso, era un mercoledì, con i biancocelesti che, per motivi legati alla finale Champions, anticiparono la partita con la Reggina. «Sono talmente legato a questa città, alla squadra e soprattutto alla gente che ogni volta che tornerò, ad iniziare da giovedì sera, sarà da onesto avversario e mai, ribadisco mai come nemico. Ci tengo a puntualizzarlo perché quando ci sono questi eventi, chiamiamoli così, si dicono sempre tante cose. Io ho ancora nel cuore la splendida serata della finale di coppa Italia, dove, a parte il trofeo vinto, ho avuto la più bella soddisfazione della mia vita da tecnico e tifoso laziale, ovvero riempire l’Olimpico di sessantamila sostenitori biancocelesti».
Quegli stessi tifosi che domani sera, seppur si giochi in mezzo alla settimana e in un orario non proprio agevole, cercheranno di non mancare per rendere il giusto tributo all’allenatore che in parecchi hanno contestato, ma che adesso rimpiangono tutti. Sulla partita, a parte l’emozione, ha poche cose da dire, perché ovviamente il suo Palermo cercherà in tutti i modi di «passare il turno».
Curioso che di ritorni di allenatori importanti nella storia della Lazio non è che ce ne siano poi così tanti, ma Delio è in ottima compagnia. Da Lorenzo a Fascetti, tanto per citarne alcuni. Mister Eugenio, dopo il biennio 86-88 con la favolosa rimonta dai -9, tornò all’Olimpico il 15 marzo del ’92 sulla panchina del Verona. «Ricordo benissimo ogni cosa di quel giorno: la curva, i cori e tutto lo stadio che inneggiava il mio nome. Bellissimo e indimenticabile. Non è stato semplice l’inizio, ma poi, seppur faticosamente, tutto passa e parte la partita. Sarà così pure per Delio, un tecnico che ha fatto un lavoro straordinario e che ha lasciato un vuoto importante tra la tifoseria», il racconto di Fascetti.
Dopo di lui ci furono anche Dino Zoff e Roberto Mancini. L’ex presidente e allenatore biancoceleste tornò nel 2005 perché per sei mesi avevav deciso di sedersi sulla panchina della Fiorentina. Il 22 maggio la sfida all’Olimpico finì 1-1 e fu una partita piena di polemiche, con il famoso fallo di mano di Zauri non visto da Rosetti. «La Lazio è e resterà sempre la mia famiglia, il mio casato. Quando tornai da avversario i tifosi mi riservarono tanto affetto, difficile dimenticarlo come è difficile dimenticare tutti quegli anni alla Lazio». Domani sarà il turno di Delio. Una giornata particolare per tutti.(Il Messaggero)

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Gen 11 2010

Lazio-Palermo Tim Cup: Il ritorno di Rossi in diretta su Rai Tre

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La Lega Calcio ha reso nota la programmazione televisiva degli Ottavi Di Finale di Tim Cup in programma questa settimana.

Roma – Triestina 12/01 ore 21.00 Rai Sport Piu’
Milan – Novara 13/01 ore 16.00 Rai Tre
Genoa – Catania 13/01 ore 18.30 Rai Sport Piu’
Juventus – Napoli 13/01 ore 20.45 Rai Uno
Fiorentina – Chievo 14/01 ore 16.00 Rai Tre
Udinese – Lumezzane 14/01 ore 18.30 Rai Sport Piu’
Lazio – Palermo 14/01 ore 21.00 Rai Tre

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Dic 28 2009

Delio Rossi su Lotito: I rapporti si erano deteriorati già da 2 anni

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Tra Delio Rossi e la Lazio il feeling non è mai finito. Come accaduto per Pandev. Ma il tecnico, a differenza del macedone, non se l’è sentita di abbandonare la nave nonostante capitan Lotito. Eh già, il problema di Rossi, infatti, è noto a tutti: l’addio alla Lazio, dopo il magico successo in Coppa Italia, si è consumato a causa delle divergenze con il presidente.

Lo stesso Rossi, intervistato da ‘Radio Erre 2′, ha svelato un curioso retroscena: "La fine del rapporto è iniziata quando si è chiuso il mercato alla fine del campionato della qualificazione in Champions (era il 2007, ndr). Gli dissi in faccia quello che pensavo. Lì si è incrinato il rapporto con il presidente. Non mi dimisi perchè le battaglie le volevo combattere dall’interno. Io non avevo fatto nulla di male. Non vedo perché dovessi fare il gesto eclatante".

L’amore per il gruppo e la voglia di giocare in una manifestazione così importante hanno messo in secondo piano i rapporti personali con Lotito: "Avevo conquistato una Champions sul campo con i miei ragazzi – ha proseguito Delio Rossi -, mi sembrava giusto giocarmela con loro. Nel momento che è passato ho pensato solo a lavorare, senza mai lamentarmi. Anche se il rapporto si era deteriorato, riuscii a rimanere altri due anni perchè credo molto nella cultura del lavoro ed ho molta autostima".

Solo Lotito. L’addio di Rossi non è stato dettato da problemi di gestione dello spogliatoio che molti addetti ai lavori rivendicavano: "Sono l’allenatore e faccio le mie scelte. Se gioca uno vuol dire che lo ritengo migliore dell’altro. La mia onestà intellettuale mi ha portato anche a cambiare idea, come nei casi di Firmani e Dabo. Ho gestito gente come Di Canio e Peruzzi, sarebbe un insulto alla mia intelligenza dire che non sapessi gestire un gruppo come quello, con giocatori di minore personalità".

Delio Rossi non ha peli sulla lingua. La Lazio gli è rimasta dentro, non come i sassolini nelle scarpe. Quelli se li è appena tolti.(goal.com)

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Dic 23 2009

Delio Rossi: Pandev non è come lo dipingono…

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Anche Delio Rossi, allenatore della Lazio nella scorsa stagione (alla guida dei biancocelesti ha vinto la Coppa Italia) interviene sul caso Pandev e la vicenda dell’attaccante macedone relegato tra i ‘dissidenti’ della Lazio. Domani il collegio arbitrale della lega calcio, a cui il giocatore si è rivolto chiedendo la rescissione del contratto, dovrebbe decidere sulla vicenda. Intanto Delio Rossi, intervenendo in una trasmissione serale dell’emittente romana Tele Radio Stereo dice che "Goran non è quello che vogliono dipingere, è sempre stato al suo posto facendo il suo dovere dando tutto per la squadra, sempre in silenzio. Altri magari hanno alzato la cresta più di una volta, Goran non si è mai permesso: per questo non trovo corretto quanto sta capitando". "Pandev è stato il giocatore più sostituito d’Italia sotto la mia gestione – dice ancora l’attuale tecnico del Palermo -. Di sicuro non ne era contento, ma non ha mai detto nulla e si è sempre comportato da professionista. E’ cresciuto in maniera esponenziale, facendo il salto da giocatore di livello nazionale a internazionale". Ma durante la scorsa stagione era emersa da parte della Lazio l’intenzione di vendere Pandev? "Da quel che mi risulta no – risponde Rossi -. Sicuramente come tempistica si è andati troppo oltre e Goran in quel momento probabilmente poneva altre richieste: è stato profondamente sbagliato il timing, non si può proporre il rinnovo nell’anno in cui un giocatore va in scadenza".(larepubblica)

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Nov 27 2009

Rossi non riesce a dimenticare la Lazio….

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Agli ottavi Rossi ritrova la Lazio e nella confusione dei sentimenti ci scappa anche la gaffe: « Sono contento della qualificazione, penso che per la Lazio la Coppa Italia è un obiettivo im­portante…». Poi si corregge: « Volevo dire Palermo, scusate, 4 anni sono 4 anni ».(corrieredellosport)

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Nov 27 2009

Coppa Italia: Lazio-Rossi, scontro frontale

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Comincia nel migliore dei modi l’avventura di Delio Rossi sulla panchina del Palermo. Questa sera al "Renzo Barbera" la sua squadra ha sconfitto con un convincente 4-1 la Reggina e si è qualificata agli ottavi di finale della Tim Cup dove incontrerà la Lazio.

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Nov 26 2009

Stasera Delio Rossi si gioca la Lazio

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Il Palermo del neo allenatore Delio Rossi questa sera (ore 20.30) affronterà allo stadio "Renzo Barbera" la Reggina, nella gara valevole per il quarto turno eliminatorio della Tim Cup 2009/2010. Chi passa il turno incontrerà la Lazio agli ottavi in gara secca all’Olimpico.

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Nov 24 2009

Presentato Rossi: Per Pandev e Ledesma è presto…

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Queste alcune delle dichiarazioni di Delio Rossi nel suo primo giorno da allenatore del Palermo: "E’ capitato tutto all’improvviso, come spesso accade in queste situazioni. In questo momento il mio pensiero va a Walter Zenga perchè so quanto sia dura accettare un esonero. A lui va il mio in bocca al lupo. Penso che il Palermo sia una società importante, ambiziosa, con un presidente che vuole il massimo ed una città competente e piena di storia. Insomma, c’è tutto per mettermi nelle migliori condizioni possibili. Obiettivi? Zamparini non mi ha chiesto niente, mi ha solo detto di tirare fuori il meglio dall’organico. Ovviamente sappiamo quanto sia ambizioso, quindi vorrà grandi risultati. Pandev o Ledesma per il Palermo? Ancora non ho messo piede nel campo di allenamento, quindi non posso sapere cosa serve al Palermo. La Lazio ovviamente ha giocatori importanti ma è presto".

Tuttomercatoweb

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Nov 23 2009

Ufficiale, Rossi al Palermo

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È Delio Rossi il nuovo allenatore del Palermo. L’ex tecnico della Lazio sostituisce Walter Zenga, esonerato dalla società dopo il pareggio interno con il Catania. Rossi ha firmato un contratto biennale.

IL COMUNICATO – L’U.S. Città di Palermo comunica di aver affidato la guida tecnica della Prima Squadra al Sig. Delio Rossi . Il tecnico, nato a Rimini il 26 gennaio 1960, ha firmato con il club rosanero un contratto fino al 30 giugno 2011, con un’opzione in favore della società per il prolungamento di un’ulteriore stagione (appunto fino al 2011).

LA PRESENTAZIONE – Rossi verrà presentato ai giornalisti domani mattina alle ore 11.30 presso la sala stampa dello stadio "Renzo Barbera".(corrieredellosport)

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Nov 23 2009

Ufficiale l’esonero di Zenga, Palermo a Rossi ?

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Walter Zenga non e’ piu’ l’allenatore del Palermo; e’ stato esonerato dopo il pareggio interno di ieri nel derby contro il Catania.

Per la sua sostituzione il nome piu’ gettonato e’ quello di Delio Rossi, ma si parla anche del possibile arrivo di Mario Beretta e Daniele Arrigoni.(ansa)

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Nov 18 2009

Delio Rossi si apre al Messaggero

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Delio Rossi, sei mesi dopo. La premessa sarebbe: non parliamo di Lazio. Una premessa, non una promessa. Perché lui la Lazio la porta dentro o perché, forse, un innamorato parla solo del suo grande amore.

Roma città elettiva, partiamo da lontano?
«Casa a Roma per sempre, che c’è di meglio? Specie se non sei allenatore della Lazio. O della Roma, naturalmente».

Se non sei più allenatore della Lazio…
«La gente ti ferma e non ti chiede più di Rocchi o di Zarate. Ti dice semplicemente: "Lei è una bella persona". Mi fa ancora arrossire, penso sia un grande complimento».

Emozioni?
«All’Olimpico non sono più tornato. Eppure come allenatore disoccupato avrei tante squadre da osservare. Alle partite della Roma mi sentirei a disagio, c’è quel tuffo nella fontana dopo il derby vinto…La Lazio non riuscirei a vederla, sono ancora troppo coinvolto».

Solo tv?
«A volte neanche. Lazio-Milan, due domeniche fa: antenna fuori uso per via di un fulmine, io fuori sotto la pioggia col tecnico che cercava di aggiustarla, la mia famiglia in poltrona per non perdersi neanche quell’immagine sbiadita, che andava e veniva. Mia moglie è diventata la più laziale di tutti, i miei figli la seguono a ruota».

Giudizi?
«Non ho mai espresso un parere su un mio collega o sul gioco di una squadra che non è la mia. Per questo mi ha dato molto fastidio quando Ballardini, senza che nessuno glielo chiedesse, ha detto "Ma che cosa ha mai fatto la Lazio negli ultimi anni?". Potrei rispondere tre qualificazioni in Europa e una coppa Italia. Mi limito a ricordargli che lui allenava il Cagliari mentre la mia Lazio giocava contro il Real Madrid».

Potrebbe aggiungere, volendo, che non ci sarebbe stata Supercoppa senza quella Coppa Italia.
«Ma non è così. La Supercoppa l’hanno vinta Ballardini e i giocatori. Io non mi prendo meriti altrui».

Una curiosità. Cosa l’ha spinta ad andare alla commemorazione per i due anni dall’uccisione di Gabriele Sandri?
«Sono andato in chiesa con mia moglie, ma sono uscito prima della fine della celebrazione. E’ una questione personale. Sono andato anche ai funerali di Gianni Elsner. Sono momenti intimi. Li preferisco a qualsiasi cerimonia ufficiale con premi e scontati elogi».

Eppure lei è stato l’allenatore delle grandi esultanze.
«I derby vinti, non la coppa Italia, per esempio. E sa perché?».

Non la sentiva sua?
«Non scherziamo. Per quella coppa abbiamo perso più partite del consentito in campionato. Pensa che avrei schierato Siviglia terzino destro a San Siro, se non per provare una possibile alternativa per quella finale con la Samp di Cassano?».

Allora dica lei.
«Perché quella sera di maggio io avevo già vinto: avevo portato settantamila laziali all’Olimpico. L’obiettivo che mi ero posto, l’unico».

Sapeva che sarebbe stato il suo passo d’addio?
«Sì. Era già tutto deciso».

Da lei? O dalla società?
«Non ci casco. Io comunque pensavo alla Lazio e basta, ho automaticamente detto no a qualsiasi altra prospettiva».

Si diceva il Napoli…
«Oggi gli allenatori hanno i procuratori e le passerelle tv. Io tratto faccia a faccia. Sono forse al Napoli?».

Eppure risulta che lei, prima di chiudere il rapporto, sia andato a parlare con Lotito. Che abbia esposto un progetto, fatto richieste specifiche.
«Non rispondo. Per il bene della Lazio prima di tutto. L’unica cosa non vera è che io abbia chiesto epurazioni di titolari».

Ha mai sentito la squadra distante? Che negli ultimi tempi qualcuno abbia giocato contro di lei?
«Non c’erano i presupposti, anche se da fuori mi deligittimavano. Io sono fatto così, mando in campo chi merita. Al giocatore, quando lo conosco, dico sempre: puoi chiamarmi anche di notte per parlarmi o perché tuo figlio sta male, sono sempre a tua disposizione; in cambio tu devi essere sempre a disposizione della squadra, 24 ore su 24 come me. C’è chi capisce e chi no».

Trentuno punti nel girone d’andata, 19 al ritorno. Come si spiega?
«Non si spiega».

I tifosi ce l’hanno con lei perché non si dimise il 31 agosto 2007: Lazio in Champions, nessun rinforzo degno di tal nome.
«Sarebbe stato facilissimo, la strada più comoda. Avrei lasciato nel momento della massima popolarità. Allora sì le proposte sarebbero fioccate. Ma io pensavo ancora di poter cambiare la Lazio dall’interno. E nessuno può immaginare com’era il clima dello spogliatoio in quel momento. E’ stato il mio atto di maggior coraggio».

E’ diventato il momento più difficile della sua gestione?
«Drammatico. Abbiamo rischiato la serie B. Il mercato di gennaio ci ha salvato, ma era figlio di quel percorso dall’interno di cui parlavo. Rozehnal, Radu, Bianchi sono serviti a scompigliare il mazzo».

Cioè?
«Eh no. Questo è un tranello».

Hanno detto: Rossi non vedeva Zarate. Non fosse stato per l’infortunio di Rocchi…
«Zero partite in precampionato. Poi ha sempre giocato: come dicevo io però, per la squadra».

Il derby vinto dalla Roma con gol di Baptista. Un altro capo d’imputazione: lei provò il tridente per la prima volta.
«Un’occasione sprecata. Non sono uno scemo, visto che è la partita delle partite. E non aggiungo altro».

Ledesma è rimasto un suo pupillo? Dicono che si sia rotto qualcosa?
«Ledesma è un tedesco, a volte non sente ragioni. Lui e Matuzalem insieme formano la coppia centrale più forte del campionato. Io però Matuzalem non l’ho quasi mai avuto».

Come si direbbe in un verbale Rossi non risponde a domande su: Lotito, Ballardini, Tare, progetto, dissidenti, cessioni dolorose, epurazioni, tradimenti, soffiate, ritorni, altri singoli giocatori («Cassano? Come tutti i fuoriclasse lo allenerei volentieri»), scudetto e pronostici sparsi. Si capisce solo che Peruzzi accanto come dirigente è uno dei suoi grandi rimpianti. E che un ds come Sabatini gli è mancato nell’ultimo anno. «Non è giusto che io stia qui a rimestare le mie quattro stagioni di Lazio per procurare solo polemiche e danni. Col cuore dico che vorrei vederla presto fuori dalle difficoltà. E che per me è e resterà sempre un punto d’arrivo».

Anche per gli altri? Giocatori, dirigenti…
«Andiamo, è tardi. Dopo l’antennista mi tocca l’idraulico».


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Nov 18 2009

Delio Rossi: Ballardini impari a rispettare i colleghi

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Intervista all’ex allenatore biancoceleste sei mesi dopo il trionfo in Coppa Italia.
Delio Rossi: La mia vita senza Lazio.
"Non torno all’Olimpico, sono ancora troppo innamorato".

Stadio pieno: "Quella sera avevo vinto prima di entrare in campo. Un atto di coraggio non dimettermi dopo il flop di mercato Champions".
"Ballardini impari a rispettare i colleghi. Ha chiesto cosa abbia mai fatto la Lazio negli ultimi anni, ho aspettato per rispondergli: ero a Madrid a giocare la Champions"…
(calciomercato.com)

Nel pomeriggio l’intervista completa

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