Nov 17 2009

Delio Rossi: Zarate, il mio Diamante grezzo

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Delio Rossi parla con affetto di Zarate. Nelle dichiarazioni che seguono l’ex tecnico biancoceleste ricorda l’anno passato ed il rapporto con maurito: «il mio diamante grezzo, l’ho visto subito, l’ho capito subito, un’occasione felice per un tecnico che s’appassiona al calcio…Faccio un esempio: quando mi chiedono di Cassano, e io non interferisco con le scelte di Lippi, dico solo che mi piacerebbe tanto allenarlo; e per le ovvie straordinarie qualità tecniche che possiede, e per entrare nel suo carattere, spiegarmelo e spiegarlo, magari con duri faccia a faccia perchè anch’io non vado leggero, quand’è il caso…Ecco: ti capita uno Zarate e ti ci dedichi profondamente, cercando subito di cancellare l’errore di chi lo aveva spedito negli Emirati dopo che Mauro era diventato una stella del calcio argentino, garantendosi il risultato economico e snobbando il capitale tecnico. Così ho lavorato con Mauro, che magari credeva di sapere e di saper fare già tutto. Gli ho detto che poteva esser contento della classe che possedeva, ma che insieme avremmo potuto aggiornare e migliorare il suo repertorio. Questo bisogna continuare a fare, con Zarate, impedendogli di arrendersi alle necessità contingenti: lo merita, e lui stesso lo vuole, visto che è un lavoratore infaticabile, uno che continua ad allenarsi anche lontano dal campo».(Il Tempo)

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Nov 07 2009

Delio Rossi: Manca un progetto preciso

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Sul difficile momento delle romane, in primis della Lazio, Rossi ha spiegato: "Credo che i risultati di questi anni abbiano colmato le deficienze societarie, ma si è ancora molto indietro rispetto alle squadre milanesi. Le romane non hanno la possibilità di competere con queste dal punto di vista economico. Potrebbero farlo solo dal punto di vista tecnico. Ma per competere dal punto di vista tecnico occorrono strategie precise".

CNR Media

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Ott 21 2009

Giuseppe Rossi: Ballardini mi conosce bene

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Giuseppe Rossi torna in Italia da avversario, ma questa terra sa sempre regalargli qualcosa in più. Lo spiega lui stesso in conferenza stampa.

È sempre bello tornare qui in Italia dove sono cresciuto come calciatore e in particolare in uno stadio bello e grande come l’Olimpico di Roma.
Sarà una partita molto difficile contro una grande squadra che gioca bene, che corre tanto e che fa le cose bene, per questo dobbiamo essere preparati perché sarà una partita ostica.
Con Ballardini ho fatto due anni con la Primavera del Parma. Poi c’è anche il suo secondo (Carlo Regno) che mi ha allenato negli Allievi. Diciamo che mi conoscono bene perché sono cresciuto con loro e quindi sappiamo che persone sono, come vanno avanti con le loro squadre. Per quello domani, lo ripeto, sarà una partita ostica.
È un momento un po’difficile per noi però abbiamo grandi qualità ed individualità perciò penso che possiamo fare grandi cose sia domani che per tutta la stagione. Dobbiamo solo cercare questa vittoria che ancora non arriva nonostante giochiamo sempre bene.

Un attaccante vive per il gol, ti preoccupa non aver fortuna in questo momento?
Il gol a volte arriva, altre volte no. Dipende anche dalla fortuna. Però quando il gol non arriva, bisogna sempre cercare di fare bene per la squadra prima di tutto.

Quanto c’è stato di vero e quanto ti ha lusingato l’interesse della Juventus?
Sinceramente ho solo letto queste cose, quindi penso che di verità ci sia stato ben poco.

Domani ci sarà Lippi in tribuna. Ti hanno dato fastidio le ultime critiche tra lui e i giornalisti?
Penso che quando qualcuno non fa bene, è normale che ci siano delle critiche. Questo fa parte del nostro lavoro. Dobbiamo sempre andare avanti, cercando di fare sempre meglio le cose.(lalaziosiamonoi)

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Ott 15 2009

Delio Rossi: Lazio, mi manchi…

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Delio Rossi è uno degli allenatori disoccupati di lusso del nostro calcio. Dopo 4 stagioni alla guida della Lazio e un tormentato rapporto con il presidente Lotito, il 49enne tecnico nato a Rimini sta aspettando una chiamata da qualche squadra, possibilmente di prima fascia.

Nell’attesa domenica pomeriggio potrà gustarsi in poltrona Lazio-Sampdoria, un match che evoca dolci ricordi: "Contro i blucerchiati abbiamo vinto la Coppa Italia, avevo già deciso che non sarei rimasto nella Lazio, quella partita era la conclusione di quattro anni di lavoro – ha detto Rossi in un’intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ -. Giocarla fu un sogno, sin da quando arrivai. Ricominciammo daccapo, ricostruimmo la squadra, aprimmo un ciclo e risanammo economicamente una società che aveva grossi problemi. Sognavo di vedere 70 mila tifosi biancocelesti pronti a giocar­si qualcosa di importante, pronti ad insegui­re un obiettivo tangibile e che sarebbe ri­masta scolpito nel tempo".

Ancora si emoziona il tecnico romagnolo nel ricordare quella sfida da batticuore decisa ai calci di rigore: "La squadra fece un girone di andata stra­tosferico, poi ci attardammo in campionato e puntammo sulla Coppa Italia – ha aggiunto Rossi -. Prendemmo gol nel momento in cui si stava facendo meglio, fu un gol estempora­neo. Nel secondo tempo giocammo bene, ma non segnammo. Sapevo che prima di tutto dovevo responsabilizzare al massimo Dabo. Veniva da qualche problemino fisico. Dopo cinque minuti del secondo tempo mi chiese il cambio, poi giocò i supplementari e si trovò a battere il rigore decisivo. Non guardai nessun tiro dal dischetto, a quel punto pensi di aver portato la squadra ad un certo livello e speri che tutto vada bene…".

Nonostante qualche ruggine con il presidente Lotito, Delio Rossi è molto legato alla panchina biancoceleste: "E’ chiaro che mi manca, sono stati 4 an­ni molto intensi – ha detto -. Allenare la Lazio non è una cosa banale, soprattutto perché alleni in una piazza come Roma. Non è semplice. Non mi sono mai annoiato, questo è sicuro. E nessun anno è stato uguale all’altro. Tutto il mondo Lazio è particolare".(goal.com)

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Ott 08 2009

Delio Rossi ricorda l’amico Gianni Elsner: Gianni mi voleva bene…

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Tanti cori, "mille bandiere", molte sciarpe e un fiume di gente. Volti normali, delle persone comuni, ascoltatori silenziosi che per anni hanno scelto la voce di Gianni Elsner per levare il sipario delle loro giornate. Chiesa degli Artisti, Piazza del Popolo. Oggi pomeriggio a dare l’ultimo saluto ad un amico e non solo giornalista o conduttore radiofonico, fra la folla, mimetizzato e silente c’era anche un provato Delio Rossi, che raggiunto dalle telecamere de Lalaziosiamonoi.it ha voluto ricordare a modo suo l’amico Gianni. "Io Gianni non l’avevo conosciuto da molto e ricordo che per scommessa mi disse che tutti gli allenatori che sono andati ospiti da lui poi hanno vinto. Sono andato e da lì siamo diventati amici. Le altre volte mi ha invitato perchè gli faceva piacere avere ospite la persona Delio Rossi, (il mister piange si commuove, ndr). Era un discorso che andava al di la del mondo del calcio e quindi mi sembrava giusto e doveroso essere qui per salutarlo un ultima volta. Era una persona che mi ha voluto bene". L’ex tecnico biancoceleste poi si emoziona e sorride quando ricorda un anneddoto che conserva con sè della sua breve amicizia con Elsner, "Ricordo che ultimamente non veniva spesso in trasferta, ma voleva tornare, stava cercando l’appuntamento giusto per tornare. Allora scelse Cagliari perchè aveva adottato una pecora di un pastore sardo a distanza e allora scelse di andare a vedere la Lazio dopo essere andato trovare la sua pecora. Era la prima di campionato e noi vincemmo 4-1. Questo era Gianni Elsner, un uomo che sapeva abbinare la Lazio al sociale e a tutto il resto. Io tutto questo l’ho trovato singolare".(lalaziosiamonoi)

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Lug 25 2009

Da Rossi a Ballardini: Romagnoli, testardi, con filosofie diverse

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Ora più pallone e dialogo
Da Rossi a Ballardini. Da un allena­tore che ha segnato uno dei ci­cli tecnici più lunghi della sto­ria biancoceleste ad un altro che spera di fare altrettanto. Ma che cosa è cambiato davve­ro per il mondo biancoceleste? A prima vista poco. Sono roma­gnoli che antepongono i fatti al­le parole, entrambi con la cultu­ra maniacale del lavoro. Ma poi cominciano le diversità.

Quella maggiore riguarda il tipo di allenamento fatto svolgere alla truppa. I cari­chi di lavoro sono molto diversi (apparentemente più leggeri) rispetto a quelli imposti da De­lio Rossi.

È vero anche, peral­tro, che l’appuntamento dell’8 agosto a Pechino ha consigliato una preparazione più morbida in modo da arrivare alla sfida di Supercoppa con le gambe non troppo pesanti.

Anche Delio Rossi nell’estate in cui alle viste c’era il preliminare di Cham­pions allentò un po’ la presa. Ep­pure la diversa filosofia di lavo­ro è comunque notevole. Con Rossi le «gite fuori porta» (cor­se nei boschi e quant’altro) era­no all’ordine del giorno, con Ballardini sono molto meno fre­quenti.

Si lavora quasi sempre sul campo e molto spesso col pallone. «Così ci si diverte di più e non è detto che si fatichi di meno», osservava qualche giorno fa Stefano Mauri.

Da un allievo di Zeman (Rossi) ad un discepolo di Sac­chi (Ballardini) si pensava ad una sostanziale continuità nei metodi di lavoro. E invece è arri­vata la prima sorpresa. La se­conda chiama in causa lo staff tecnico.

Rispetto all’«accentra­tore » Rossi, Ballardini ama de­legare moltissimo ai suoi assi­stenti. Il vice Carlo Regno è pra­ticamente un allenatore aggiun­to. Più in generale si ha l’impres­sione che quello guidato da Bal­lardini sia un vero e proprio gruppo di lavoro in cui ognuno ha la sua fetta importante di competenza.

Non c’è, insom­ma, un tecnico con i suoi assi­stenti che vivono più o meno nell’ombra (accadeva con Ros­si, ma più in generale accade con quasi tutti i tecnici di serie A). Ballardini sembra piuttosto un «primus inter pares», cui spetta l’ultima parola, ma le cui decisioni sono sempre matura­te tenendo conto del lavoro de­gli altri uomini dello staff.

«Ballardini parla po­co, ma i suoi messaggi sono sempre molto chiari», diceva qualche giorno fa Simone Inza­ghi. Il tecnico ravennate ha avu­to un colloquio diretto con ognuno dei giocatori all’inizio del ritiro precampionato. E a questi incontri personalizzati ne ha fatti seguire altri ad Au­ronzo.

Quello della mancanza di dialogo era diventato uno dei maggiori motivi di attrito tra lo spogliatoio e Delio Rossi. Facile intuire, dunque, quanto questa novità sia stata accolta con favore dal gruppo.(oizal-lazionet-gazzetta)

 

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Giu 15 2009

La figlia di rossi lavorerà con la Lazio

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Greta: Il mio futuro è il marketing
La famiglia Rossi, nella Lazio, ora è Greta, se­condogenita di Delio. Destini che si chiudo­no, porte che si aprono. Lui è andato via, lei no. Mediterraneità prorompente, sangue ro­magnolo- pugliese, bellezza che le dona pure in simpatia.
Non fa parte della razza ve­line o barbiegirl, ha cervello e idee. Manda avanti il curri­culum prestigioso, non il co­gnome famoso. Il calcio lo vi­ve da figlia-tifosa, il marke­ting è la sua passione. 24 an­ni a novembre, niente divi­smo da modella, modello di studentessa a scuola. Laure­anda del corso di specialisti­ca in Marketing Management alla Bocconi. E’ nella Lazio da febbraio, il suo colloquio con Lotito ha avuto effetto.
Ha fatto uno stage e ha parte­cipato al Business Meeting (terminato ieri al Forte Villa­ge). Greta alla panchina preferisce la scriva­nia. Figlia di mister, futuro da manager.

Greta racconta papà Delio. Curiosità: ma quanto è scaramantico?
«Molto! Dal giaccone che tiene sino a mag­gio alla camicia che quest’anno non ha volu­to cambiare. Ha mantenuto la stessa dell’an­no scorso, le altre gli portavano male».

Dopo una sconfitta, che faccia fa?
«E’ assente. Vorrebbe parlare di tutt’altro, ma poi parla della partita. Se si vince, tutti a cena fuori. L’adrenalina non lo fa dormire».

E se vince il derby, si tuffa nel Fontano­ne…
«Nacque tutto per un patto con Suor Pao­la. Lei disse a mio padre che in caso di vitto­ria sulla Roma si sarebbe tuffata. Papà ri­spose "anche io". E’ un uomo di mare, l’ac­qua non lo spaventa».

La storia con la Lazio è finita.
«Mai come quest’anno è stata una decisio­ne ponderata. La fine del rapporto è stata na­turale. Noi abbiamo intuito la sua decisione già prima della finale di Coppa Italia, questo a sensazione».

Papà Delio chi è?
«E’ ipergeloso! Da piccoli ci faceva giocare, ora vorreb­be parlarci, ma è un po’ "or­so"
(risata, ndi) ».

E quando ci sono da comu­nicare gli esiti di un esame…
«Ho preso 29, lui fa la bat­tutina "ma non si poteva prendere 30? Però…"».

E’ vero che sua madre fa da "consigliere" del mister?
«A lei piace il calcio quasi più di lui! Dopo le partite la chiama subito. Mamma è più psicologa, papà ovviamente più tattico. Ma poi decide pa­pà ».

Le pesa, nel lavoro, essere la figlia di Rossi?
«Un po’, ma ho cercato di emergere al di là del cognome che porto. Ho imparato tante cose nella Lazio».

Greta e un breve passato a miss Italia, eli­minata ad un passo da Salsomaggiore.
«Quasi un gioco, non volevo partecipare. Mamma sapeva, papà ne venne a conoscen­za dai giornalisti. Non lo rifarei, troppa riso­nanza mediatica».

Papà che disse?
«"Perché non mi avete detto niente?". "Perché bisogna sfilare in costume su una passerella?"».

Qual è il vero sogno di Greta Rossi?
«Continuare nel marketing, la mia strada».(corrieredellosport)

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Giu 10 2009

Rossi non se la sente di andare in B

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"All’estero preferisco l’Italia"
"Non ho mai parlato con Cairo. Ci siamo sentiti con i suoi collaboratori e gli ho dimostrato qualche titubanza, ma non per la piazza perchè Torino mi intriga parecchio, ma per il fatto che in questo momento non me la sento di ricominciare da una categoria inferiore". Sarà difficile vedere Delio Rossi sulla panchina granata, così come appare arduo un accordo con un club estero. A dirlo è lo stesso ex tecnico laziale: "E’ un’ipotesi che non ho mai preso in considerazione. Mi piace l’Italia e vorrei restarci, anche se mi rendo conto che esiste questa possibilità in un mondo globale. Quale nazione gradirei? Sono in controtendenza con gli altri che preferiscono l’Inghilterra: mi piacciono i posti caldi perchè sono amante del mare. Sono grato per gli attestati di stima che giungono dai tifosi, sia da Salerno che da Roma sponda Lazio. Sono cose che fanno piacere perchè un allenatore deve lasciare un segno al di la del gioco espresso e dei risultati ottenuti. Prima ancora di essere professionisti, siamo degli uomini. Pensavo di poter rimanere alla Lazio, anche se un pò tardi mi sono reso conto di non essere al centro del progetto. E’ chiaro che certe situazioni sono passate, gli allenatori in serie A si sono quasi tutti accasati. Sarà una scelta mia se ricominciare da qualche parte o aspettare, anche se è una situazione non facile da vivere".(tuttomercatoweb)

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Giu 09 2009

Lettera a Delio Rossi

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Caro Delio,
" è finita così senza un vero perché", come cantava nell’estate di fuoco 1965 Michele nella canzone Ti senti sola stasera….e oggi che hai rotto ogni indugio e hai fatto il passo, tutti noi laziali ci sentiamo veramente un po’ più soli: e non potrebbe essere altrimenti perché quattro anni sono lunghi e vissuti alla Lazio, sono ancora più lunghi.

Certo è che i tuoi anni alla guida della Prima squadra della Capitale non sono stati anni facili, con tutto quello che è successo, ma è anche vero che in questo periodo a tratti travolgente a tratti avvilente, una delle poche certezze su cui puntare o ripartire, sei sempre stato tu.

Caro Delio, con la storia del tuo contratto in scadenza, abbiamo rivisto un film già visto, di cui si sapeva già all’inizio il finale, perciò adesso che come un signore ci hai lasciati, ti diciamo grazie, anche se in passato ti abbiamo criticato o mandato a quel paese con tutta la rabbia in corpo, per una formazione sbagliata e soprattutto per una partita persa.

Resti comunque un signore, un grande signore, che ha rappresentato più di tutti in questi anni, la lazialità in campo e fuori: mai salottiero, mai fuori le righe, mai arrogante. L’opposto di certa gente che affolla l’altra sponda del Tevere

152 panchine, 60 vittorie, 49 pareggi 47 sconfitte, che certo potevano essere di meno se qualche giocatore non ti avesse tradito…la realtà in ogni caso è che ti sei conquistato un posto nella storia di questa società, con la conquista della Coppa Italia ma anche nella geografia, avendo portato la Lazio a giocare in Cina per un altro titolo…

Di te Delio, resteranno le tre stupende vittorie al derby con risultati roboanti e imbarazzanti per i peperones, il record delle otto vittorie esterne del 2006-2007 che ha eguagliato quello della Lazio zeppa di campioni targata Eriksson, il tuffo nel Fontanone che li ha mandati al manicomio e soprattutto le lacrime del 13 maggio, in quella calda e incredibile notte di Coppa, lacrime che ci hanno rivelato non uno Special one, ma un uomo come noi, coi suoi pregi e i suoi difetti, una gran brava persona a cui diciamo grazie per tutti quello che ha fatto.

Ciao Delio, e buona fortuna da We love Lazio – Francesco Troncarelli

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Giu 09 2009

Il Mondo Lazio Saluta Mister Rossi

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Un coro unanime
"Lazio attenta, l’addio di delio è un errore". Zoff: "Bilancio positivo per Rossi". Pulici: "Lotito gli ha mancato di rispetto, non si fa così". Suor Paola: "In cuor mio spero che non trovi subito una panchina, per rientrare qui presto".

Le lacrime non sono scese sul volto dell’allenatore romagnolo, ma non è stato così per moltio tifosi della Lazio. Non è stato un addio qualsiasi quello di ieri. Se ne va uno dei cinque allenatori vincenti sulla pancina biancoceleste.

ZOFF
"Ho conosciuto di persona Rossi durante una premiazione e mi fece una grande impressione. La Lazio perde un’ottima persona oltre che un allenatore preparato. Il bilancio dei quattro anni è comunque positivo, l’unico neo è forse il campionato di quest’anno, in cui la squadra poteva fare meglio. Quattro anni in Italia sono un’era. la classe dirigente del calcio è troppo volubile, nei pensieri e nei comportamenti. E’ fatale che in un gruppo di lavoro dopo quattro anni ci siano delle frizioni: Rossi ha pagato questo".

PULICI
"Sono inviperito, profondamente amareggiato. Lotito può fare tutte le scelte che vuole, ma in un rapporto umano non può mai mancare il rispetto e Delio rossi non è stato rispettato. Il Presidente aveva deciso di non confermarlo già da tempo, avrebbe potuto dirglielo prima. L’attesa ha fatto perdere a Rossi molte opportunità di lavoro. Ha delio, da amico, consiglio di non rimanere fermo, perchè in un mondo come il calcio, perdere un anno sarebbe una scelta sbagliata. Nella Lazio Delio era rimasto solo, senza una figura societaria che lo proteggesse".

SUOR PAOLA
"L’immagine che mi porterò sempre dentro di Delio, è quel tuffo nel Fontanone dopo il derby vinto 3 a 0 (10 dicembre 2006). La settimana prima a cena mi disse: "Se vinciamo ci andiamo a tuffare". Non pensavo che lo avrebbe fatto ed invece è successo; questa la dimostrazione del suo essere uomo d’onore che mantiene le promesse. Spero con la Lazio non sarà un addio, ma un arrivederci. In cuor mio spero che non trovi subito una panchina, per rientrare qui presto, nel caso in cui la Lazio dovesse trovarsi in difficoltà".(gazzettadellosport)

 

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Giu 08 2009

Video: La conferenza Stampa di Rossi

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Ecco la conferenza stampa di addio di Mister Delio

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Giu 08 2009

Rossi in conferenza: Ciao Lazio…

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«Saluto la Lazio dopo quattro anni»
«Per me è difficile comunicare che ho interrotto il rapporto con la Lazio dopo quattro anni. E’ una scelta non facile, ma una scelta ponderata perché nell’ultimo periodo mi sono reso conto di non essere al centro del progetto tattico della Lazio. La mia decisione è maturata molto tempo fa, ma non è stato possibile fare una conferenza prima. Sono arrivato in punta di piedi e me ne vado in punta di piedi, e ci tenevo a farlo a Formello che ho sentito come la mia casa». Delio Rossi annuncia in conferenza stampa l’addio alla Lazio dopo quattro anni sulla panchina biancoceleste. Alla conferenza è presente solo Rossi e non, come previsto inizialmente, anche il presidente Claudio Lotito.

«TANTI RICORDI BELLI» – «Nell’ultimo incontro ho annunciato al presidente che me ne sarei andato -spiega Rossi-, mentre nel penultimo avevo provato a forzare la mano, ma ho capito che non rientravo nel progetto. Ci tengo a ringraziare tutti, dai magazzinieri ai giocatori. Credo di aver lavorato bene in questi anni, valorizzando i giocatori. Ogni anno è stato come ripartire, perché sono cambiati tanti giocatori. Me ne vado con tanti bei ricordi, l’ultimo la Coppa Italia ma soprattutto uno stadio con 70.000 persone in festa. Dispiace non giocare la Supercoppa».

FUTURO DA DECIDERE – Ancora nessuna indicazione sul futuro: «Non so cosa farò adesso, non ho un’altra squadra. A differenza di altri, la categoria non mi interessa, a me piace allenare e potrei farlo anche con i ragazzi. Per ora, ripeto, non so cosa farò». «Il Torino? – aggiunge- Ripeto, non è la categoria. L’importante è quello che voglio fare io. Adesso chiudo un ciclo e poi penserò a cosa fare».

(corrieredellosport.it)

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Giu 08 2009

Di Canio spinge Rossi verso il Toro

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"Tanto lavoro e pochi fronzoli"
Paolo Di Canio, il Torino cambia allenatore e pensa fortemente a Delio Rossi che Cairo dovrebbe incontrare oggi o domani. E’ una scelta azzeccata?
«Sono stato un anno con lui alla Lazio e ho conosciuto un grande lavoratore. Un uomo senza fronzoli, che quando accetta un progetto si spende totalmente per la causa. Quindi non so come finirà, ma suggerirei a Cairo di cercare un accordo».

Al Toro ci sarebbe parecchio da fare. Quindi Cairo stavolta azzeccherebbe la persona giusta?
«Ho seguito le vicende granata, errori ne sono stati commessi parecchi negli ultimi anni, la retrocessione è l’ultimo atto di una catena di eventi negativi. Rossi può invertire la tendenza e aprire un ciclo. Ma Cairo si deve fidare dandogli la possibilità di scegliere i giocatori più adatti al progetto. Se il presidente pensa di decidere scavalcando Rossi nelle scelte, è meglio che scelga un’altra persona».

Come giocano le squadre di Rossi è sotto gli occhi di tutti. Ma è anche un allenatore duttile?
«Quando arrivò alla Lazio facevamo il 4-4-2, quest’anno per favorire Zarate ha cucito addosso all’argentino un modulo diverso. Essendo una persona esperta e intelligente sa adattarsi. E’ zemaniano di formazione, ma a differenza del suo maestro non ha problemi a cambiare strada».

Oltre che allenatore, è anche un motivatore?
«Un grande motivatore. Cura la preparazione del gruppo curando la parte fisica e molto quella psicologica».

E’ vero che chi non lo segue fa poca strada?
«Essendo maniaco del lavoro pretende che i giocatori facciano altrettanto. E’ molto attento anche al singolo. Se capisce che un giocatore ha bisogno di essere aiutato, si spende, si ferma sul campo per svolgere un lavoro individuale. Lui fa il possibile per fare in modo che tutti abbiano lo stesso trattamento, ma poi non perdona se qualcuno lo delude. Con lui chi non dimostra impegno ogni giorno fa poca strada. Ne ho visti di giocatori finiti in tribuna».

Tornare in B dopo tante stagioni importanti sarebbe un problema insuperabile?
«Come ho detto, a Delio interessa che ci sia un progetto convincente. La categoria non è assolutamente importante. Se c’è la possibilità di aprire un ciclo, è pronto. E sono sicuro che Torino lo attiri. Non ci sono più panchine di prestigio libere in A. Meglio una stagione di buon livello in B rilanciando il Toro, che un campionato di retroguardia lottando per la salvezza».

Camolese non poteva essere il tecnico della ricostruzione?
«Secondo me è troppo radicato nel mondo granata. La svolta deve essere completa e con un allenatore che parte da zero, che non ha amici, che viene da fuori, la possibilità di riuscita è maggiore».

Sarà difficile la convivenza con Cairo?
«Sono sicuramente due personaggi in antitesi. A Cairo piace apparire, Rossi vive fra campo e famiglia e rifiuta la ribalta. Il presidente dovrebbe mettersi meno in primo piano, delegando di più ai suoi collaboratori. Più fatti, meno parole e anche lui può diventare un vincente. Lasci mano libera a Rossi e sarà ripagato».

Rossi troverà Bianchi che non volle confermare alla Lazio al termine della stagione 2007-2008. Significa che chiederà la cessione del centravanti?
«I problemi di Bianchi mi pare fossero con Lotito. Se Rossi non l’avesse voluto non l’avrebbe fatto prendere dal Manchester City. E poi ci sono situazioni diverse. Un conto è la Lazio, un altro il Torino. Si resetta il passato e si ricomincia».

Santo subito o ha un difetto?
«Non so se sia un difetto essere stakanovista e deciso a imbarcare soltanto chi condivide il suo calcio. Lo decideranno al Toro».(lastampa)

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Giu 06 2009

Rossi-Lazio, è Addio…

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Dopo 45′ di confronto…
Ora l’addio è praticamente ufficiale. Dopo 45 minuti di colloquio un Rossi, visibilmente scuro in volto, esce da Villa San Sebastiano a bordo della sua macchina. Il tecnico di Rimini si rifiuta di rilasciare dichiarazioni. Il motivo? Lunedì terrà una conferenza stampa in cui saluterà la Lazio e tutti i suoi tifosi.

cittaceleste

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Giu 06 2009

E’ arrivato il giorno del Giudizio…E’ iniziato l’incontro Lotito-Rossi

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Sarà Addio ???
E’ iniziato il confronto tanto atteso fra Delio Rossi e Claudio Lotito. Il presidente biancoceleste è arrivato a Villa San Sebastiano alle 13:30 con la sua scorta al seguito. Esattamente cinque minuti più tardi l’arrivo del tecnico di Rimini. Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni all’entrata. E’ probabile che la discussione vada per le lunghe, anche perché ci saranno molti punti, dichiarazioni dette e non, che andranno chiariti. Quasi certo che l’epilogo sia comunque un addio.

cittaceleste

Ore 13.30: Arriva il presidente della Lazio Claudio Lotito.

Ore 13.35: Arriva anche Delio Rossi.

Ore 13:46: Dopo Rossi e Lotito, è il momento di Igli Tare.

Ore 13:54: E’ arrivato anche il Capo Ufficio Stampa Stefano De Martino.

 

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Giu 05 2009

Niente incontro Lotito-Rossi

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Salta l’incontro previsto per questa sera tra Lotito e Rossi non ci sarà, per impegni del presidente. Forse ci sarà domani.

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Giu 04 2009

Lotito: Domani incontro Rossi, non vendo Pandev

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"Agirò per il bene della Lazio"
"Ogni giorno ha i propri affanni. Rossi – che ha un contratto in scadenza al 30 giugno – lo incontrerò domani e vedremo cosa ne scaturirà". Claudio Lotito afferma di essere sorpreso dalle dichiarazioni attribuite a Delio Rossi di volersene andare dalla Lazio.

"Posso anche immaginare che l’attesa e forse le richieste di qualche altro club – aggiunge il presidente biancoceleste – lo abbiano indotto a rompere gli indugi e quindi ad assumere quel tipo di posizione. Ora la società è consapevole che deve fare una scelta e si assume tutte le responsabilità. Lo farò io nell’interesse del club".

Qualcuno ha fatto il nome di Walter Zenga come possibile sostituto di Rossi. "Io non ho parlato con nessun allenatore e non lo farò fintanto che non si dovesse chiudere la partita con Rossi. Il tecnico ha fatto delle istanze, la Lazio ha riflettuto sulle possibilità di realizzarle e ritengo quindi che, alla luce di quello che scaturirà dal colloquio definitivo, la Lazio intraprenderà, se ce ne sarà bisogno, tutte le iniziative opportune".

"Si tratta ovviamente di richieste di mercato – precisa Lotito – ma anche organizzative. Io non ci ho parlato e mi è sembrato strano comunque che abbia dichiarato alla stampa le sue decisioni senza informarmi". Lotito non ha apparentemente dubbi neanche sulla possibilità di trattenere Zarate e Pandev. "Mi avete mai visto preoccupato per Zarate? – risponde – La società ha messo in atto tutte le azioni tecnico-giuridiche che poteva mettere in campo. Vedremo di qui a breve se avranno un epilogo positivo".

E infine: "Parola di Claudio Lotito, ad oggi nessuna squadra mi ha chiesto Pandev. Il giocatore non è in vendita, dopodichè se io non riuscissi a convincere il giocatore a rimanere alla Lazio perchè vuole avere altre esperienze allora mi atterrei al senso di quel famoso film ‘Proposta indecente’…".(ansa)

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Giu 04 2009

Lotito-Rossi domani l’incontro

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Forse c’è ancora uno spiraglio
Questione allenatore, tutto rimandato. Il D-Day sarà domani. In queste ore il presidente Claudio Lotito ha abbandonato la riunione di Lega, e si sta dirigendo di nuovo verso casa, senza omettere però un passaggio obbligato a Villa San Sebastiano, per consultare le ultime pratiche di mercato finite sul tavolo del presidente. Acquisti e cessioni, per una giornata tuttavia possono attendere perché nei pensieri del presidente per ora c’è la grana allenatore da risolvere. La notizia del giorno però sembra essere un’altra. Lalaziosiamonoi.it infatti ha acceso i suoi riflettori nelle segrete stanze del quartier generale laziale e da alcune indiscrezioni raccolte sembra non essere poi scontato l’addio di Delio Rossi. Domani infatti ci sarà il fatidico incontro fra il presidente e il tecnico. Il momento del confronto è arrivato e il patron biancoceleste vuole chiarire la questione del botta e risposta via etere e vagliare la reale disponibilità del tecnico ad allenare ancora la Lazio. ‘Il bene della Lazio innanzitutto’. Queste sono state più volte le parole di Rossi e questo è il chiodo fisso di Claudio Lotito. Giù la maschera, dunque, e se le pretese del tecnico piovute sulla scrivania del presidente quindici giorni fa, si ammorbidiranno, potrebbe aprirsi uno spiraglio per il rinnovo di Rossi, viceversa da domani si penserà al futuro. Oggi comunque quel che è certo è che non c’è stato alcun incontro con Zenga. Lotito ha dato al sua parola a Delio Rossi e la manterrà. Ormai è questione di ore.(lalaziosiamonoi)

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Giu 03 2009

Sondaggio: Chi vorresti per il dopo Rossi ?

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Chi vorresti vedere seduto in panchina la prossima stagione ? dando ormai per scontato l’addio a Delio Rossi.

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Giu 03 2009

Lotito: Non voglio diktat da Rossi, è un dipendente

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"I tempi li decido io…"
Il presidente Claudio Lotito è intervenuto sulle frequenze di Radio Radio per commentare ancora le dichiarazioni di Rossi rilasciate a ‘Stadionews’: Stasera non c’era nessun appuntamento in agenda. Ne avevamo fissato uno fra giovedì sera o venerdì mattina e lo avevamo fatto davanti a tantissima gente. I tempi li detta la società sulla base delle riflessioni che deve fare affinché i problemi vengano risolti. La scelta va ponderata perché gli impegni poi devono essere mantenuti. Allo stesso modo non credo che la Lazio si debba paralizzare sulla questione allenatore. Se mi vengono posti dei diktat, non va bene. Io posso dire che sino a oggi non mi sono mai visto con nessun altro allenatore nonostante sui giornali sia uscito di tutto. Se qualcuno vuole giocare, lo faccia pure. A me non interessa, io vado per la mia strada. Il mio obiettivo è quello di fare l’interesse della Lazio". Il patròn biancoceleste è sembrato piuttosto spiazzato dalle parole del tecnico: "Non posso essere deluso di una cosa che non conosco. Se lui ha deciso, è suo diritto farlo. Evidentemente, ha fatto la scelta che lui riteneva più giusta. Non c’è nessuna conflittualità fra noi due, né alcuna situazione pregressa. Qui non c’è stato nessun esonero. Se lo avessi voluto fare, lo avrei fatto prima. Siamo rimasti che ci dovevamo vedere, se poi lui ha deciso di andare, faccia pure. Un mio dipendente non decide i tempi, quelli li decido io che sono il presidente. Io ho preso un impegno di dare una risposta a una situazione articolata presentatami da Rossi. Nel momento in cui sposo una causa, la seguo sino alla morte, ma devo essere in grado di soddisfare tutte le istanze. Non prendo impegni prima di sapere se riesco a mantenerli. Io sto lavorando su tanti fronti, ad esempio su quello Zarate, e non posso pensare solo a Rossi. Gli ho detto ‘ci vediamo giovedì, anche a mezzanotte. Se lui ha un’impellenza legata ad una situazione precisa, a qualcuno che gli ha detto o vieni oggi o mai più, quello è un problema suo. Io devo fare delle valutazioni ed ho i miei tempi. Lui non mi ha comunicato nulla, ha comunicato a una radio che mi avrebbe comunicato. Se lui ha fatto la scelta mi può chiamare e si risolve tutto. Io ho anche provato a chiamarlo".

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